Il piacere ineffabile di mangiare da soli in viaggio

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Sono una giornalista e critica gastronomica, dunque mi capita spesso di cenare da sola al ristorante. A volte mi imbatto per caso in un locale che sembra interessante e mi fermo a chiedere se c'è un tavolo libero. Altre volte devo necessariamente provare un ristorante e non riesco a convincere nessuno a venire con me, oppure il mio accompagnatore dà forfait all'ultimo momento. Potendo scegliere, mangiare in compagnia mi piace di più, perché credo che gran parte del piacere del cibo risieda proprio nell'esperienza condivisa. Detto questo, prendersi un'ora per apprezzare da soli un buon pasto può rivelarsi un'esperienza meravigliosa.

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Il cibo dà senso al viaggio

Quando sono chiamata a recensire un ristorante, rigorosamente in incognito, applico una regola generale: ordino due antipasti, due portate principali, due dolci, più un cocktail (se sono una specialità della casa) e il vino. In questo modo do al ristorante l’opportunità di mostrare i propri punti di forza senza costringerlo a puntare tutto su un solo piatto per ogni categoria. Quindi, anche se sono da sola, finisco per ordinare cibo a sufficienza per due persone, il che – oltre a essere imbarazzante – rischia di smascherarmi, specialmente nella mia città natale, Dublino, dove i ristoranti spesso espongono alle pareti le foto dei recensori più autorevoli.


Cenare da soli in un ristorante di lusso può essere un’autentica meraviglia ed è particolarmente auspicabile di fronte a un menu degustazione con vini abbinati che richiede concentrazione per essere apprezzato in tutte le sue sfumature. I ristoranti di alto livello sono abituati ad accogliere clienti che mangiano da soli, spesso viaggiatori per ragioni di lavoro, e sanno come metterli a loro agio.


Oltre a me che lo faccio quasi sempre per mestiere, molte viaggiatrici amano mangiare fuori da sole, anche se talvolta devono fare i conti con una leggera ansia. Tre di loro mi hanno raccontato le proprie esperienze.

Il Tacos del Valle, un ristorante nel quartiere di Roma Norte a Città del Messico. © Paola Vivas / Lonely Planet
Il Tacos del Valle, un ristorante nel quartiere di Roma Norte a Città del Messico. © Paola Vivas / Lonely Planet

I vantaggi di mangiare da soli

Martha de Lacey è una cuoca che vive a Margate con il compagno e il loro bambino piccolo. Prima di trasferirsi sulla costa del Kent, abitava a East London e organizzava cene private e corsi di cucina a casa sua. Era anche un’intrepida viaggiatrice solitaria. Per Martha, il piacere del viaggio sta soprattutto in quello che si mangia, dai kebab di Istanbul ai tacos di Puerto Escondido agli indimenticabili panini della Puglia. Mangiare da sola in viaggio non la turba affatto.


«Ho iniziato a mangiare da sola quando lavoravo come giornalista a Londra» dice Martha. «Mi occupavo di critica cinematografica e musicale e passavo molto tempo in giro per film e concerti, senza nessuno che mi accompagnasse. Ci ho fatto l’abitudine e a un certo punto mi sono accorta che quegli spazi tutti per me erano diventati necessari, tanto da indurmi, per esempio, ad aggiungere qualche giorno da sola in coda ai viaggi organizzati con gli amici».

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Colazione sull’acqua alle Maldive. © Tashiya de Mel / Lonely Planet
Colazione sull’acqua alle Maldive. © Tashiya de Mel / Lonely Planet

«Così mi sono appassionata ai viaggi in solitaria e alla tranquillità connaturata a essi. E quando si tratta di cibo, non ho bisogno di compromessi o di condivisione. Sono piuttosto curiosa, per non dire temeraria, sotto questo aspetto, e mi è successo di essere a tavola con amici che non avevano voglia di assaggiare i piatti improbabili che attiravano me, a base di cervella o che so io, tanto che finivo per ordinare qualcosa di diverso».


«Mangiando da sola scelgo quello che mi pare, me lo gusto e tra l’altro bevo anche di meno. In compagnia ho passato molte bellissime serate, ma spesso mi accorgo che alla fine non ricordo cosa ho mangiato perché mi sono concentrata sulla compagnia e sulla conversazione».

Mangiare da soli è più facile in viaggio

Holly Pratt Kelly è un’avvocata di Dublino che viaggia ogni volta che ne ha l’occasione. Anni fa, approfittando di una pausa tra un esame e l’altro durante i suoi studi di legge, è partita per un viaggio in solitaria di tre settimane in Malesia.


«Adoro l’indipendenza del viaggiare da sola, e mangiare per conto mio non mi dà fastidio. A casa, in Irlanda, mi capita di rado, quindi farlo in viaggio è un piacevole diversivo».


«Per scegliere i posti in cui mangiare chiedo consigli alle persone che conosco o cerco spunti sui blog di viaggio. L’unico posto della Malesia in cui mi è accaduto di sentirmi a disagio è stata Kuala Lumpur, il che è strano perché è la capitale e verrebbe da pensare che una donna che viaggia da sola non debba fare una grande impressione. A Penang ho frequentato i mercati di strada dove si ordina dalle bancarelle e il cibo viene servito ai tavoli. C’era una bella atmosfera e era divertente osservare il viavai della gente, anche se avevo sempre il mio Kindle con me».


«Tendo a ordinare troppe cose quando sono da sola: ci sono così tante delizie da assaggiare! A volte, poi, succede che io abbia voglia di mangiare in compagnia: per me è normale uscire a cena con persone incontrate in ostello o sull’autobus».

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Spremuta d’arancia rigorosamente per uno a Sicando, nelle Cicladi. © Danielle Amy / Lonely Planet
Spremuta d’arancia rigorosamente per uno a Sicando, nelle Cicladi. © Danielle Amy / Lonely Planet

Provare le specialità locali con un occhio alla sicurezza

La dottoressa Mairead Ryan lavora presso la School of Clinical Medicine dell’Università di Cambridge. Durante il dottorato di ricerca ha intrapreso un viaggio in solitaria di cinque mesi in Sud America, toccando Argentina, Bolivia, Perú e Colombia.


«Quando ero più giovane avrei trovato l’idea di viaggiare – e soprattutto di mangiare – da sola quasi intimidatoria, ma ora mi sento del tutto a mio agio. Quando un cameriere capisce che sei da sola, si sforza di fare conversazione, il che è una premura carina. Se invece notano che hai con te un libro o il telefono, nessuno ti disturba: è un segnale che vuoi essere lasciata in pace».


«Non ho una particolare passione per il cibo, e in Sud America, nei posti più frequentati dai viaggiatori, si trovano falafel e piatti vegani dappertutto: i ristoranti si rivolgono principalmente a turisti occidentali benestanti».


«La gente del posto, naturalmente, mangia in tutt’altro modo e io cerco di imitarla, anche se adoro il falafel. Già che ti sei spinto in un paese lontano, dico io, perché non dovresti fare lo sforzo di assaggiare qualcosa di diverso da quello che puoi mangiare tutti i giorni a casa tua?»


«In Sud America, la prima domanda che di solito ti fanno è: "Sei single?". Credo che la percezione generale sia che una donna viaggi da sola perché vuoi incontrare qualcuno, e le viaggiatrici locali sono piuttosto rare. Se ti allontani dai luoghi più turistici, la gente vuole sapere perché sei lì. Sono curiosi di conoscerti e vogliono darti consigli. L’ho notato in particolare in Colombia e in Argentina».

Una specialità della cucina libanese.  © Christina Nwabugo / Lonely Planet
Una specialità della cucina libanese. © Christina Nwabugo / Lonely Planet
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«Un aspetto legato alla sicurezza che le viaggiatrici solitarie non dovrebbero mai trascurare è il rientro dal ristorante dopo cena. In Argentina, ad esempio, la maggior parte delle persone non si siede a tavola prima delle 22:30, il che significa rientrare al proprio alloggio molto tardi. Chiedo sempre suggerimenti sui ristoranti alla gente del posto e non presso le strutture in cui alloggio, dato che il personale di hotel e ostelli è solitamente incentivato a consigliare determinati locali».


«Metto sempre in valigia un bel vestito, così ogni tanto posso indossarlo e concedermi una cena in un ristorante elegante. Questi posti, in cui si mangia bene e si spende tendenzialmente meno che in Inghilterra, sono i miei preferiti».


«Insomma, la prossima volta che siete in viaggio, perché non provate a prenotare un tavolo per uno? Potreste scoprire che cenare da soli non è niente male».

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