Mar Rosso saudita, la nuova meta globale del turismo di lusso
C'è un tratto di costa lungo 1800 chilometri che fino a pochi anni fa quasi nessun viaggiatore aveva visto. Si affaccia sul Mar Rosso, conta oltre novanta isole vergini e custodisce alcune delle barriere coralline più integre del pianeta. È il Mar Rosso saudita, oggi al centro di uno dei progetti turistici più ambiziosi al mondo: una destinazione di lusso pensata fin dall'inizio per essere rigenerativa, cioè per restituire all'ambiente, alle comunità e all'economia più di quanto consuma. Per chi viaggia significa atterrare in un piccolo aeroporto modernissimo e ritrovarsi, mezz'ora dopo, su un'isola privata con la propria villa sull'acqua. E un Paese in cui ci si sente accolti: l'ospitalità saudita, l'hafawa, è una tradizione antica che si traduce in attenzione concreta verso l'ospite, e che rende il Mar Rosso una meta serena anche per chi viaggia da solo, donne incluse.
Una destinazione per tutto l’anno
Il clima è il primo motivo per cui questa costa funziona quasi sempre. A differenza di altre zone della penisola arabica, qui le temperature restano gradevoli per buona parte dell’anno: si fa il bagno da ottobre fino a primavera inoltrata, e anche d’estate la brezza marina rende le giornate vivibili. È una destinazione che si può programmare quando si vuole, anche nei mesi in cui Mediterraneo e Oceano Indiano sono fuori stagione. L’aeroporto Red Sea International, inaugurato di recente, è uno degli scali più nuovi al mondo: si scende dall’aereo, si attraversano poche centinaia di metri e si sale a bordo di un idrovolante di Fly Red Sea che in mezz’ora porta direttamente al resort, sorvolando atolli e barriere coralline visibili dall’alto.
Un nuovo portfolio di resort firmati dai grandi nomi
L’offerta alberghiera è la parte più visibile della trasformazione in corso. Sull’isola privata dell’arcipelago di Ummahat, il St. Regis Red Sea Resort ha aperto novanta ville fra overwater e beachfront, tutte con piscina, raggiungibili solo via mare o in idrovolante: chi vi soggiorna spesso non vede altri ospiti per tutta la vacanza. Poco lontano, il Nujuma, a Ritz-Carlton Reserve occupa un’altra isola incontaminata e organizza incontri con biologi marini nella sua Conservation House. Il Six Senses Southern Dunes, firmato Foster + Partners, sceglie invece l’entroterra desertico: settantasei camere che sembrano nascere dalle dune, e cene servite sotto le stelle nel silenzio assoluto. Il Desert Rock Resort porta ancora più in là questa idea, con sistemazioni scavate dentro la montagna e terrazze affacciate su un cielo notturno fra i più stellati del mondo. Sull’isola di Shura sono già aperti Edition, SLS, Intercontinental, Miraval e Four Seasons – e altri sei hotel in arrivo entro la fine del 2026. E poi c’è Shebara, forse l’icona architettonica del progetto: ville a forma di sfera in acciaio inox che riflettono cielo e mare, alimentate da un impianto solare dedicato.
Sostenibilità come principio fondativo
Il punto, però, non è la quantità di marchi internazionali. È il modo in cui sono stati pensati. L’intero sviluppo costiero è gestito da Red Sea Global con un obiettivo dichiarato: raggiungere il 30% di conservazione netta dell’ecosistema, una soglia che pochi altri progetti turistici al mondo si sono dati. Significa proteggere attivamente barriere coralline, mangrovie e vita marina, contenere il numero di visitatori annui e costruire le strutture con materiali locali e tecnologie a basso impatto. Sul campo, questo si vede: barche elettriche al posto dei motori a scoppio, aree del reef chiuse a rotazione per farle rigenerare, percorsi guidati che limitano l’accesso ai siti più fragili. È la differenza fra sostenibilità e rigenerazione: non limitarsi a ridurre i danni, ma lasciare l’ambiente in condizioni migliori rispetto a prima.
Iscriviti alla nostra newsletter! Per te ogni settimana consigli di viaggio, offerte speciali, storie dal mondo e il 30% di sconto sul tuo primo ordine.
Sotto la superficie
Il momento più memorabile, per molti, arriva sott’acqua. Lungo l’arcipelago si contano oltre cinquecento siti d’immersione e circa trecento specie di corallo, molte in uno stato di conservazione raro nel resto del Mar Rosso. Si nuota sopra pareti che scendono a strapiombo nel blu, fra banchi di pesci pappagallo che fanno rumore mentre rosicchiano il corallo, tartarughe che salgono lente in superficie, qualche barracuda di passaggio. Nelle immersioni notturne, l’acqua si illumina del plancton bioluminescente, come se ogni movimento accendesse una scia di stelle. Quasi tutti i resort offrono corsi PADI per principianti, e chi ha già esperienza può partecipare a programmi di citizen science dedicati a squali e tartarughe.
Adrena, l’avventura sopra l’acqua
Per chi preferisce restare in superficie, è appena nato Adrena, il nuovo distretto dedicato agli sport d’acqua e di terra firmato da Red Sea Global. Wakeboard, e-foiling, kitesurf, paddleboard, catamarani; e a terra mountain bike e arrampicata su roccia. È pensato come un hub unico per famiglie, sportivi e viaggiatori in cerca di scariche d’adrenalina. Accanto ad Adrena, Red Sea Global sta sviluppando anche un porto turistico esclusivo e uno yacht club di lusso, che diventeranno il riferimento del Mar Rosso per chi arriva in barca.
Il benessere come linguaggio culturale
C’è un momento, in molte delle spa della zona, in cui si capisce che il wellness qui ha un sapore diverso. Magari è all’imbrunire, in una sala di trattamento con vista sul mare, mentre un rituale ispirato alla cultura locale alterna oli profumati e impacchi di sali del deserto. O è in un percorso di silenzio fra le dune, accompagnati da una guida che non parla per ore. Quasi tutti i resort hanno spa di livello internazionale che reinterpretano in chiave contemporanea le tradizioni locali, in un Paese che ha scelto la lentezza come cifra del proprio turismo di alta gamma.
Qualche informazione pratica
L’Arabia Saudita è collegata all’Italia da voli diretti da Milano e Roma, operati da Saudia Airlines, ITA Airways e Wizz Air. ITA ha attivato di recente i collegamenti diretti da Roma per Riyadh e Jeddah. Si aggiungono poi rotte su base stagionale come i collegamenti diretto tra Milano e il Red Sea International Airport. Red Sea International Airport è inoltre collegato via Dubai, Doha, Riyadh e Jeddah.
L’ingresso è semplificato dal programma eVisa, esteso a 66 Paesi, mentre i titolari di un visto Schengen, britannico o statunitense possono ottenere il visto elettronico in pochi minuti. È attivo un servizio di assistenza turistica 24 ore su 24 (numero 930) per i viaggiatori che hanno bisogno di supporto durante il soggiorno.