Tlacotalpan, dove una leggenda del fiume torna a vivere

Arrivando a Tlacotalpan, in Messico, la prima cosa che colpisce sono i colori. Case basse dipinte di giallo, azzurro e rosa pastello che riposano in quella che sembra una quiete perfetta. Chi lo direbbe che poco più in là, nelle acque de lento il Río Papaloapan, viva una creatura leggendaria. Un po' pesce, un po' mostro, un po' ombra, un po' guardiana. È la Cornuda, ed è recentemente stata fotografata nelle strade della città.

Abitanti di Tlacotalpan indossano la maschera della Cornuda © Emilio Nasser
Abitanti di Tlacotalpan indossano la maschera della Cornuda © Emilio Nasser
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Tlacotalpan, città coloniale sul Río Papaloapan

Questa piccola città coloniale, a circa 100 chilometri a sud del porto di Veracruz, sembra il set di un racconto di realismo magico, ecco perchè non stupirebbe vedere effettivamente la Cornuda attraversarla in bicicletta. Fondata come porto fluviale e costruita secondo una perfetta pianta a scacchiera, Tlacotalpan è oggi patrimonio mondiale UNESCO grazie al suo straordinario insieme di edifici storici, portici e padiglioni di influenza europea.

Chi viaggia fin qui, solitamente si attarda nelle piazze principali (Parque Hidalgo e Plaza Zaragoza), tra le chiese coloniali come la Parroquia San Cristóbal e nei piccoli musei locali che raccontano la storia culturale della città. Ma oltre alla musica, all’architettura e alla lentezza del fiume, Tlacotalpan custodisce anche un patrimonio meno visibile: le sue leggende. Una di queste parla di una creatura misteriosa chiamata La Cornuda. Il fotografo Emilio Nasser ha deciso di provare a darle una forma nuova, per lo meno attraverso la memoria e la fantasia degli abitanti di Tlacotalpan.

I disegni per re-immaginare la Cornuda © Emilio Nasser
I disegni per re-immaginare la Cornuda © Emilio Nasser

La Cornuda: la leggenda del fiume

Per generazioni gli abitanti di Tlacotalpan hanno raccontato la storia della Cornuda, una creatura che vivrebbe nelle profondità del fiume Papaloapan. Secondo la leggenda, questo essere appariva improvvisamente sotto i moli o vicino alle barche dei pescatori. Aveva corna con cui afferrava le sue prede (animali o esseri umani) trascinandole nelle acque del fiume fino a farle sparire.

Come spesso accade nelle storie popolari, la leggenda aveva anche una funzione educativa: «molte madri usavano questa storia per dire ai bambini di stare lontani dal fiume», racconta il fotografo. «Era un modo per spiegare un pericolo reale attraverso l’immaginazione».

Con il passare del tempo però questo mito ha iniziato lentamente a scomparire. E il progetto fotografico La Cornuda de Tlacotalpan nasce proprio da questa sparizione. Nasser, fotografo argentino che vive oggi a Biel/Bienne, in Svizzera, arriva nella città durante una residenza artistica. All’inizio non ha un progetto preciso.: «quando sono arrivato volevo lavorare con le persone che vivono vicino al fiume, ma non avevo ancora trovato la storia giusta», racconta.

La scoperta arriva quasi per caso, durante una conversazione in un bar del paese. «Ho iniziato a chiedere alle persone se conoscessero qualche leggenda locale. Molti ricordavano il nome della Cornuda, ma quasi nessuno sapeva più raccontare davvero la storia».

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La Cornuda © Emilio Nasser
La Cornuda © Emilio Nasser

La Cornuda 2, il remake

A quel punto il fotografo decide di fare una cosa semplice: chiedere agli abitanti di immaginare la creatura. Bambini, pescatori e residenti vengono invitati a scrivere o disegnare la loro versione della Cornuda. «Chiedevo alle persone: come te la immagini? Che forma ha?», racconta Nasser. «Nessuno l’aveva mai vista davvero, quindi tutto nasceva dall’immaginazione».

I risultati sono un album dei ricordi immaginati. Alcuni disegni mostrano animali simili a pesci giganteschi, altri creature fantastiche con corna e denti. Ogni immagine è diversa. «I bambini facevano dei piccoli capolavori», dice l’artista.

A partire da queste interpretazioni, Nasser decide di riportare la leggenda nel mondo reale e costruisce una grande maschera utilizzando fango e detriti raccolti lungo la riva del fiume, trasformando materiali trovati sul posto in un volto simbolico della creatura. Nel racconto reinventato dall’artista, però, la Cornuda compie anche un gesto inatteso: lascia il fiume. Attraversa la linea invisibile che separa l’acqua dalla terra e entra nella città di Tlacotalpan. In questo remake fotografico la creatura appare tra le strade, le piazze e le case colorate, come se la leggenda fosse tornata a camminare tra gli abitanti.

La maschera diventa il cuore del progetto e gli abitanti vengono invitati a indossarla e a impersonare la Cornuda nelle fotografie. «All’inizio dovevo fermare le persone per strada e spiegare cosa stavo facendo», ricorda Nasser. «Giravo con questa grande maschera sotto il sole e iniziavo a parlare con la gente. Le conversazioni diventavano spesso molto divertenti».

Un’idea di Cornuda © Emilio Nasser
Un’idea di Cornuda © Emilio Nasser
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La memoria come una palude

Il progetto fa parte di una ricerca più ampia dell’artista intitolata La memoria es un pantano (La memoria è una palude), una serie di lavori dedicati a miti e storie locali tramandate oralmente.

«La memoria funziona un po’ come una palude», spiega Nasser. «Le storie affondano, si trasformano e poi riemergono in forme nuove». Nel caso della Cornuda, la leggenda non viene semplicemente documentata. Viene reinventata insieme alla comunità. «Non volevo solo raccontare la storia», dice l’artista. «Volevo darle una seconda possibilità di esistere».

La Cornuda in motocicletta © Emilio Nasser
La Cornuda in motocicletta © Emilio Nasser

Incontrare la Cornuda a Torino

Il progetto La Cornuda de Tlacotalpan sarà ora presentato in Europa. La serie inaugurerà il nuovo spazio K! a Torino, dedicato alla fotografia collaborativa e fondato dal collettivo curatoriale Kublaiklan. La mostra presenterà fotografie e disegni realizzati durante il progetto, intrecciando memoria orale e immaginazione collettiva in una narrazione visiva condivisa. L’esposizione sarà visitabile dal 27 marzo all’8 maggio 2026, con inaugurazione il 27 marzo alla presenza dell’artista.

Un viaggio che parte dalle rive di un fiume messicano e arriva fino in Italia, seguendo il percorso imprevedibile delle storie che rifiutano di scomparire.


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