Singapore. Segni particolari?

Chingay Parade 2015, edizione speciale per i 50 anni di indipendenza di Singapore

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È meta Best in Travel 2015 e noi ci siamo stati con Capital in the World per un racconto in diretta del nostro viaggio su Radio Capital. Singapore compie 50 anni ed esibisce tutti i suoi 'segni particolari'.

Un posto simpatico: Wheeler, 1973

Quando Tony e Maureen Wheeler passarono da Singapore la prima volta - era il viaggio del 1972 da cui nacque la prima Lonely Planet - scrissero, tra le altre cose, che era un posto "simpatico", l'unico tra l'Australia e la Grecia in cui poter bere lacqua del rubinetto. Nonostante il tiepido esordio nelle pagine della nostra prima guida, già allora questa città-stato dinamica e cosmopolita era nota per due motivi: la rigida applicazione dei divieti e la chiara vocazione a stupire il mondo.

Grande meno della metà di Londra, il perimetro complessivo della più piccola delle "tigri asiatiche" misurava 20 km in meno della lunghezza del muro di Berlino negli anni '60. Misurava, perché Singapore cresce guadagnando terra edificabile (ben 120 kmq, finora) recuperandola dal suo già modesto profilo collinare, acquistando isole dalla vicina Indonesia e, qualora non bastasse, costruendo direttamente sul mare, come è stato fatto con lo Stadio polifunzionale The Float @ Marina Bay, indubbiamente uno dei più straordinari al mondo.

Lo straordinario qui è di casa. Nonostante l'incredibile crescita dell'area metropolitana Singapore è, insieme a Rio de Janeiro, l'unica città a nascondere un cuore fatto di foresta pluviale, la Bukit Timah. Accanto a questa si trova l'architettura visionaria dei Gardens by the Bay, i quartieri storici di Little India, Kampong Glam e Chinatown e le tradizioni più profonde che convivono accanto al culto del trendy e della modernità. Un posto simpatico, insomma. Vero?

Sempre in classifica

Gardens by the Bay

Considerando la sua giovane età (compie nel 2015 i suoi primi 50 anni), questa futuristica città-stato compare in un numero sorprendente di classifiche su scala mondiale e molto eterogenee.

The Economist nel 2014 l'ha eletta città più cara al mondo e poco dopo l'ha inserita anche al secondo posto della classifica delle città più sicure. Sempre su scala mondiale, Singapore si piazza come secondo paese per densità abitativa e un altro secondo posto se lo aggiudica con la classifica del reddito pro-capite più alto. Persino il suo aeroporto è stato nominato il World's Best Airport da Skytrack lo scorso anno, mentre Bloomberg ha stabilito che il sistema sanitario di Singapore è il secondo più efficiente su scala globale.

C'è però una classifica che ci piace più di tutte, perché è la nostra e ogni anno mette in evidenza le destinazioni di viaggio più significative e i motivi per cui visitarle: Best in travel. Singapore è al primo posto tra i paesi in cui viaggiare nel 2015. Uno dei motivi è proprio il cinquantesimo anniversario dall'indipendenza, ma ce ne sono molti altri e potete scoprirli leggendo il PDF disponibile in download gratuito.

Street food

Singapore sa essere molto determinata e quando si arriva al menu le cose si fanno ancora più serie. Tanto per dire, Gordon Ramsay, con il suo firmamento di stelle Michelin, ha partecipato a una giocosa sfida sul cibo di strada del posto e nulla ha potuto contro la maestria dei grandi chef delle bancarelle locali.

Chiarito che le strade di Singapore non hanno nulla da invidiare a quelle di Bangkok o Kuala Lumpur, non resta che scegliere da che parte iniziare.
Dopo una buona colazione a base di roti paratha a Little India, per esempio, proseguite con un pranzo a base di hainanese chicken rice, piatto semplice quanto determinante per il buon prosieguo della giornata del singaporeano tipo: ognuno infatti ha la sua ricetta preferita, e di quale sia il migliore si potrebbe discutere come fosse la questione più controversa di Singapore; probabilmente lo è, anche se si dice che a vincere sia quello del Chatterbox, il ristorante al quinto piano del Mandarin Orchard.


Visto che qui mangiare stuzzichini a qualsiasi ora è praticamente lo sport nazionale, non sentitevi a disagio se nel pomeriggio vi venisse voglia di azzannare una crespella ripiena di agnello, uova, cipolle o noccioline: è la Murtabak ed è capace di irretire chiunque. Arriva anche il momento di un dessert e la gastronomia locale sfodera un'arma fatta di colori sgargianti, consistenze extra-terrestri e forme surreali. Parliamo dell'Ice Kacang il cui ingrediente base è il ghiaccio. Non penserete certo a una semplice granita? Ne avete mai vista una grondante di sciroppi colorati, fagioli atzuki, semi di palma o arachidi?

Eleganza coloniale

Prima dell'arrivo di Sir Stamford Raffles sull'isola (siamo nel 1818), a Singapore erano già passati i marinai cinesi, il principe malese a cui si deve il nome di Città del leone (Singapura, appunto), e non si erano fatti attendere nemmeno i portoghesi e gli olandesi. Nonostante tutti gli approdi a questa punta estrema della penisola malese, l'unico ad avere avuto una chiara visione del potenziale dell'isola fu Sir Raffles che, così, ne determinò il destino.

Quella che era una palude infestata dalle tigri divenne un dinamico centro economico. I grandi traffici e la grande dissolutezza furono il segno distintivo dell'epoca coloniale di Singapore. È difficile trovarne le tracce oggi, forse perché lo spirito della Singapore contemporanea nasce nel 1965, 50 anni fa, con la rapida industrializzazione voluta da Lee Kuan Yew per garantire ai singaporeani la prosperità e la sicurezza che oggi gli altri paesi della regione le invidiano.

Se cercate l'atmosfera del tempo di Raffles entrate nel Chijmes, un convento in stile neogotico inglese, e poi raggiungete il Singapore river per una breve crociera con vista sul profilo dei grattacieli e uno sguardo al passato dei quays. Visitate anche il Raffles Hotel, il più suggestivo edificio storico di Singapore e, se ve la sentite di spendere 25 dollari di Singapore, ordinate un (mediocre) Singapore Sling al Long Bar, dove il cocktail fu inventato.

Cultura Peranakan

Singapore per secoli ha accolto uomini in cerca di fortuna e di una vita migliore. E le donne?
Le rigide norme sociali del passato non permettevano che a partire fossero anche loro e la logica conseguenza fu il proliferare di matrimoni che mescolavano l'etnia degli immigrati con quella malese delle donne del posto.

Peranakan è il nome dei discendenti di questi matrimoni tra donne malesi e uomini cinesi o indiani. La cultura Perenakan predominante a Singapore è quella con ascendenza cinese e oggi c'è un orgoglioso recupero delle tradizioni che dal secondo dopoguerra in poi andarono perdute.

I Peranakan seguivano le tradizioni e le festività cinesi, ma per altri aspetti l'influenza femminile ebbe la meglio, nell'abbigliamento, ad esempio, e nella lingua: il baba malay, un malese con variazioni cinesi. Ci sono ristoranti, musei, negozi che possono introdurvi a questa cultura, ma il nostro consiglio è quello di farvi aprire la porta di casa di un Peranakan che non sapeva di esserlo fino all'età adulta: Alvin di The Intan. Dalla passione per la collezione di oggetti che gli restituissero la cultura perduta durante l'infanzia, all'apertura di una casa museo il passo a quanto pare è stato rapido come possono essere rapidi i cambiamenti di questa città.

A casa di Alvin si può prendere un tè, organizzare una cena e perfino un concerto mentre sua madre prepara una perfetta cena peranakan e lui racconta storie come nessun museo potrà mai. Per informazioni sui costi delle visite e per contattare Alvin visitate il suo sito (www.the-intan.com).

Tanja ha viaggiato a Singapore ospite del Singapore Tourist Board (yoursingapore.com). I collaboratori di Lonely Planet non accettano gratuità in cambio di recensioni positive.