Il circuito delle missioni gesuite: un itinerario per scoprire il sud della Bolivia

La foresta secca e i terreni agricoli della Gran Chiquitania custodiscono tesori spettacolari e insoliti: le sette città del Circuito de Las Misiones Jesuíticas. Tra i siti culturali e storici più ricchi della Bolivia, queste remote città missionarie risalenti al XVIII secolo e le loro chiese riccamente decorate sono state dimenticate dal mondo per secoli, il che ha consentito loro di sopravvivere quasi inalterate. Grazie al meticoloso lavoro svolto tra gli anni ’70 e gli anni ’90, sotto la direzione dell’architetto Hans Roth (1934-1999), queste chiese straordinarie sono state riportate al loro antico splendore. L’immenso valore dell’integrazione tra i gesuiti e la cultura dei nativi chiquitano (guaraní) ha portato l’UNESCO a dichiarare la regione Patrimonio dell’Umanità nel 1991.

La missione di Concepción © ADEQUARL   /Shutterstock
La missione di Concepción © ADEQUARL /Shutterstock
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L’itinerario di una settimana

Un giorno a Santa Cruz de la Sierra

Potete volare direttamente a Santa Cruz, città sofisticata e cosmopolita, con un clima da sogno (talvolta umido) e un’atmosfera tropicale. È molto divertente anche solo girare per le vie e farsi prendere dalla cultura camba (di pianura), mangiare nei variegati ristoranti della città e rilassarsi nella piazza centrale, mentre i bambini giocano, le coppie flirtano e i più attempati giocano a scacchi.

Due giorni lungo il Circuito delle Missioni

Viaggiare lungo il circuito delle missioni gesuite è diventato più accessibile grazie alle strade recentemente asfaltate, per cui non perdetevi le magnifiche chiese settecentesche che sono la punta di diamante dei villaggi delle missioni. Restaurate con cura, danno un’idea della loro antica gloria e della complessa storia missionaria nella regione, abitata dal popolo guaraní.

La Missione di San Javier ©Jess Kraft   /Shutterstock
La Missione di San Javier ©Jess Kraft /Shutterstock

Un giorno a Santiago de Chiquitos

Fate una gita a Santiago de Chiquitos, dominata da un mirador (fantastica la vista al tramonto). Da qui partono camminate verso piscine naturali, cascate e pitture rupestri. La posizione collinare regala una tregua dal caldo delle pianure. Tornando verso ovest a Samaipata, potreste pernottare a Santa Cruz per spezzare il viaggio.

Un giorno a Samaipata

La cittadina bohémienne di Samaipata conserva l’aria di un rilassato villaggio di montagna, nonostante sia sempre di più una tappa imperdibile degli itinerari turistici. Ma non sono solo i panorami sulle valli ondulate, il clima piacevole, le sistemazioni dal buon rapporto qualità-prezzo e i ristoranti interessanti a portare i visitatori.

Le vicine rovine di El Fuerte, gli antichi petroglifi e le escursioni in giornata ad Amboró fanno sì che molti si trattengano più di quanto avessero pianificato. Se avete tempo fate una deviazione verso Vallegrande e La Higuera, i luoghi dove Che Guevara trovò la morte.

Un giorno nel Parque Nacional y Área Natural de Manejo Integrado Amboró

Il Parque Nacional y Área Natural de Manejo Integrado Amboró si estende per 4300 kmq in una posizione geografica unica, alla confluenza di tre ecosistemi: le Ande, il bacino amazzonico e il Chaco. Potrete visitare il parco, di solito con escursioni guidate, da Samaipata e osservare specie animali e vegetali degli altopiani e delle pianure: lo schivo orso dagli occhiali, giaguari, tapiri, pecari dal collare e scimmie, oltre a più di 800 specie di uccelli.

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La cittadina di Samaipata  © Gal_Rotem   /Shutterstock
La cittadina di Samaipata © Gal_Rotem /Shutterstock

Le missioni gesuite

Fondate tra il 1691 e il 1760, queste reducciones (insediamenti costruiti attorno a una grande piazza centrale con la chiesa su un lato) non erano semplici luoghi di conversione, ma comunità vive dove i missionari gesuiti e i popoli chiquitano crearono insieme qualcosa di unico.

Le chiese del circuito condividono un linguaggio architettonico inconfondibile, plasmato dai materiali della foresta tropicale e dall’ingegno di chi le costruì. Le gigantesche colonne tortili sono ricavate dal cuchi, il durissimo legno di ferro locale; i tetti sono intrecciati di canne; le pareti di Santa Ana e San Rafael brillano di mica estratta da cave vicine, che aggiunge un bagliore quasi soprannaturale agli stucchi decorativi. Solo San José de Chiquitos rompe la regola, con la sua imponente facciata in pietra, unica nel circuito, che al tramonto si tinge di rosa.

Guardando da vicino gli interni si scopre il cuore sincretico di queste chiese: accanto ai cherubini e ai simboli cristiani compaiono il sole, la luna e fiori della giungla, segni del mondo chiquitano incorporati nella decorazione senza contraddizione.

In ogni cortile una meridiana indicava l’ora delle funzioni, mentre le campane, come le sette di San Miguel, ciascuna con un significato diverso, scandivano la vita della comunità con un codice sonoro preciso. A San Xavier il prete svizzero Martin Schmidt fondò addirittura una scuola di musica e un laboratorio per costruire violini, arpe e clavicembali: alcuni di questi strumenti si trovano ancora lì, esposti nel museo della missione.

Il panorama del Parque Nacional y Área Natural de Manejo Integrado Amboró © Erlantz P.R    /Shutterstock
Il panorama del Parque Nacional y Área Natural de Manejo Integrado Amboró © Erlantz P.R /Shutterstock
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I gesuiti in Bolivia

Nel 1609 i gesuiti fondarono uno stato religioso autonomo in Paraguay, da cui si avventurarono in territori ancora inesplorati dagli europei, creando nuove missioni in Argentina, Brasile e Bolivia. Volendo stabilire una pacifica convivenza con le numerose tribù native che incontravano, i gesuiti fondarono insediamenti chiamati reducciones, diretti da due o tre missionari e da un consiglio di otto rappresentanti dei nativi che monitorava i progressi della comunità. Per un certo periodo gli eserciti dei gesuiti furono i più forti e meglio addestrati del continente. Anche se i nativi erano potenzialmente liberi di scegliere se vivere o meno nelle comunità missionarie, in realtà si trattava dell’unico modo per sfuggire al duro sistema feudale spagnolo o, peggio ancora, alla schiavitù vera e propria.

Intorno alla metà del Settecento, il conflitto politico in corso in Europa sfociò in una lotta di potere tra la chiesa cattolica e i governi di Francia, Spagna e Portogallo. Quando gli spagnoli si resero conto della ricchezza e dell’influenza che i gesuiti avevano acquisto in Sud America, decisero di intervenire. Nel 1767, coinvolte in un turbine politico e religioso, le missioni furono sciolte e re Carlo III firmò l’ordine di espulsione dei gesuiti dal continente, aggravando la condizione degli indigeni. L’assenza dei gesuiti determinò un lento declino delle missioni.

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