Sorrento: cinque storie oltre gli stereotipi

Il mare e il Vesuvio all’orizzonte, i limoni e il limoncello, gli spaghetti e il mandolino, Sophia Loren nelle foto in bianco e nero: sono i cliché (inevitabili?) di una delle destinazioni più iconiche del Mediterraneo. Sorrento, da sempre tra gli angoli d’Italia più amati dai viaggiatori di tutto il mondo, rischia proprio per questo di essere liquidata come prevedibile, ‘già vista’ senza essere mai davvero vista, priva di segreti da rivelare. Niente di più sbagliato. Basta però poco per cambiare prospettiva: scegliere il momento giusto e andare oltre le cartoline ingiallite che fissano un’immagine immobile di una realtà invece dinamica, fatta di luoghi e persone capaci di accompagnarci in un viaggio oltre i luoghi comuni.

Sorrento e la sua costa; © yanta/istockohoto.com
Sorrento e la sua costa; © yanta/istockohoto.com
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Il Vallone dei Mulini, nel cuore di Sorrento; © Angelo Pittro
Il Vallone dei Mulini, nel cuore di Sorrento; © Angelo Pittro

A spasso per Sorrento

Il punto di partenza è Piazza Tasso, cuore pulsante della città. Intitolata a Torquato, il suo cittadino più illustre, è un continuo via vai di persone, voci, motorini. Da qui si allunga Corso Italia, elegante e rumoroso, pieno di negozi e di vita. Ma la vera sorpresa arriva deviando, infilandosi nei vicoli laterali senza una meta precisa. È lì che Sorrento cambia ritmo. Alzando lo sguardo, tutto inizia a raccontare qualcosa: palazzi nobiliari del Settecento, portoni socchiusi, cortili interni che custodiscono dettagli nascosti. Non è una bellezza ostentata, è qualcosa che si scopre piano. Anche la Basilica di Sant’Antonio può ingannare: all’esterno è semplice, quasi austera, ma dentro è tutta un’altra storia. Decorazioni barocche, dipinti secenteschi: un’esplosione inattesa dopo tanta sobrietà.

E poi c’è il Vallone dei Mulini. Inaspettato, nel cuore della città: una spaccatura profonda, nata da un’antica eruzione. Affacciandosi, si scorgono i resti di un vecchio mulino, avvolto da una vegetazione fitta, quasi selvaggia. Un luogo fuori dal tempo, dove sembra che la natura si sia ripresa tutto.  

L’affaccio più scenografico è dalla Villa Comunale: una terrazza sospesa sul Golfo di Napoli, da cui il mare appare immenso, pacifico, invitante. Uno di quei luoghi in cui fermarsi, senza fare nulla, osservando la vita in basso, tra gli stabilimenti balneari colorati aggrappati alla scogliera. Poco più in là, Marina Grande mostra invece il volto più genuino di Sorrento: un borgo di pescatori, con l’antica porta di accesso in tufo e la chiesa di Sant’Anna, patrona che veglia sulla spiaggia e sui ristoranti vivaci affacciati sull’acqua.

Voglia di fare shopping? Avrete l’imbarazzo della scelta. Ma se cercate qualcosa di particolare, fermatevi da Mastu Peppe, storico artigiano, artista del sandalo caprese che con con le mani addomestica cuoio e pelli, mantenendo viva una tradizione che si tramanda da generazioni.

I sandali artigianali di Mastu Peppe; ©️Angelo Pittro
I sandali artigianali di Mastu Peppe; ©️Angelo Pittro
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Il sorprendente Museo Correale, affacciato sul Golfo; ©️Angelo Pittro
Il sorprendente Museo Correale, affacciato sul Golfo; ©️Angelo Pittro

Il Museo Correale, una perla nascosta

Definito ‘il museo di provincia più bello d’Italia’, il Correale occupa l’antica residenza estiva dell’omonima famiglia. Affacciato sul Golfo e circondato da un giardino che culmina in una terrazza a picco sul mare, è uno dei luoghi più sorprendenti di Sorrento.

Le sale raccolgono una delle più importanti collezioni italiane di porcellane europee, accanto a nature morte e paesaggi della Scuola di Posillipo. Ma a colpire sono soprattutto gli arredi e gli oggetti in tarsia lignea, espressione della raffinata tradizione sorrentina: sottili intarsi di legni diversi compongono vedute, motivi ornamentali e scene figurate. Tra Settecento e Ottocento, questi manufatti erano tra i souvenir più ambiti dai viaggiatori del Grand Tour, testimoni di un artigianato che qui raggiunge livelli di eccellenza europea. In un’epoca, la nostra, in cui il turismo viene spesso descritto come attività negativa, questi capolavori ci ricordano quanto positiva possa la presenza di viaggiatori curiosi, capaci di stimolare la creatività e il genio locale. Ad accrescere ulteriormente l’importanza del Museo Correale è la recente sezione archeologica nei locali seminterrati, allestita all’interno di una cisterna romana del II secolo d.C., riportata alla luce e oggi parte integrante del museo. Completa la visita la ricostruzione virtuale dell’antica Surrentum.

Il Vesuvio visto dal belvedere del Museo Correale; © Angelo Pittro
Il Vesuvio visto dal belvedere del Museo Correale; © Angelo Pittro
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Ospitare, una storia di famiglia

Il borgo di Sant’Agnello dista un quarto d’ora a piedi da Piazza Tasso. Qui c’è una villa di inizio Novecento con uno spettacolare affaccio sul mare, storica dimora della famiglia Lauro, la stessa che ha dato i natali al celebre Achille. Gli anni passano, la casa diventa l’Hotel Mediterraneo, ma la proprietà resta alla stessa famiglia: oggi è la terza generazione a guidarne l’evoluzione, anno dopo anno, fino a trasformarlo in un cinque stelle raffinato e discreto. Sessanta camere dove spiccano ceramiche vietresi, pietra naturale e arredi realizzati da artigiani locali. L’albergo è dotato di accesso diretto al mare, spa e ampia piscina, con un giardino che accoglie il rilassato Aqua Pool Lounge, uno spazio in cui concedersi piatti semplici che esaltano i prodotti locali e, al piano terra, l’Oltremare Lounge Bar, arredato con gusto retrò.

Tuttavia, che siate ospiti dell’hotel o semplici viaggiatori cosmopoliti alla ricerca di un cocktail o una cena ‘informalmente sofisticata’, fate rotta verso il cielo. All’ultimo piano dell’hotel c’è il Vista Sky Bar & Dining, fresco di restyling, che fu il primo rooftop della zona e oggi ambisce a diventare una nuova icona sorrentina. Con un solo sguardo si abbracciano il Vesuvio, il mare, la scogliera e magari il sole che tramonta su Ischia. Cliché da Gran Tour?  Tutt’altro: design, arredi, illuminazione e la frequente presenza di dj (e clienti) internazionali creano un’atmosfera contemporanea e trasmettono l’energia di una metropoli.

L'ingresso dell'Hotel Mediterraneo; ©️Angelo Pittro
L’ingresso dell’Hotel Mediterraneo; ©️Angelo Pittro
Tramonto sul mare dallo Sky Bar & Dining dell'Hotel Mediterraneo; © Angelo Pittro
Tramonto sul mare dallo Sky Bar & Dining dell’Hotel Mediterraneo; © Angelo Pittro
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Regina Giovanna: tra bagni e degustazioni

Dirigetevi verso Punta Capo, a circa tre chilometri dal centro di Sorrento. Veniteci a piedi, con scarpe comode per godervi la piacevolezza del paesaggio ed evitare problemi di parcheggio. Sul sentiero che conduce a questa piscina naturale, tanto amata dalla regina Giovanna D’Angiò, proverete la deliziosa sensazione di trovarvi immersi nella natura più profonda del mediterraneo, dove il silenzio e gli odori della macchia prendono il sopravvento. E poi c’è la storia, ancora una volta. La raccontano i resti di una villa romana del I sec. a. C. (Villa del Capo di Sorrento), attribuita erroneamente a Pollio Felice. Allora come oggi, la villa viveva in equilibrio tra mare e campagna: dal mare arrivavano pesci, crostacei e molluschi, dalla terra frutta, olio e il vino di Sorrento, ancora oggi prodotto dalla Cantina De Angelis tra vigne e agrumeti che si estendono nella tenuta del Relais Regina Giovanna. È qui che vale la pena concedersi una degustazione che è prima di tutto un’esperienza nel paesaggio: si cammina tra orti biologici, limoneti e ulivi secolari, si visitano le suggestive cisterne romane e si conclude il percorso all’ombra del pergolato, assaggiando sei vini della Penisola Sorrentina accompagnati dai prodotti della campagna.

Il panorama che si ammira dal Relais Regina Giovanna; © Angelo Pittro
Il panorama che si ammira dal Relais Regina Giovanna; © Angelo Pittro

Andar per ristoranti

Nel centro di Sorrento, Il Buco è molto più di uno storico ristorante stellato: è la casa di Peppe Aversa, chef e proprietario che dal nulla, in quasi trent’anni di attività, ha creato un punto di riferimento in città dove gli ospiti apprezzano un giusto mix di memoria e sperimentazione. Qui la tradizione locale dialoga con suggestioni internazionali, tra piatti che tornano e nuove creazioni. La visione è molto semplice: cercare l’eccellenza restando profondamente legati al territorio. Il locale, che sfoggia arredi dai colori vivaci, si sviluppa tra ampie e curate volte in pietra e si estende su uno splendido cortile con tavoli all’aperto.

Una golosissima novità è invece la Terrazza Mediterraneo Bistrot, in località Sant’Agnello. Tavoli disposti sapientemente su una piazzetta che, come la tolda di una nave, si affaccia sul Golfo, un menù che abbraccia i piatti della tradizione italiana e prodotti rigorosamente made in Italy, anche quando negli spaghetti con pesto di limoni sorrentini si affaccia il caviale: arriva da Brescia. Se invece volete gustare autentica cucina della regione, basta attraversare la strada e salire al quinto piano dell’Hotel Mediterraneo dove il Vesuvio Panoramic Restaurant propone piatti di cucina campana contemporanea. Un ambiente raccolto, con dettagli curati e il vulcano che si ammira attraverso le ampie finestre affacciate sul mare, nelle opere dell’artista Gennaro Regina e che poi si richiama in alcuni dei piatti realizzati in lava. La tavola è un tripudio di ricette rivisitate che uniscono terra e mare. Un consiglio spassionato: provate la versione rivisitata degli gnocchi alla sorrentina (che, a modesto parere di chi scrive, valgono il viaggio), il dentice ‘in fiore’ e, arrivati al dessert, non lasciatevi sfuggire il ‘Vietri’, un omaggio al limone di Sorrento e alle maioliche della Costiera.

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Un piatto di pesce al Terrazza Mediterraneo Bistrot; © Angelo Pittro
Un piatto di pesce al Terrazza Mediterraneo Bistrot; © Angelo Pittro

Angelo è stato ospite dell’Hotel Mediterraneo.

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