UlisseFest, tre giorni dentro Genova

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C'è un cortile, dentro Palazzo Lomellino, dove l'acqua di una fontana dietro il ninfeo secentesco non si è mai fermata: nemmeno mentre Erika Fatland, a pochi metri, raccontava le rotte dei portoghesi, nemmeno mentre Iaia Forte accompagnava il pubblico lungo La strada che va in città di Natalia Ginzburg. Si ascoltavano insieme, la fontana e le parole, e quel rumore di fondo è uno dei ricordi memorabili della nona edizione di UlisseFest, la Festa del Viaggio di Lonely Planet, arrivato quest'anno per la prima volta a Genova. Il tema scelto per l'edizione 2026, ‘Elogio della fuga’, ripreso dal pensiero del filosofo Henri Laborit, non ha parlato di allontanarsi, ma di cambiare sguardo: ed è più o meno quello che è successo, per tre giorni, a chi ha attraversato la città. Come quel rumore, sono rimasti dentro chi al festival c'era - per lavorarci, per assistervi - tanti altri suoni, tanti altri angoli, tante altre luci.

La corte di Palazzo Lomellino, in via Garibaldi; © Solarisys/Shutterstock
La corte di Palazzo Lomellino, in via Garibaldi; © Solarisys/Shutterstock
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Bill de Blasio e Silvia Salis, nella splendida cornice della Sala del Maggior Consiglio, a Palazzo Ducale
Bill de Blasio e Silvia Salis, nella splendida cornice della Sala del Maggior Consiglio, a Palazzo Ducale

Un mondo diverso a ogni rampa di scale, un viaggio continuo tra i palazzi e il porto

A Palazzo Ducale, salendo lo scalone che per secoli ha portato i dogi della Repubblica alle logge del piano nobile, nella Sala del Maggior Consiglio abbiamo assistito all’incontro tra la sindaca Silvia Salis e l’ex sindaco di New York Bill de Blasio; la sera dello stesso venerdì, abbiamo sognato Buenos Aires seguendo i movimenti dei tangueros e le note di Piazzolla liberate dal pianoforte di Gloria Campaner. Lungo via Garibaldi, le porte dei palazzi dei Rolli - di solito socchiuse solo per i turisti con l’audioguida - sono state spalancate, e il pubblico si è accomodato tra un affresco e l’altro, tante volte in piedi perché le sedie finivano. Scendendo una rampa o attraversando la strada, muovendosi nel centro storico o raggiungendo il porto, in una stessa giornata siamo passati dal giornalismo di guerra di Cecilia Sala alla scienza di Stefano Mancuso, dal racconto di Fabio Genovesi su casa e radici al dialogo tra Tony Wheeler, fondatore di Lonely Planet, e Chiara Francini, tra chi ha inventato un modo di guardare il mondo e chi lo racconta oggi.

Julian Marley in concerto ai Giardini Luzzati; © Selene Daniele
Julian Marley in concerto ai Giardini Luzzati; © Selene Daniele
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Dal tramonto all’alba

Ai concerti di Julian Marley, Francesco Gabbani e i Negramaro, capaci di riempire piazze intere, si sono affiancate le albe sull’Isola delle Chiatte: la voce di Micah P. Hinson e la kora di Seckou Keita hanno accompagnato un pubblico più ristretto in un intimissimo ingresso nel nuovo giorno, dentro un silenzio quasi sacro rotto solo dalla musica, mentre il cielo sopra il porto cambiava colore. Nel mezzo, di notte, dj set come quello indimenticabile di Kruder & Dorfmeister hanno tenuto la pista piena fino a un’ora in cui Genova, di solito, si prepara a dormire.

Il concerto dei Negramaro all'Arena del Mare; © Selene Daniele
Il concerto dei Negramaro all’Arena del Mare; © Selene Daniele
Il pubblico caldo dei Giardini Luzzati; © Selene Daniele
Il pubblico caldo dei Giardini Luzzati; © Selene Daniele
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Genova chiama, e il pubblico risponde

C’è un ingrediente che nessun comunicato stampa misura, ma che chi ha vissuto questi tre giorni ha percepito chiaramente: i genovesi, dalla fama di schivi, hanno aperto la città con un calore che ha sorpreso anche chi la conosceva già. Un pubblico intenso che ha portato le presenze a 20.000 complessive; un dato che si affianca ai milioni di persone raggiunte online, anche se è nelle piazze e nei palazzi che si è vista la misura reale di questa risposta.

Genova, del resto, non cerca di rendersi più facile di quanto sia. Nel suo centro storico, tra i più estesi d’Europa, la ricchezza dei palazzi convive con una quotidianità che può essere aspra, la luce del porto con l’ombra dei caruggi. È una città che si mostra senza filtri, e forse anche per questo ha offerto al festival un contesto così naturale.

Tra le case del centro storico di Genova; © Xantana/iStockphoto/Getty Images
Tra le case del centro storico di Genova; © Xantana/iStockphoto/Getty Images

Arrivederci al prossimo anno!

Non ci si riprende in fretta da tre giorni così densi: restano addosso i vicoli, il mare che si apre in fondo a una calata, il continuo passaggio tra mondi che altrove resterebbero separati. Tra i Rolli e il porto, abitanti con storie molto diverse, attività popolari e residenze aristocratiche, fragilità contemporanee e un patrimonio urbano fuori scala condividono ancora le stesse strade, gli stessi portoni, a volte gli stessi edifici. Anche le botteghe storiche, di cui Genova conserva una concentrazione eccezionale, non sono semplici quinte, ma parti vive della città. È questa compresenza a renderla inebriante e, a tratti, disarmante, sottraendola a ogni immagine ordinata e rassicurante.

Lonely Planet l’aveva già indicata, l’anno scorso, tra le destinazioni del mondo da non perdere: UlisseFest ne ha confermato la vocazione, rendendo l’’elogio della fuga’ una descrizione della città più che un titolo. E Genova pare voler festeggiare, nel 2027, il decimo compleanno del festival.

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Genova e il suo porto; © pawel.gaul/iStockphoto/Getty Images
Genova e il suo porto; © pawel.gaul/iStockphoto/Getty Images
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