Aeroporti, darsene e rotatorie: i cinque spazi pubblici che stanno cambiando l'Europa
Per anni, chi arrivava a Vicenza da nord vedeva una pista di atterraggio abbandonata e una recinzione. L'aeroporto Dal Molin era stato chiuso al traffico civile e una parte dell'area era stata assimilata alla base militare statunitense, mentre il resto restava lì, sessantacinque ettari di asfalto e cemento a ridosso della città. Oggi quella superficie si chiama Parco della Pace, e il 15 ottobre si saprà se ha vinto il più importante riconoscimento europeo dedicato allo spazio pubblico. È l'unico progetto italiano tra i cinque finalisti dell'European Prize for Urban Public Space 2026, annunciati il 9 settembre dal Centre de Cultura Contemporània de Barcelona. Gli altri quattro si trovano ad Anversa, Barcellona, Matosinhos e Logroño, e hanno tutti una cosa in comune: erano spazi pensati per le automobili, per le merci o per gli aerei, e sono stati riqualificati mettendo al centro le persone.
Cos’è l’European Prize for Urban Public Space
Il premio nasce nel 2000 al CCCB di Barcellona, dall’idea che lo spazio pubblico sia ciò che distingue le città europee, al di là delle differenze tra un paese e l’altro. È un riconoscimento biennale e onorifico, dove non c’è denaro in palio, ma si premiano interventi di creazione, trasformazione e recupero degli spazi collettivi.
Quest’anno il premio compie venticinque anni e arriva alla dodicesima edizione. Nel corso della sua storia ha raccolto 2.800 proposte da 43 paesi membri del Consiglio d’Europa, il che ne fa anche un archivio di come sono cambiate le priorità urbane del continente. L’edizione 2026 ha registrato il record di partecipazione: 381 candidature da 38 paesi, valutate con la collaborazione di una rete di dieci istituzioni di architettura e urbanistica e di cinquanta esperti.
Parco della Pace, Vicenza
Il progetto è firmato da Martí Franch Batllori di EMF, dallo Studio Franco Zagari, da ITS Engineering Company e da PAN Associati, ed è stato completato nel 2025.
La sfida era trasformare un’infrastruttura dismessa accanto a una base militare in una parte nuova della città, e la risposta è passata prima di tutto dall’acqua. Sono stati movimentati oltre 240.000 metri cubi di terra per rimodellare il terreno e ricavare una rete di canali, laghi e zone umide. Il sistema funziona come un bacino di ritenzione da 100.000 metri cubi, contiene il rischio di allagamenti e nel farlo genera ecosistemi che prima non esistevano.
Sopra questa struttura idraulica sono stati piantati 12,5 ettari di bosco ripariale e introdotte 62.000 piante acquatiche, in una combinazione di riforestazione pianificata e crescita spontanea della vegetazione locale. Gli edifici dell’ex aeroporto, hangar compresi, sono stati recuperati per attività culturali, ricreative ed educative. A collegare il tutto ci sono otto chilometri di percorsi. Per farsi un’idea delle proporzioni: il parco è grande all’incirca quanto l’intero centro storico di Vicenza.
Zuidpark, Anversa
Nell’Ottocento questa era la zona delle darsene commerciali, i Gedempte Zuiderdokken. Dopo gli anni Sessanta i bacini vennero interrati e la superficie divenne una spianata asfaltata usata come parcheggio: una zona morta che accumulava calore e impediva all’acqua di essere assorbita, con tutto il carico che ne derivava per le fognature.
Il progetto di Tractebel, atelier adr e Georges Descombes, aperto nel 2024, ha usato il disegno delle vecchie darsene per organizzare il parco in ambiti diversi. Al centro c’è un grande prato con un giardino d’acqua lineare, angoli tranquilli, attrezzature sportive e tre piazze che cuciono il parco ai musei e ai caffè del quartiere.
La pavimentazione impermeabile è stata rimossa e sostituita da alberi e vegetazione, in un sistema che oggi raccoglie e gestisce tutta l’acqua piovana del distretto. Le pietre delle vecchie banchine sono state riutilizzate, così che il luogo continui a raccontare da dove viene.
Plaça de les Glòries, Barcellona
Ildefons Cerdà l’aveva immaginata come il grande incrocio metropolitano di Barcellona., ma per decenni è stata invece un nodo di infrastrutture stradali e spazi di risulta, una piazza senza identità e senza vita di quartiere, nonostante la posizione strategica. La svolta arriva con il Compromís per Glòries del 2007, l’impegno civico che porta al progetto Canòpia Urbana, completato nel 2025 da AgenceTER, Ana Coello Paisatge i Arquitectura e Meta Engineering – Quadranteka. Il traffico è stato portato sottoterra, liberando così quattordici ettari in superficie.
L’architettura del parco lavora su tre strati sovrapposti. Sotto, un suolo fertile che rende possibile la rinaturalizzazione; in mezzo, una superficie continua e accessibile che ricollega i quartieri a livello pedonale e sopra, una parte densamente alberata che funziona da connettore biologico. A tenere insieme il sistema ci sono nodi verticali di attività, con aree per il tempo libero, accessi alla metropolitana e giardini della pioggia, e nodi di biodiversità: piccoli rifugi riparati che arricchiscono l’ecosistema urbano.
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Il corridoio verde del Leça, Matosinhos
Quarantotto chilometri lungo un fiume, attraverso quattro comuni, per ventidue ettari complessivi di spazio pubblico lineare. Il progetto di Laura Roldão, completato nel 2024, è il più esteso dei cinque e interviene su un ambiente parecchio degradato, dove industrie, strade principali, campi coltivati e zone residenziali si mescolavano senza ordine.
La bonifica è avvenuta trattando acqua e suolo con le piante, attraverso la fitodepurazione, e ricostruendo le rive con vegetazione locale per prevenire gli smottamenti durante le piene. Poi c’è la mobilità: un percorso largo quattro metri per pedoni e ciclisti, più nuove passerelle, che ha trasformato il fiume in una scorciatoia comoda tra i paesi della zona e i trasporti pubblici.
Il dato più interessante riguarda l’uso. Dal lunedì al venerdì il corridoio è frequentato da chi va al lavoro o esce per una pausa, nel fine settimana diventa luogo di sport, passeggiate e picnic familiari. Ospita attività scolastiche, visite guidate e iniziative di volontariato per piantare alberi e pulire il fiume.
I bagni sulla rotatoria di Logroño
In questo caso si tratta di un progetto temporaneo, che non è più visitabile. Leopold Banchini ha approfittato di un festival di architettura effimera per trasformare la fontana al centro di una rotatoria in bagni pubblici temporanei. Duecentocinque metri quadrati in tutto, l’intervento più piccolo tra i finalisti, montato con listelli e pannelli di legno riutilizzabili e pareti alte a garantire privacy in mezzo al traffico.
Dentro c’erano spogliatoi, bagni di vapore e zone di acqua fredda, ricavate usando la fontana stessa. L’installazione è durata pochi giorni, poi è stata smontata. La giuria l’ha selezionata proprio perché ha dimostrato che con un’architettura semplice e interamente rimovibile si può cambiare il modo in cui una città guarda ai propri luoghi dimenticati, e perché in caso di ondate di calore un dispositivo del genere funziona come rifugio climatico. Se passate da Logroño non troverete nulla, ma vale la pena sapere cosa c’è stato.
Quali di questi si possono visitare
Il Parco della Pace a Vicenza si raggiunge a piedi o in bicicletta dal centro. Zuidpark si trova nel quartiere Zuid di Anversa, a poca distanza dai musei della zona. Plaça de les Glòries è servita dalla metropolitana e sta a est del centro di Barcellona, nella direzione della Torre Glòries. Il corridoio del Leça si imbocca in più punti lungo i quarantotto chilometri, e la parte più comoda per chi arriva da Porto è quella verso la foce, a Matosinhos.
I bagni di Logroño esistono soltanto nella documentazione del premio.
Quando si saprà il vincitore
Il 14 ottobre 2026, al CCCB di Barcellona, i cinque team finalisti presentano il proprio lavoro alla giuria in una sessione aperta al pubblico. Il verdetto arriva il giorno successivo, il 15 ottobre, durante la cerimonia ufficiale nella stessa sede.