Astypalea: miele, vino e pirati sull'isola a farfalla del Dodecaneso
Lascio Atene con il sole che si tuffa nella scia della nave, puntando verso est. Ad Astypalea arrivo di notte, con le due ali che le danno la suggestiva forma di farfalla e che appaiono all'improvviso tutt'intorno. Ci si ritrova stretti nell'unico taxi dell'isola con qualche sconosciuto, inerpicandosi tra i villaggi ancora addormentati e le strade illuminate dalla luna.
L’arrivo in hotel si affaccia su un’alba che senza fretta ridisegna il profilo delle isole intorno, mentre le luci del castello iniziano a spegnersi. È così che ci conosciamo: prima al buio, tutto d’un fiato, e solo dopo, lentamente, lasciando spazio a contorni e colori.
Lo dicono tutti, dal 15 giugno a fine agosto l’isola è un’altra cosa. E intendono che arrivano i turisti, aprono i locali, la notte si sta fuori fino a tardi. "Se vieni a giugno sono tutti più gentili", scherza Vlassis Lapatas, che sa tutto dell’isola, accennando alla stanchezza di fine stagione. Scherza, ma racconta anche il modo di essere di un’isola che per tutto l’anno è fatta di vento e terra sbattuta, di mare tutt’intorno. Io sono qui a giugno, ed è vero che tutti sono gentili, l’acqua è una festa di azzurri e il sole è forte abbastanza da fartela cercare.
La geografia dell’isola sembra fatta apposta per farti sentire subito a casa, con le strade che si stringono nell’istmo dove si toccano le due ali di farfalla. A ovest si trova il vecchio porto di Pera Gialos, con le agenzie per affittare auto e motorini, ma anche le auto elettriche, che si possono prenotare direttamente con AstyMOVE, l’app del programma di mobilità elettrica dell’isola, che punta a rendere Astypalea a impatto climatico zero entro il 2027: niente chiavi, si arriva e si sale. Poi c’è la Chora, con i suoi mulini allineati per le foto al tramonto e il Castello: è qui che si danno appuntamento gli abitanti d’inverno e i turisti d’estate.
Il castello veneziano di Astypalea e i sette quartieri della Chora
Nella Chora ci si perde volentieri, ma una volta vissuto il brivido del labirinto, vale la pena unirsi a un tour a piedi, per capire come ogni pietra abbia un posto nella storia dell’isola, e come il ruolo del castello veneziano sia cambiato nei secoli: fondato nel 1413 da Giovanni Querini, nel Novecento attraversò anche l’occupazione italiana, dal 1912 al 1943, seguita da quella tedesca fino al 1945. Una buona idea è seguire il tour di Vlassis (Enter to Travel), così da soffermarsi sulla storia, sui personaggi, sul sistema di chiese private che restano purtroppo chiuse, ma anche per avere qualche dritta sulle taverne e gli ouzeri storici.
Il centro storico è diviso in sette quartieri dalle radici antiche. Quando gli abitanti vivevano all’interno delle mura, erano infatti divisi in sette comunità. Una volta esauritasi la minaccia dal mare e usciti dalle mura per stabilirsi fuori dal castello, che era rimasto l’unico insediamento dell’isola fino all’Ottocento, mantennero comunque le proprie differenze di appartenenza. Nel borgo ora si trova un raro complesso di nove chiese riunite: sono private, aprono solo il giorno dell’onomastico del santo a cui sono dedicate, e custodiscono tesori preziosi.
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Maltezana, i pirati e i Bagni di Talara
La parte a est dell’isola, detta anche "Exo Nisi" (Isola Esterna), ha tutto l’anno spazio che avanza e strade che si interrompono. Per prima si incontra Maltezana, borgo che prende il nome dai pirati che qui si stanziarono e le cui storie si ascoltano al meglio durante un giro in kayak nella pacifica baia di Schoinontas, dove un tempo sceglievano di fermarsi per depredare le navi di passaggio tra oriente e occidente.
Certo, ora le battaglie che nel 1827 videro l’ufficiale francese Hippolyte Bisson far esplodere la propria nave pur di non consegnarla ai pirati che l’avevano circondata sono lontane. L’episodio, che gli costò la vita insieme a gran parte dei pirati a bordo, è ricordato ancora oggi da un monumento sulla scogliera, ed è citato perfino da Jules Verne ne L’arcipelago in fiamme. Ora si viene qui per farsi suggestionare dal monumento, per stare in pace e attardarsi nei ristoranti dove ci si potrebbe fermare per sempre, guardando il cibo arrivare dal mare e trasformarsi in magia nella cucina di Almyra, o arrivare dalla terra, dai campi della famiglia di Sxoinos.
Il buon cibo potrebbe anche consolarvi dal fatto di essere venuti qui per ammirare i Bagni di Talara, un antico sito archeologico romano di duemila anni fa, famoso per i suoi rari e preziosi mosaici a pavimento, ma che nel mio caso era chiuso per restauri. In ogni caso verificate, non riesco a immaginare una giornata migliore se non unire la pinsa gambero blu e bottarga fatta in casa di Almyra, questo capolavoro archeologico e il mare di Astypalea.
Vathi, il villaggio con sei abitanti
Approfittiamo poi del lusso della strada, costruita solo negli anni Ottanta, e proseguiamo fino a Vathi, dove tutto si interrompe, tra i suoi sei abitanti fissi e la taverna. Qui l’elettricità è arrivata solo vent’anni fa, ma la presenza umana risale alla civiltà minoica, circa al 3000 a.C. Sulle rocce del posto restano anche incisioni erotiche del V-VI secolo a.C., una rara testimonianza della vita privata nella Grecia classica.
In realtà basta un 4x4 e il cemento sembra superfluo, mentre si procede verso l’interno di Exo Nisi in un paesaggio brullo di ginepri fenici piegati dal vento. Proprio qui, del resto, incontro due dei residenti fissi dell’isola. Entrambi non parlano più del necessario, hanno la pelle di una tonalità bruna di terra e un’espressione sospesa come la pietra liscia, modellata dal vento. Entrambi hanno trovato un angolo, tra le pieghe di queste colline, in cui radicarsi, qualcosa da accudire.
Miele e vino: le due storie di chi vive tutto l’anno ad Astypalea
Vlassis, l’apicoltore (un altro Vlassis, non la guida incontrata in Chora), è il protettore delle api, di cui conosce umori, richieste, coglie turbamenti e anticipa desideri. Da maggio a fine giugno sono i fiori a dettare il ritmo, racconta, e le api producono quasi esclusivamente dal timo, che si raccoglie a fine luglio. Ma la finestra si è ristretta a causa del cambiamento climatico e la scarsità di acqua lascia i fiori poveri di nutrienti, e "un fiore povero è un fiore vuoto", dice Vlassis, indicando in direzione del secco fiume di Livadi.
Giorgos, invece, aveva comprato il terreno per frantumare le rocce e ricavarne materiale da costruzione, ma una volta iniziato il processo ha sentito il bisogno di qualcosa di più silenzioso, di più rispettoso della sua isola. Voleva produrre qualcosa che valesse la pena lasciare ai suoi figli. E quello che mancava, era il vino.
Arrivando da una famiglia di agricoltori di Schoinontas, dove si è sempre fatto il vino da bere in casa, aveva qualche nozione. Poi ha individuato alcuni terreni con un microclima simile a quello di Ikaria e Santorini, ha chiamato altre persone ad aiutarlo e ora vinifica da sette anni. Coltiva Assyrtiko, Mavrotragano e un vitigno noto come Fokiano.
L’acqua è un problema anche per lui: arriva da Maltezana, ma il pozzo che ha scavato, profondo 80 metri, dà acqua salata. "Mi piace tutto il processo, prendermene cura", dice Giorgos. "È come un bambino, e mi dà soddisfazione. Non mi interessa quanto vino fare, ma tenerlo vivo. Penso ai miei figli, e a fare una vigna con una cantina, un posto da visitare."
Entrambi portano avanti questo lavoro con una dedizione e un’umiltà che quasi non rende giustizia alla bontà dei loro prodotti, che fortunatamente si possono assaggiare e acquistare nel negozietto all’inizio di Pera Gialos, per cui prevedete una lunga sosta e bagaglio extra in valigia.
Il mare di Astypalea
Trovo bellissimo che per raggiungere alcune delle spiagge più celebri dell’isola, dove l’acqua regala tonalità imbarazzanti di azzurro, ci si debba attrezzare per affrontare la terra.
Se volete iniziare con quelle più accessibili dirigetevi verso Tzanakia e Agios Konstantinos o, in direzione opposta, fermatevi a Plakes e camminate giù per il sentiero fino a trovarvi soli tra le rocce e il mare.
Quando avete preso confidenza con il vostro fuoristrada, mettetevi in testa di fare una bella gita e dirigetevi verso Agios Ioannis. Innanzitutto taglierete in due la collina, adattando l’occhio a un panorama sempre più ampio, che inizierà ad appoggiarsi sul mare, sugli isolotti di Astypalea, poi sulle isole vicine e infine su tutto l’orizzonte. Una volta raggiunta la chiesa, caricatevi acqua, un libro e poco altro, e scendete verso la spiaggia con una passeggiata di circa mezz’ora. Badate bene a conservare qualche energia per il ritorno, che la salita farà sembrare molto più lungo.
Altre due spiagge da mettere in lista per emozionanti escursioni sono Vatses e Kaminakia, che la gente del posto reputa le migliori. Anche qui la strada richiede un’auto adatta: chiedete a qualcuno lo stato del percorso quando avete intenzione di raggiungerle.
Ci sono poi le spiagge raggiungibili via barca, come quelle sugli isolotti di Koutsomitis e Kounoupes. Diverse barche propongono escursioni, e quel che cambia è il tipo di imbarcazione, il numero di persone a bordo, il tipo di cibo servito. Ma le spiagge in cui ci si sofferma sono il vero tesoro, e purtroppo nessuna pausa sembra sufficiente per annoiarsi della sabbia bianca che a Kounoupes unisce le due metà dell’isolotto, sospesa nel turchese.
La Red Cliff e il sentiero di Agrilidi
Per raggiungere la Red Cliff, solitamente inclusa nelle escursioni, c’è anche un’alternativa alla barca, da percorrere di prima mattina, prima che il sole imperversi facendovi realizzare nel peggior modo possibile quanto poca ombra ci sia ad Astypalea. Si parte da Agrilidi, un villaggio fantasma in cui, tra gli anni Cinquanta e il 1974, si lavorava il calcare manualmente. Nella cava lavoravano circa 400 persone, tra Maltezana e Vathi, e c’erano perfino due scuole. Il sentiero che oggi si percorre è stato riportato in vita da un eccentrico signore, Bardakas Yorgos, che ha impiegato anni ed energie per far rivivere quello che un tempo era il percorso che i figli dei contadini usavano ogni giorno per andare a scuola. "Guardare la baia da qui è come un abbraccio verso il sole", mi urla contro il vento, mostrandomi ogni pietra, ogni pianta, ogni lascito della natura. Un sentiero che ha voluto regalare ai viaggiatori, non ai turisti, per entrare in comunione con la storia dell’isola e con la sua natura estrema e godersi la sorpresa della grotta marina tra le lame rosse della scogliera. Se non volete avventurarvi da soli, cercate Pardalo Katsiki, guidato da Tasos Kontaratos: un gruppo di persone del posto che ogni settimana trova un nuovo modo di celebrare l’isola a piedi.
Quando riparto mi sembra che il vento sia rimasto con me, e mi dice di tornare, in piena estate, per vivere l’atmosfera da vacanza, ma anche in inverno per chiudermi in una taverna con la musica, tra le cinque e le otto di sera, quando si celebra un rito che si chiama posperia: una merenda condivisa con pita, tè di montagna, formaggio locale e paximadi, e la natura fuori che imperversa indisturbata.
Informazioni pratiche
Come arrivare: Ad Astypalea si arriva in traghetto da Atene (Pireo) con Blue Star Ferries.
Dove dormire
- Arhitektoniki Studios & Apartments, a Livadi
- 5 Traditional Suites, a Livadi
Muoversi sull’isola Le auto elettriche si prenotano con AstyMOVE, l’app del programma di mobilità sostenibile dell’isola.
Tour ed esperienze
- Tour a piedi della Chora, escursione in e-bike e uscita in kayak con Enter to Travel, guidati da Vlasis Lapatas
- Escursione in barca agli isolotti di Koutsomitis e Kounoupes con Astypalea Yachting
- Trekking con il gruppo locale Pardalo Katsiki
Dove mangiare
- Salis Kafeneio mezedopoleio, a Pera Gialos
- Agoni Grammi
- Gerani Restaurant, a Livadia
- Almyra, a Maltezana
- Sxoinos, a Maltezana
- Nuts & Seeds All Day, per la colazione
Shopping
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Giulia ha viaggiato con Discover Greece.
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