Il Mosaico del Delta: la nuova miniguida Lonely Planet sul Parco del Delta del Po emiliano-romagnolo
Le pialasse ravennati, spiega la tradizione locale, si comportano come una trappola gentile: con l'alta marea l'acqua entra dai canali, con la bassa defluisce verso il mare, e ogni volta un poco resta. È il principio del "piglia e lascia", ed è anche, in fondo, il ritratto più preciso dell'intero Delta del Po: un territorio che accoglie, trattiene, restituisce, e che proprio in questo scambio continuo ha costruito nei secoli la propria identità. Da qui parte Il Mosaico del Delta – Storia, cultura e natura nel Parco del Delta del Po, la miniguida realizzata da Lonely Planet Italia per Visit Romagna, scaricabile online.
Un glossario al posto di una cartina
Invece di aprire con una mappa o un elenco di tappe, la guida sceglie di partire dalle parole. Acqua, valli, pinete, boschi, civiltà, mosaici, pesca, sale, bonifica, navigazione: dieci voci che tornano di continuo lungo tutto il volume e che funzionano da chiave d’accesso al territorio, prima ancora di mettersi in cammino. È una scelta che dice molto del taglio dato al racconto: il Delta non viene presentato come una sequenza di luoghi da spuntare, ma come un sistema di relazioni fra fiume, mare e presenza umana, ancora oggi in movimento.
Quattro tappe, un unico filo
La guida attraversa il territorio in quattro sezioni. Si parte da Ravenna e il Delta Antico, tra le basiliche patrimonio UNESCO, i mosaici di San Vitale e Sant’Apollinare, il rapporto tra Dante e la città, la Pineta di Classe e le pialasse che la circondano. Segue Comacchio e le valli, un territorio dalla lunghissima storia di popolamento. Gli Etruschi vi fondarono la città portuale di Spina; in seguito i Romani ne sfruttarono la posizione strategica per la navigazione interna e per attività legate alle saline e all’agricoltura. Il Trepponti e la Manifattura dei Marinati raccontano invece una città cresciuta sull’economia della pesca all’anguilla e sulla gestione delle acque, in un ambiente che oggi è anche uno dei più importanti siti di osservazione ornitologica del Delta. La terza tappa, Pomposa, Mesola e Goro, porta dall’abbazia benedettina dove visse Guido d’Arezzo al Castello estense di Mesola, con il suo bosco e i cervi autoctoni, fino alla Sacca di Goro e alla molluschicoltura che oggi la caratterizza. Chiudono Cervia e Argenta, che mettono a confronto due modi opposti di gestire l’acqua nello stesso territorio: la salina cervese, dove l’acqua marina evapora fino a diventare sale, e le casse di espansione argentane, pensate invece per assorbire le piene e allontanare il rischio di allagamento.
I mestieri che hanno costruito il paesaggio
A tenere insieme le quattro sezioni è l’attenzione costante ai lavori dell’acqua: i salinari di Cervia, i vallaroli e gli scariolanti di Argenta, i pescatori di anguille delle valli comacchiesi. La guida racconta questi mestieri non come folklore da esporre in una teca, ma come la vera forza che ha costruito il paesaggio, dai lavorieri che intercettano le anguille in migrazione ai canali scavati a vanga e carriola durante le grandi bonifiche del Novecento. Il volume alterna a questi approfondimenti indicazioni pratiche per muoversi sul campo: itinerari a piedi, in bicicletta o in barca, dall’Argine degli Angeli alla Ciclovia delle Valli, fino alle visite guidate nella Salina Camillone e tra i canneti di Punte Alberete.
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Quando il paesaggio diventa arte
La guida si sofferma anche sui punti in cui il Delta è passato dalla realtà alla pagina o alla parete. Nei mosaici di San Vitale e di Sant’Apollinare in Classe tornano gigli acquatici, aironi e uccelli di palude: motivi che i maestri bizantini avevano a disposizione da secoli, ma che qui, nella città circondata da valli e lagune, prendono qualcosa dal paesaggio intorno. La pineta di Classe ha una storia simile: Dante la cita nel Purgatorio, Boccaccio ci ambienta la novella di Nastagio degli Onesti, e un secolo più tardi Botticelli la dipinge in una serie di tavole che hanno fissato quell’immagine per sempre. A Comacchio è invece Torquato Tasso, nella Gerusalemme Liberata, a paragonare il pesce che risale i canali a chi cerca riparo dalle onde e finisce imprigionato nelle acque tranquille. Sono tre casi diversi, ma raccontano la stessa cosa: prima ancora di diventare meta di viaggio, questo territorio ha fornito per secoli immagini e parole a chi ci ha vissuto o l’ha attraversato.