Veneto, dieci modi per scoprire una regione da record

Il Veneto è una regione da record. Il suo capoluogo è tra le città più note e sorprendenti al mondo, eppure continua a nascondere atmosfere quiete, luoghi appartati e prospettive inattese. Le altre città non ne vengono adombrate: custodiscono capolavori che attraversano duemila anni di storia, dalle rovine romane alle architetture gotiche e rinascimentali. In pianura castelli e ville sembrano quinte teatrali; a nord le Dolomiti si alzano verticali e irripetibili, mentre il mare alterna spiagge affollate, lagune e paesaggi sospesi. Terra operosa, artigiana e industriale, il Veneto conserva ancora scampoli di vita agreste apparentemente immobili. È una regione che lavora molto, ma che conosce bene anche il piacere di fermarsi: davanti a un bicchiere di vino, in un’osteria, intorno a una tavola.

Villa Almerico Capra, nota come La Rotonda, progettata da Palladio nei dintorni di Vicenza; © Murphy1975/Shutterstock
Villa Almerico Capra, nota come La Rotonda, progettata da Palladio nei dintorni di Vicenza; © Murphy1975/Shutterstock
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Le Colline del Prosecco nella zona di Farra di Soligo, con il campanile della chiesa di San Lorenzo sullo sfondo; © StevanZZ/Shutterstock
Le Colline del Prosecco nella zona di Farra di Soligo, con il campanile della chiesa di San Lorenzo sullo sfondo; © StevanZZ/Shutterstock

Un patrimonio materiale e immateriale

Poche regioni italiane concentrano in così poco spazio tanti patrimoni riconosciuti dall’UNESCO. Ci sono Venezia e la sua laguna, ma anche Verona, Vicenza e le ville di Palladio, l’Orto Botanico e i Cicli Affrescati del XIV secolo di Padova, le Dolomiti, le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e altri siti che raccontano epoche e paesaggi diversi. Un viaggio potrebbe seguire questa geografia della bellezza ‘certificata’, ma sarebbe quasi riduttivo. Verona, con la sua eleganza marmorea affacciata sull’Adige, Vicenza, città di Palladio, dell’oro e del baccalà, e le colline ricamate dai vigneti tra Conegliano e Valdobbiadene raccontano sempre qualcosa che va oltre il singolo monumento.

Verona; © Parilov/Shutterstock
Verona; © Parilov/Shutterstock
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Uno spritz a Padova, in Piazza della Frutta; © Christopher Moswitzer/iStockphoto/Getty Images
Uno spritz a Padova, in Piazza della Frutta; © Christopher Moswitzer/iStockphoto/Getty Images

Convivialità

In Veneto bere qualcosa insieme non è semplicemente un aperitivo: è quasi un’istituzione sociale. A Venezia significa andare per bacari, le mescite che prendono nome da Bacco, ordinare un’ombra di vino e accompagnarla con uno o più cicheti, piccole porzioni di cibo, passando da un locale all’altro. A Padova il rito si sposta nelle piazze intorno al Palazzo della Ragione, dove lo spritz convive con spunciotti, altri stuzzichini, e folpetti, polpi bolliti. A Treviso sopravvive la cultura dell’osteria, che prosegue fuori città, tra l’Asolano e le Colline del Prosecco. Ci sono poi varianti locali, come il meso e meso, mezzo e mezzo, di Bassano del Grappa: un aperitivo a base di Rosso Nardini, Rabarbaro Nardini, seltz e scorza di limone. Modi diversi di interpretare la stessa idea: mangiare, bere e stare insieme senza troppe cerimonie.

Veduta aerea di Piazza degli Scacchi a Marostica, in provincia di Vicenza, dove ogni due anni si tiene una partita con personaggi viventi; © IPA/ALAMY
Veduta aerea di Piazza degli Scacchi a Marostica, in provincia di Vicenza, dove ogni due anni si tiene una partita con personaggi viventi; © IPA/ALAMY
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Una regione per bambini

Per i bambini il Veneto può diventare un terreno inesauribile di scoperta. Il versante più evidente è quello dei grandi parchi divertimento del Garda, a partire da Gardaland e Caneva Aquapark in provincia di Verona, ma lontano dalle montagne russe si trovano esperienze diverse. Al Parco Faunistico Cappeller si osservano specie da tutto il mondo; a Bolca si entra nel regno dei fossili, con reperti vecchi decine di milioni di anni. Nella Valbrenta ci si addentra in barca nelle Grotte di Oliero, mentre a Marostica, negli anni pari, la piazza diventa la scacchiera di una partita con personaggi viventi. Un modo per avvicinare storia, geologia e natura attraverso la meraviglia.

Le Cinque Torri, Dolomiti Ampezzane; © aluxum/iStock/Getty Images
Le Cinque Torri, Dolomiti Ampezzane; © aluxum/iStock/Getty Images

Montagne straordinarie

Le Dolomiti venete sono tra gli scenari più spettacolari dell’arco alpino. Cortina d’Ampezzo, Passo Giau, Cadore, Agordino e Valle di Zoldo, tutte in provincia di Belluno, disegnano pareti, vallate e altipiani che cambiano con le stagioni. Ma la montagna veneta non finisce qui. Il Monte Grappa è luogo della memoria e riserva della biosfera; sul Pasubio la Strada delle 52 Gallerie è un percorso di ingegneria militare scavato nella roccia; l’Altopiano di Asiago Sette Comuni offre un paesaggio più aperto, di boschi, prati e grandi spazi. Sul Monte Baldo la montagna precipita idealmente verso il Garda, che dall’alto appare come una lama d’acqua tra i rilievi.

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La Strada delle 52 Gallerie, mulattiera militare scavata nella roccia sul Monte Pasubio durante la Prima Guerra Mondiale; © IPA/ALAMY
La Strada delle 52 Gallerie, mulattiera militare scavata nella roccia sul Monte Pasubio durante la Prima Guerra Mondiale; © IPA/ALAMY

Non solo spiagge

Il mare veneto viene spesso identificato con Jesolo e la sequenza di stabilimenti balneari dell’Alto Adriatico. È parte della sua identità, ma non l’unica. Tra Lido di Venezia e Pellestrina i Murazzi accompagnano chilometri di costa; verso sud il paesaggio diventa più rarefatto, fino all’Oasi di Ca’ Roman, che conserva l’aspetto originario dei litorali lagunari e va preservata con attenzione. Nel Polesine, in provincia di Rovigo, tra Rosolina Mare, Porto Caleri, Porto Levante e Barricata, le spiagge si alternano alle foci e agli ambienti umidi del Delta, assumendo a tratti un carattere quasi onirico. Qui il mare non è soltanto balneazione: è il punto in cui fiumi, laguna e Adriatico si incontrano e ridisegnano continuamente il paesaggio.

Il Delta del Po nel Polesine, a Porto Tolle, in provincia di Rovigo; © ermess/iStockphoto/Getty Images
Il Delta del Po nel Polesine, a Porto Tolle, in provincia di Rovigo; © ermess/iStockphoto/Getty Images
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Venezia, oltre San Marco e Rialto

A Venezia basta uscire di poco dai percorsi più battuti perché la città cambi volto. Non occorre cercare luoghi segreti: spesso è sufficiente rallentare. Palazzo Fortuny permette di entrare nel mondo eclettico di Mariano Fortuny e di attraversare gli ambienti di un grande palazzo veneziano. La città può poi essere osservata dall’acqua, la prospettiva più naturale per comprenderne forme e proporzioni: da una barca nel Bacino di San Marco, oppure imparando i gesti della voga tradizionale, remo alla mano. Venezia continua a sorprendere soprattutto quando si smette di trattarla come una successione di monumenti.

Godersi Venezia dall'acqua; © Rostislav Glinsky/Dreamstime.com
Godersi Venezia dall’acqua; © Rostislav Glinsky/Dreamstime.com
Le mura medievali di Montagnana, in provincia di Padova; © Gito Trevisan/iStockphoto/Getty Images
Le mura medievali di Montagnana, in provincia di Padova; © Gito Trevisan/iStockphoto/Getty Images
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Arte e architettura come paesaggio

In Veneto l’arte non rimane chiusa nei musei: spesso coincide con l’aspetto delle città. Padova è uno degli esempi più impressionanti. I suoi cicli di affreschi trecenteschi, culminanti nella Cappella degli Scrovegni di Giotto, ne hanno fatto una vera urbs picta, una città dipinta. Venezia conserva collezioni che attraversano secoli di storia dell’arte, dall’Accademia al Settecento veneziano, fino alla Peggy Guggenheim e all’arte moderna. Poi c’è Palladio, la cui impronta è difficilmente separabile dal paesaggio: dalle chiese veneziane di San Giorgio Maggiore e del Redentore alle ville disseminate nella campagna. Intorno, come contrappunto medievale, rimangono intatte alcune tra le più spettacolari città murate d’Italia, da Cittadella a Montagnana.

Villa Barbarigo a Valsanzibio, in provincia di Padova; © Luca Lorenzelli/Dreamstime.com
Villa Barbarigo a Valsanzibio, in provincia di Padova; © Luca Lorenzelli/Dreamstime.com

Giardini, labirinti e paesaggi umani

Esiste anche un Veneto di giardini, dove il paesaggio naturale viene ridisegnato dall’intervento umano. Nel Parco del Sojo, sui rilievi vicentini, le sculture contemporanee emergono tra gli alberi e trasformano una passeggiata nel bosco in un percorso tra arte e natura. Sui Colli Euganei, il giardino di Villa Barbarigo a Valsanzibio è una macchina simbolica barocca, fatta di viali, fontane, grotte e di un labirinto che allude al cammino dell’esistenza. A Valeggio sul Mincio il Parco Giardino Sigurtà lavora su scala più ampia, tra prati e fioriture spettacolari, mentre a Verona il raccolto Giardino Giusti conserva l’eleganza geometrica del giardino rinascimentale italiano.

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Malcesine, sul Lago di Garda; © Xbrchx/Dreamstime.com
Malcesine, sul Lago di Garda; © Xbrchx/Dreamstime.com

Luoghi che sembrano usciti da una favola

Alcuni luoghi veneti sembrano esistere per essere ammirati. Borghetto sul Mincio è un fiabesco intreccio di acqua, mulini e case raccolte intorno alle anse del fiume, dominato dal Ponte Visconteo. Malcesine si stringe tra il Lago di Garda e il Monte Baldo, protetta dal profilo merlato del Castello Scaligero. Burano galleggia nella laguna come una macchia di colore, tra barche, cantieri nautici e merletti. Il Santuario della Madonna della Corona produce un’impressione diversa: incastonato nella parete rocciosa sopra la Valle dell’Adige, sembra sospeso nel vuoto. Quattro paesaggi lontanissimi tra loro, accomunati dalla capacità di apparire, almeno per qualche istante, inimmaginabili.

Lavorazione del vetro, Murano; © Gabri90/iStockphoto/Getty Images
Lavorazione del vetro, Murano; © Gabri90/iStockphoto/Getty Images
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Il Veneto dei mestieri

L’identità veneta passa anche attraverso una cultura materiale costruita nei secoli. A Vicenza l’oreficeria è documentata fin dal Medioevo e costituisce ancora uno dei settori più riconoscibili della città. Venezia conserva mestieri divenuti quasi sinonimi della sua immagine: il vetro di Murano, il merletto di Burano e la produzione delle maschere. Ma c’è anche un Veneto della carta e della stampa, erede di una storia editoriale straordinaria: cartolerie e legatorie veneziane, stamperie d’arte vicentine, botteghe di Bassano del Grappa e realtà come la Tipoteca Italiana raccontano un rapporto con il libro e l’immagine che continua nel presente. Tradizioni diverse, accomunate dalla stessa idea del fare: competenza tecnica, pazienza e una certa ostinazione nel trasformare un materiale in qualcosa che abbia anche bellezza.

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