Hin Sam Wan: le tre balene che emergono da una foresta nel nord della Thailandia
“Andiamo a vedere le balene” mi ha detto un giorno un’amica thailandese di Nong Khai. “Certo”, le ho risposto, pur continuando a non capire esattamente cosa intendesse. Siamo nel nord della Thailandia, dove il mare è un ricordo del sud e il Mekong traccia il confine con il Laos. Ma nel mio stare in questi luoghi ho imparato che a volte non c’è nulla da capire, bisogna affidarsi. È così che ho scoperto Hin Sam Wan, “la roccia delle tre balene”, e la sorpresa è stata tanto surreale quanto meravigliosa.
Vicino a Bueng Kan, in quella parte della Thailandia nord-orientale chiamata Isaan, tre grossi blocchi di arenaria emergono prepotentemente dal verde della foresta di un altopiano che sovrasta il fiume Mekong. Viste dell’alto queste rocce, che hanno circa 75 milioni di anni e sono state nel tempo forgiate e levigate dagli agenti atmosferici, sembrano una famiglia di tre balene, dove le due rocce più grandi sono “il padre” e “la madre”, e la più piccina è il loro cucciolo. Hin Sam Wan si trova sull’altopiano boscoso di Phu Sing, all’interno dell’area protetta della riserva forestale nazionale di Dong Dip Kala, Phu Sing e Dong Si Chomphu.
Una foresta rigenerata
Da Bueng Kan si prosegue nel verde delle piantagioni degli alberi della gomma fino a quando la strada, che nel frattempo si è rimpicciolita progressivamente, approda a una sorta di visitor center, con un grande parcheggio e diverse bancarelle dove poter acquistare cibo e acqua. Visitare Phu Sing con i propri mezzi non è possibile per motivi di sicurezza. Le ripide salite, che quando piove si fanno scivolose, necessitano di un pick-up guidato da una persona con esperienza del luogo.
Pagato il biglietto di ingresso e il noleggio del mezzo, iniziamo a salire. La strada si inerpica tra rocce che sembrano illustrazioni di un libro di geologia e piante che raccontano la storia di luogo. Nel 2006 un’imponente opera di rimboschimento ha rigenerato una foresta ormai degradata. Lungo il percorso ci sono diversi cartelli botanici che indicano il tipo di pianta che si sta osservando (sì, i cartelli sono solo in lingua thai, ma ci sono alcune figure e il nome latino delle piante, che permettono con un po’ di ingegno di superare il limite linguistico).
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La roccia leone, Lan Tham e Luang Pho Phra Sing
Prima di arrivare alle tre balene, ci sono diverse tappe intermedie per conoscere meglio questo luogo, fatto di natura ma anche di spiritualità. Il percorso lo decide l’autista del pick-up e può variare, in base all’orario di visita, alle condizioni meteo e a quante persone ci sono in quel momento. Una di queste tappe è Lan Tham, traducibile in italiano come “spianata del Dharma”. Si tratta di un’ampia area aperta sul lato nord di Phu Sing, dove si trova la statua del Buddha Luang Pho Phra Sing e un’enorme roccia di arenaria rossa che sembra un leone accovacciato. Si dice anche che questa stessa roccia, vista da un’altra angolazione, ricordi un Buddha disteso. Ed è un po’ questo il segreto di Hin Sam Wan: ti sprona a vedere le cose da più punti di vista.
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La spettacolare vista da Hin Sam Wan
Il pick-up si ferma su un piccolo spazio pianeggiante da cui si prosegue a piedi per arrivare alla balena madre e alla balena padre. La balena cucciolo non è accessibile. La vista che si apre agli occhi dopo aver percorso un sentiero quasi anonimo, che rende lo spettacolo ancora più intenso, è mozzafiato. Dal dorso delle balene si possono vedere il Mekong, le montagne di Pakkading in Laos e tutta l’immensità della foresta di Phu Wua. Non c’è nient’altro attorno alto quanto Hin Sam Wan e sembra quasi di poter toccare il cielo.
Hin Chang, la roccia elefante e Pratu Sawan, la porta del cielo
Non ci sono solo le tre balene sull’altopiano boscoso di Phu Sing. Hin Chang, la roccia elefante, è un masso di arenaria la cui forma ricorda un pachiderma. Poco dopo si trova la Pratu Sawan, la porta del cielo: due grandi massi di arenaria posti sul limite del precipizio che sembrano proprio fare da ingresso all’azzurro del cielo. Anche da qui il panorama è spettacolare.
Sang Roi Bo e le capanne dei monaci
L’ultima tappa del nostro percorso è un belvedere caratterizzato da una serie di pozze e conche che si riempiono d’acqua, creando un mosaico di forme e colori che cambia a seconda dell’orario. Si chiama Sang Roi Bo. L’accesso non è dei più semplici, ma la vista ripaga della fatica. Lungo il percorso si intravedono anche diverse kuti. Sono le capanne che un tempo i monaci usavano per meditare. Spesso sono in posizioni isolate, come su uno sperone di roccia o abbarbicate tra la vegetazione.