Fogo, l’isola del fuoco: viaggio nel cuore vulcanico di Capo Verde

Redazione Lonely Planet
4 minuti di lettura

L’isola si chiama Fogo, fuoco. E il fuoco sembra averla avvolta in un tempo antico, plasmando la roccia come fosse materia molle e nera. Appare così, quest’isola vulcanica: scura e splendente, sospesa tra le onde dell’oceano che ne sferzano le coste ostili e frastagliate.

Oceano, sabbia scura e rocce sull'isola di Fogo; © Raul Rosa/iStock/Getty Images
Oceano, sabbia scura e rocce sull’isola di Fogo; © Raul Rosa/iStock/Getty Images
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Come arrivare sull’isola

Si raggiunge con un viaggio di quattro ore in nave dal porto di Praia, sull’isola di Santiago, oppure con venti minuti di volo sui piccoli aerei delle compagnie locali. Ma che si arrivi dal mare o dal cielo, si percepisce subito un fascino raro e originale che la distingue dalle altre isole dell’arcipelago, fosse anche solo per quel fuoco invisibile che scorre sotto la terra e che, a intervalli irregolari – 1857, 1951, 1995, 2014 – emerge dal Pico do Fogo e fluisce lentamente verso il mare.

Il paesaggio plasmato dagli elementi, Fogo; © Iryna Shpulak/iStock/Getty Images
Il paesaggio plasmato dagli elementi, Fogo; © Iryna Shpulak/iStock/Getty Images

La lava, un paesaggio che cambia e la vita nella Caldera

Il cammino della lava modifica la geografia dei luoghi, disegna enormi colate nere sul verde smeraldo della vegetazione, particolarmente rigogliosa nella parte orientale dell’isola, e costringe gli abitanti della Caldera – l’enorme cratere dove, a dispetto di un paesaggio quasi marziano, si producono vini eccellenti – a spostare i villaggi di qualche centinaio di metri, per poi ricostruirli esattamente dove sorgevano prima, nella superstiziosa convinzione che la lava non passi mai due volte nello stesso punto.

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Il vulcano Pico do Fogo; © Iryna Shpulak/iStock/Getty Images
Il vulcano Pico do Fogo; © Iryna Shpulak/iStock/Getty Images

São Filipe, di giorno e di notte

La natura, così prepotente altrove, sembra però rispettare la tranquillità raccolta di São Filipe, capoluogo dell’isola ed elegante cittadina coloniale dalle case colorate in stile portoghese. Le terrazze si affacciano sulla lunga spiaggia di sabbia nera di Fonte Bila, dove la domenica i ragazzi del paese giocano a calcio, e sull’oceano aperto, con l’isola di Brava all’orizzonte e qualche piccola barca di pescatori che butta reti vicino alla costa. Di giorno la città appare quasi sonnacchiosa, fatta salva la frenesia del piccolo mercato municipale dove comprare pesce, frutta e verdura; la sera, invece, i cocktail, la musica e il profumo della catchupa, lo stufato di mais e fagioli, insieme al pesce alla griglia, animano locali come il Tropical Club o l’Erica Lounge, dai cui dehors si osserva l’oceano sorseggiando vini bianchi profumati.

Il capoluogo dell’isola, São Filipe; © Raul Rosa/iStock/Getty Images
Il capoluogo dell’isola, São Filipe; © Raul Rosa/iStock/Getty Images
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Vigneti estremi, caffè e sapori dell’isola

Fogo è un’isola per amanti del vino, delle ottime marmellate artigianali, del caffè – da provare quello di Dja’r Fogo, artistica caffetteria di São Filipe – e del trekking. Dal capoluogo, salendo in auto lungo affascinanti strade di pietra verso i 1700 metri da cui inizia l’ascensione al Pico, si osservano viti che combattono il vento e l’escursione termica adagiandosi a terra, quasi nascoste sulla sabbia nera. Qui si possono visitare alcune cantine di un territorio sorprendentemente vocato. “Per fare il vino buono le viti devono soffrire”, disse una volta Angelo Gaja, produttore mitico del Barbaresco. E a Fogo sembra sia così, e anzi sembra un miracolo che sopravvivano, ma il vino che ne deriva è ottimo: minerale, salino, profumato. Tra le cantine, la più storica è Vinha Maria Chaves, a pochi chilometri dal capoluogo, il cui titolare ha avuto esperienze formative e lavorative proprio in Piemonte, e che va fiera, oltre che delle proprie molte etichette, anche di un desalinatore per imbottigliare acqua potabile.

Vigneti a Chã das Caldeiras, all'ombra del vulcano; © Daboost/Shutterstock
Vigneti a Chã das Caldeiras, all’ombra del vulcano; © Daboost/Shutterstock

Chã das Caldeiras: vivere e produrre all’ombra del Pico

La maggior parte della produzione avviene però a Chã das Caldeiras, dove gli abitanti convivono con l’incombenza del vulcano pur di non abbandonare la propria terra. Qui, nei pressi del punto di partenza per l’ascesa al Pico, un ristorante serve piatti tipici e il suggestivo Casa Ramiro offre ciccioli di maiale fritti, caffè di Mosteiros, musica dal vivo e i vini della cooperativa locale. Il bianco Chã, da uve moscato e altre varietà autoctone, è fresco e limonoso; il rosso, caldo e speziato.

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Mosteiros, adagiata sulla costa; © reisezielinfo/Shutterstock
Mosteiros, adagiata sulla costa; © reisezielinfo/Shutterstock

In vetta al Pico do Fogo e lungo i grandi trekking

Da questo ‘campo base’, sempre con una guida e non dopo aver bevuto, si sale in circa cinque ore fino alla vetta del Pico do Fogo, a oltre 2.800 metri: dalla cima sembra quasi di poter scorgere l’Africa oltre l’oceano. La discesa sulla sabbia vulcanica, scivolosa e leggera, è divertente e impegnativa, quasi più della salita. Da Chã parte anche uno spettacolare trekking di circa dodici chilometri verso Mosteiros, in cui il paesaggio muta passo dopo passo: dalla desolazione placida della caldera ai bananeti, ai mango e alle papaie, fino a una vegetazione tropicale lussureggiante. Il fuoco sembra allora celarsi, ma basta una curva che apre la vista della costa o una radura improvvisa per scorgere, come cicatrici ipertrofiche, le tracce delle colate della lava, dal Pico all’Atlantico, in primo piano quelle di questo secolo, quasi nascoste quelle dei precedenti.

Le piscine naturali di Salinas; © Elena Ska/Shutterstock
Le piscine naturali di Salinas; © Elena Ska/Shutterstock
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Tra scogliere, piscine naturali e oceano caldo

Scogliere alte, oceano profondo ed erba verde disegnano, per uno di quei paradossi delle latitudini, paesaggi che ricordano la brughiera irlandese. Ma se non è la morna, la musica dolce e nostalgica dei capoverdiani, a riportarti nel qui e ora, lo fa il calore dell’acqua: dove la costa declina dolcemente – pochi punti, in verità – si formano piccole baie scure e piscine naturali. A Salinas, una ventina di chilometri da São Filipe, la lava solidificata ha creato anfratti, archi e tunnel, come se oceano e vulcano avessero voluto disegnare per gli abitanti un rifugio quieto per le piccole barche da pesca, per i turisti un comodo accesso per i più banali piaceri balneari e per i bambini dell’isola il più magico dei parchi acquatici. 





Sul vulcano Pico do Fogo; © Elena Ska/Shutterstock
Sul vulcano Pico do Fogo; © Elena Ska/Shutterstock

Strefano ha viaggiato con Visit Cabo Verde. I collaboratori di Lonely Planet non accettano gratuità in cambio di recensioni positive.

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