San Basilio de Palenque: storia della prima città libera delle Americhe

A un’ora e mezza da Cartagena, nell’entroterra caraibico, si trova San Basilio de Palenque, la prima città africana libera delle Americhe . Fondata nel XVI secolo da schiavi africani in fuga, nacque come rifugio difficile da raggiungere durante il periodo culminante dello schiavismo coloniale. Oggi il villaggio è accessibile con un’escursione in giornata organizzata oppure con autobus pubblico fino a San Juan e un tratto finale in mototaxi .

Le Palenqueras a San Basilio de Palenque © Anamaria Mejia /Shutterstock
Le Palenqueras a San Basilio de Palenque © Anamaria Mejia /Shutterstock
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Un rifugio nato dalla fuga

Nel momento più duro della schiavitù coloniale, chi cercava la libertà seguiva mappe nascoste tra le trecce delle donne per raggiungere questo insediamento lontano da tutto. In quell’isolamento forzato gli ex schiavi costruirono una comunità autonoma, sviluppando una lingua propria, il palenquero, un misto di spagnolo, portoghese e bantu .

Questa lingua, oggi quasi dimenticata, è diventata uno degli elementi centrali dell’identità locale . Dal 2015 è riconosciuta come parte del Patrimonio Orale e Intangibile dell’Umanità UNESCO, e la comunità lavora attivamente per preservarla per le generazioni future.

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Tradizioni che resistono

Palenque non offre monumenti o musei nel senso tradizionale del termine, ma i pochi siti propriamente turistici sono compensati da una storia conservata grazie alla sua gente. Qui la cultura si trasmette attraverso lingua, musica, danza, riti funebri, medicina tradizionale e gastronomia.

Visitando il villaggio con una guida locale potete conoscere direttamente questi aspetti del retaggio culturale. È possibile ascoltare musica champeta dal vivo, eseguita dalla band locale Sexteto Tabalá, oppure partecipare a un’esperienza musicale nello studio di Kombilesa Mi, artista hip hop che canta in spagnolo e palenquero per mantenere viva la lingua.

Anche la medicina tradizionale fa parte dell’esperienza, grazie alla presenza di guaritori che raccontano pratiche e saperi tramandati oralmente.

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Monumento in memoria di Benkos Bioho, fondatore di Palenque ©Marek Poplawski / Shutterstock
Monumento in memoria di Benkos Bioho, fondatore di Palenque ©Marek Poplawski / Shutterstock

Cosa assaggiare per capire un’identità

La cultura di Palenque passa anche dal cibo. Le alegrías, dolci preparati con cocco, mais, panela (canna da zucchero non raffinata) e anice, sono tra i prodotti più caratteristici. Si trovano anche nei mercati di Cartagena, ma assaggiarle nel luogo in cui nascono significa inserirle in un contesto storico e sociale preciso.

Il nome stesso, “allegrie”, restituisce l’idea di una comunità che ha trasformato una storia di oppressione in una cultura autonoma e riconoscibile.

Tra le strade di  San Basilio de Palenque ©jonathan salguedo / Shutterstock
Tra le strade di San Basilio de Palenque ©jonathan salguedo / Shutterstock
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Come arrivare e organizzare la visita

Da Cartagena la distanza è di circa 50 km Gli autobus partono dal Terminal de Transportes de Cartagena; per raggiungere Palenque occorre prendere un bus per San Juan e poi proseguire in mototaxi . In alternativa, potete unirvi a un’uscita in giornata organizzata .

Inserire San Basilio de Palenque in un itinerario di tre giorni lungo la costa caraibica è una scelta coerente: dopo Cartagena e le isole, potreste dedicare una giornata a questo villaggio per comprenderne lingua, musica e retaggio culturale .

Perché conta ancora oggi

San Basilio de Palenque non è solo una deviazione culturale dai circuiti balneari dei Caraibi colombiani. È la testimonianza concreta di una comunità fondata sulla fuga e sull’autodeterminazione nel XVI secolo. La sua esistenza racconta una pagina di storia afro-discendente che continua a vivere attraverso pratiche quotidiane, lingua e musica.

Se viaggiate lungo la costa caraibica, qui non troverete scenografie coloniali o spiagge da cartolina. Troverete una comunità che ha costruito la propria libertà e che ancora oggi la difende attraverso la memoria e la trasmissione culturale.

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