Tre giorni di maestrale in Provenza, tra leggende, vigneti e cieli limpidi
Il primo giorno di maestrale, una sensazione rassicurante investe tutta la Provenza. È arrivato il buon vento che spazza via l’umidità e le nuvole. Porterà i cieli blu e il sole splendente che definiscono il meraviglioso paesaggio provenzale. I contadini sono felici per i loro raccolti, e ancora una volta la gente racconta antiche leggende e detti sul tema. Nessuno in realtà è tenuto ad ascoltare: tutti li conoscono sin dall’infanzia.
Il maestrale, noto per la sua intensità e persistenza, è da secoli parte integrante dell’identità della Provenza. La prima menzione risale al 700 a.C., quando fu descritto come una ‘orribile forza’. Gli Albici, una tribù celtica, credevano che fosse figlio di Vintur, una divinità gallica, e di una donna del clan.
Secondo una delle leggente che si raccontano, il vento fu rinchiuso dormiente dagli abitanti di un villaggio in una grotta sigillata da tavole ricavate da ulivi centenari, un tipo di pianta che resiste bene alla furia del maestrale. Quando il vento si svegliò, avvertì gli abitanti del villaggio che senza di lui la Terra sarebbe caduta in preda alla desolazione. Le zanzare avrebbero invaso i campi, le acque si sarebbero putrefatte e le febbri avrebbero spezzato la vita dei bambini e degli anziani. Gli abitanti del villaggio, però, rimasero fermi nella loro posizione e continuarono a tenere rinchiuso il maestrale.
Si scoprì poi che il vento aveva ragione, naturalmente, e dopo una notte di discussioni gli abitanti del villaggio lo pregarono di mostrarsi clemente se l’avessero lasciato libero. Il maestrale promise che non avrebbe sradicato gli alberi da frutto, né scoperchiato i tetti delle case o distrutto le recinzioni dei campi. A quel punto gli abitanti del villaggio acconsentirono a liberarlo.
Quando però l’ultima tavola venne rimossa dall’imboccatura della grotta, il maestrale si scatenò all’esterno e iniziò a soffiare con tutta la sua potenza. Gli abitanti del villaggio rimasero impietriti sul posto, senza sapere come reagire. Soltanto un ragazzino si fece avanti con coraggio e ricordò al vento la sua promessa. Istantaneamente le terribili raffiche si calmarono.
Il secondo giorno di maestrale
Ritirata la biancheria asciutta, il secondo giorno si lavano le lenzuola e anche i tappeti. Il vento incessante compirà il suo dovere in meno di un’ora. Ma a mezzogiorno una certa stanchezza comincia a farsi sentire.
Generato dalla convergenza di anticicloni e depressioni, il maestrale ha una natura fredda e arida. Soffia sulla regione con una velocità media di 50 km/h e punte di 100 km/h. Con un carattere così invadente, penetra anche nelle fessure più strette, facendo sbattere porte e finestre. Vortici di sabbia turbinano nelle campagne, provocando un senso di frustrazione fra i rassegnati abitanti.
L’arrivo del maestrale suscita emozioni contrastanti. Se porta con sé raffiche violente e condizioni meteorologiche incerte, al tempo stesso pulisce l’aria, regalando limpidezza e vivacità ai colori del paesaggio. E l’effetto rinfrescante che produce in estate è naturalmente gradito, perché offre respiro al sole che scotta.
Si assiste così a un balletto di emozioni, a un valzer fra la gioia e l’abbattimento, fra la riconoscenza e il fastidio. Il vento ricorda forse agli abitanti quanto sono dipendenti dalla natura e quali sfide devono affrontare? Mentre soffia in mezzo alle stradine, intreccia storie e legami. Toccando tutti gli aspetti della vita in Provenza, dove le forze della natura coesistono con le vicende degli esseri umani, questo semplice vento modella il carattere della terra e dei suoi abitanti. La necessità di proteggersi dal maestrale ha influenzato anche l’architettura rurale: le antiche fattorie della regione sono di solito rivolte a sud, mentre a nord le finestre sono poche e piccole.
Il terzo giorno di maestrale
Stretti in un pesante impermeabile, ci si fa strada fino al caffè del villaggio per aspettare che il vento si plachi. In tutta la Provenza, decine di bar, tabaccai e bistrot hanno il maestrale (lou mistrau – ‘il maestro’ in provenzale) nel nome.
Questo vento potente non soltanto modella l’ambiente così com’è, ma svolge un ruolo cruciale anche nella viticoltura. L’azione del maestrale sulle vigne è significativa e benefica. Mentre soffia tra i filari, aiuta ad asciugare le foglie, riducendo così il rischio che si ammalino di funghi e muffe. Questo effetto di asciugatura, combinato alla capacità del vento di impedire un’eccessiva umidità, crea condizioni favorevoli alla coltivazione dell’uva. Alleato naturale dei vigneti della Provenza, il maestrale contribuisce alla produzione degli ottimi vini della Valle del Rodano compreso il famoso Châteauneufdu-Pape.
Di fronte all’incessante sferzare del vento, gli abitanti della regione trovano sollievo nelle loro adorate tradizioni. I caffè e le brasserie locali diventano rifugi dove gli amici si riuniscono davanti a un bicchiere di rosso o di Pastis per riaccendere il loro spirito di cameratismo e condividere le preoccupazioni. Il tintinnare dei bicchieri e la vivacità delle chiacchiere creano una sinfonia di scoraggiamento e resilienza che è tipica della Provenza.
In omaggio al vento, al tempo che passa e alla nostalgia, il barista potrebbe mettere su un po’ di musica, magari l’album di Georges Brassens con Le Chapeau de Mireille. La speranza è che la sera il maestrale si acquieti e che i tre giorni non diventino sei. Come dicono qui: “Le mistral qui dit ‘bonjour’ (débutant le jour) est là pour 3, 6 ou 9 jours, alors que celui qui dit ‘bonsoir’ (débutant le soir) est là jusqu’à demain soir”: “Il maestrale che dice ‘buongiorno’ (e si alza al mattino) rimane per 3, 6 o 9 giorni, mentre il maestrale che dice ‘buona sera’ (e si alza la sera) rimane fino a domani sera”.
Guide e prodotti consigliati:
Iscriviti alla nostra newsletter! Per te ogni settimana consigli di viaggio, offerte speciali, storie dal mondo e il 30% di sconto sul tuo primo ordine.