Dove trovare la natura selvaggia dell'Albania

Se l'Italia è stata chiamata ‘giardino d’Europa’ per la sintesi millenaria tra opera umana e paesaggio, l’Albania oggi ne rappresenta la ‘sorella selvaggia’, una terra dove l’ambiente naturale ha mantenuto una sovranità quasi primordiale, ormai perduta nel resto del continente. Denominata Shqipëria, ‘Terra delle Aquile’, questa piccola nazione balcanica offre un paradosso geografico che aiuta a cogliere il senso della sua eccezionalità: in una superficie di soli 28.748 kmq (poco più ampia della Sicilia, per avere un termine di confronto), l’Albania racchiude una biodiversità che si riscontrerebbe attraversando quasi l’intero continente. Dall’azzurro cristallino dello Ionio che lambisce la Riviera del sud alle vette dolomitiche delle Bjeshkët e Nemuna (le Montagne Maledette) al confine settentrionale, l’Albania è un laboratorio ecologico a cielo aperto. L’isolamento politico del passato ha involontariamente agito come una capsula del tempo, preservando paesaggi naturali e dinamiche ecologiche che nel resto d’Europa sono ormai un ricordo sbiadito. È un territorio di contrasti violenti e magnifici, dove in meno di cento chilometri in linea d’aria si passa dalle lagune salmastre popolate dai pellicani ai nevai perenni, terreno di caccia per la lince balcanica.

Il fiume Vjosa ©Michaela Komi/Shutterstock
Il fiume Vjosa ©Michaela Komi/Shutterstock
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Geologia e morfologia

L’ossatura dell’Albania è il risultato di un’intricata storia geologica che la situa sulla linea di sutura tra le placche tettoniche africana ed euroasiatica. Il territorio è prevalentemente montuoso (oltre il 70% della superficie) e appartiene al grande sistema delle Dinaridi e delle Ellenidi, una continuazione diretta delle pieghe che formano l’Appennino italiano sull’altra sponda dell’Adriatico.

La geologia albanese si divide in due grandi domini tettonici che determinano il paesaggio. Le Albanidi Interne, a oriente, sono caratterizzate dalla massiccia presenza di ofioliti, rocce provenienti da crosta oceanica preistorica (la zona di Mirdita) che conferiscono ai rilievi un aspetto scuro e ferroso, ricco di minerali come cromo e rame. Qui si ergono massicci imponenti come il Korab, che con i suoi 2.764 m rappresenta il tetto del paese, e le montagne di Shebenik-Jabllanicë, caratterizzate da morfologie glaciali relitte e numerosi laghetti di circo. Nelle Albanidi Esterne, verso occidente e la costa, dominano invece formazioni calcaree dalla morfologia aspra e fenomeni di diffuso carsismo, con gole profonde scavate da fiumi impetuosi come l’Osum e la Vjosë. Le Alpi Albanesi a nord sono l’espressione più drammatica di questo dominio: un dedalo di picchi calcarei, doline e valli a ‘u’ scavate dai ghiacciai del Quaternario che, per la vertigine delle pareti e il candore della roccia, ricordano in modo impressionante le Dolomiti. La fascia costiera albanese forma una cerniera ambientale molto diversificata: se a nord prevalgono i bassi litorali sabbiosi e le lagune deltizie, scendendo verso sud il paesaggio si solleva incontrando i Monti Acrocerauni, dove la costa si tuffa nello Ionio in una spettacolare muraglia di roccia.

La laguna di Karavasta © Netdrimeny/Shutterstock
La laguna di Karavasta © Netdrimeny/Shutterstock

Habitat vegetali e patrimonio floristico

Grazie alla posizione di ‘ponte’ tra mondo balcanico e Mediterraneo, l’Albania vanta un’esuberante biodiversità vegetale. In un territorio così limitato si contano oltre 3250 specie di piante vascolari, che rappresentano quasi il 30% dell’intera flora europea. La successione altitudinale delle formazioni vegetali ricalca perfettamente le descrizioni dei manuali di botanica, ma con una sorprendente ricchezza di ecotoni e zone di transizione. Con le sue essenze aromatiche e sempreverdi la macchia mediterranea domina incontrastata la fascia costiera e l’immediato entroterra con formazioni boschive e arbustive a dominanza di leccio (Quercus ilex), corbezzolo, lentisco e mirto. Nelle lagune costiere come quella di Karavasta o di Butrinto, la vegetazione alofita (resistente all’elevata salinità del suolo) crea intricati mosaici di canneti e foreste alluvionali di frassino e ontano, un habitat vitale per l’avifauna migratoria. Risalendo i pendii verso l’entroterra, il paesaggio muta radicalmente. Attorno agli 800-1000 m di quota le foreste di querce mesofile lasciano spazio a vaste faggete a Fagus sylvatica, che in Albania coprono una superficie molto significativa. Particolarmente preziose sono le faggete vetuste delle riserve di Gashi e Rrajca, riconosciute dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità per la loro integrità ecologica. Sopra i 1700 m si entra nel regno delle grandi conifere balcaniche. Il pino loricato (Pinus heldreichii), simbolo di resilienza che troviamo anche nel Parco Nazionale del Pollino, qui forma popolamenti maestosi sulle creste calcaree, dominati da esemplari millenari contorti dal vento. Accanto a esso troviamo il pino nero e due specie di abeti, l’abete bianco e l’abete greco. Il patrimonio endemico è notevole: circa l’11% della flora è costituito da endemismi balcanici o esclusivi dell’Albania. Tra questi spiccano la Forsythia europaea, unico rappresentante europeo di un genere altrimenti asiatico, e la rara Wulfenia baldaccii, un gioiello botanico delle Alpi Albanesi settentrionali.

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Nel Parco Nazionale delle Alpi Albanesi   © aliaksei kruhlenia/Shutterstock
Nel Parco Nazionale delle Alpi Albanesi © aliaksei kruhlenia/Shutterstock

Parchi e aree protette I

l sistema delle aree protette albanesi è in una fase di storica evoluzione, un processo che sta ridisegnando la mappa della conservazione dell’Europa balcanica. Con oltre il 13% del territorio nazionale sotto tutela, l’Albania ha recentemente compiuto passi da gigante nella conservazione degli ambienti naturali, attirando l’attenzione internazionale con un primato assoluto: l’istituzione del primo ‘Wild River National Park’ d’Europa. Nato ufficialmente nel marzo 2023, il Parco Nazionale del Fiume Vjosë rappresenta oggi la perla più preziosa delle aree protette del paese e una vittoria epocale per la conservazione internazionale, proteggendo integralmente uno degli ultimi grandi fiumi selvaggi del continente.

Il Vjosë scorre libero per oltre 270 km dalle montagne del Pindo fino all’Adriatico, senza essere imbrigliato da dighe, argini o sbarramenti artificiali. Per questo il parco non tutela solo l’ambiente prettamente acquatico, ma l’intero ‘respiro’ del fiume, un corridoio ecologico dinamico fatto di gravie (banchi di ghiaia e ciottoli), isolotti mobili, foreste alluvionali e meandri che mutano a ogni piena. È un ecosistema che pulsa secondo ritmi della natura ancestrale, consentendo la sopravvivenza di specie rare, come l’anguilla europea e la lontra, in un paesaggio che rivela come dovevano apparire i grandi fiumi europei prima dell’era industriale.

Nato nel 2022 dalla fusione delle storiche riserve di Theth e Valbona, il Parco Nazionale delle Alpi Albanesi è un ‘gigante’ di oltre 80.000 ettari a protezione dell’area montuosa che segna il confine con il Montenegro. Lo scenario che si dispiega davanti allo sguardo è di una drammaticità quasi wagneriana: picchi calcarei che sfiorano i 2700 m, come il Maja Jezercë, si alternano a valli glaciali profonde e verdissime. L’isolamento secolare di queste terre ha preservato intatto non solo l’habitat naturale del lupo e dell’orso bruno, ma anche un patrimonio culturale unico fatto di kulle (case-torri fortificate) e tradizioni d’alta montagna. È una mecca per gli escursionisti e per chi cerca il silenzio assoluto delle alte quote.

La più grande e complessa zona umida del paese si trova lungo la costa adriatica: è il Parco Nazionale di Divjakë-Karavasta. Suo cuore pulsante è la Laguna di Karavasta, separata dal mare da un cordone dunale coperto da una fitta foresta di pini domestici e pini d’Aleppo, modellati dal vento in forme scultoree. Con i suoi 22.000 ettari, è un pit-stop fondamentale per le rotte migratorie dove nidificano migliaia e migliaia di anatre, folaghe, svassi e altri uccelli acquatici.

Il Parco Nazionale di Llogara costituisce un punto di sutura spettacolare tra le montagne e la costa che dal Passo Llogara (1027 m) offre alcuni dei panorami più iconografici dei Balcani. Il parco è celebre per le sue foreste di pino nero (Pinus nigra) e abete bulgaro, costantemente spazzate dai venti marini che conferiscono agli alberi la caratteristica forma a bandiera. Oltre al valore botanico, è un luogo carico di storia: si narra che Giulio Cesare attraversò queste foreste impervie con le sue legioni durante la guerra civile contro Pompeo.

Meno noto ma ecologicamente cruciale, il Parco Nazionale di Shebenik-Jabllanicë si trova al confine con la Macedonia del Nord, una roccaforte di foreste vetuste di faggio, riconosciute Patrimonio UNESCO e uno degli ultimi areali di riproduzione della lince balcanica. I suoi laghi glaciali e le sue torbiere d’alta quota lo rendono un laboratorio di biodiversità di rilevanza europea.

L’unica area marina protetta del paese è il Parco Marino Karaburun-Sazan. Tutela la penisola di Karaburun, appendice estrema dei Monti Acrocerauni che segna il confine tra Mar Adriatico e Mar Ionio. I fondali tra questa e l’isola di Sazan, ex sito militare rimasto a lungo off-limits, sono un vero e proprio santuario sommerso di biodiversità mediterranea: praterie di Posidonia oceanica, biocenosi coralligene e grotte marine, come quella di Haxhi Ali, offrono rifugio a cernie, tartarughe Caretta caretta e, occasionalmente, alla rarissima foca monaca.

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