Tempi duri per la Foresta di Białowieża

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Sono le 4.30 del mattino. Mi trovo nella zona di protezione secondaria del Parco Nazionale di Białowieża insieme alla mia guida, Mieczysław Piotrowski. Con un binocolo per visione notturna, Piotrowski ha avvistato quello che sembra un bisonte. Guardo a mia volta e distinguo la sagoma bianca sfocata del più grande mammifero europeo. Poco più di un secolo fa, il bisonte (żubr in polacco) era stato cacciato fino all’estinzione in questa foresta, ma grazie a un programma di reintroduzione oggi circa 800 bisonti vivono liberi nel parco di Białowieża.

I bisonti nella foresta di Białowieża  © Ondrej Prosicky  / Shutterstock
I bisonti nella foresta di Białowieża © Ondrej Prosicky / Shutterstock
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In un’altra direzione, l’occhio esperto di Piotrowski individua quella che potrebbe essere una lupa seguita dai cuccioli – la foresta ne ospita almeno 25 esemplari oltre a una piccola popolazione di linci. Questi mammiferi non sono che una minima parte della biodiversità di quella che è una delle ultime foreste originarie del continente europeo.

Un paio d’ore dopo, quando il sole è ormai sorto, abbiamo il permesso di entrare nella sezione più protetta del parco, che copre 50 kmq. Piotrowski guida il nostro gruppetto fra imponenti querce secolari, carpini e abeti. Sul terreno, tronchi marcescenti sono diventati colonie di funghi dalle forme surreali e di alcune delle oltre 10.000 specie native di insetti che vivono in questa foresta. Un cervo sfreccia attraverso il sentiero sparendo nel fitto degli alberi.

Ora riesco a capire come i partigiani polacchi riuscissero a nascondersi in quest’area durante la guerra. È a questo punto che chiedo a Piotrowski dei problemi che Białowieża si trova ad affrontare: il taglio di alberi secolari, la recinzione di acciaio costata 353 milioni di euro lungo il confine con la Bielorussia e i rifugiati che cercano di entrare nell’UE dalla Bielorussia attraversando la foresta. “Sono problemi che fanno discutere molto”, risponde.

La foresta al tramonto © Ondrej Prosicky  / Shutterstock
La foresta al tramonto © Ondrej Prosicky / Shutterstock

La tutela

Nel 1538 il re Sigismondo I il Vecchio varò delle leggi per proteggere i suoi terreni di caccia nella Foresta di Białowieża, che proibivano l’ingresso con cani o armi e prevedevano la pena di morte per l’uccisione della fauna (compresi il bisonte e l’orso). Da allora, in un modo o nell’altro, la foresta è stata tutelata da leggi che l’hanno resa il luogo straordinario che è oggi.

“Non è il bisonte o l’albero secolare a rendere Białowieża così speciale”, dichiara Tomasz Kołodziejczak, guardia forestale ed esperto di tutela ambientale presso la sede del parco nazionale. “Sono i processi naturali che sono andati avanti indisturbati per secoli”.

Il parco protegge circa 105 kmq di foresta, che tuttavia è ben più estesa, occupando un territorio di 3000 kmq a cavallo con la Bielorussia. Nel 1979 quest’area più vasta è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Ed è la parte polacca della foresta al di fuori del parco che negli ultimi anni è stata al centro della lotta contro il disboscamento.

Nel 2016 il governo ha dato il via libera a una massiccia deforestazione, in apparenza per combattere l’infestazione da parte di un coleottero che attacca la corteccia degli abeti. Tale decisione ha scatenato una vasta protesta e battaglie legali.

La Corte di Giustizia Europea, alla fine, ha accusato la Polonia di aver violato le leggi ambientali dell’Unione. Il disboscamento è stato sospeso nel 2018, ma è ripreso tre anni dopo, quando il governo ha approvato nuove quote per il taglio degli alberi. Un portavoce della ONG ambientale Wild Poland Foundation ha dichiarato che la decisione è stata ‘uno sputo in faccia’, mentre ClientEarth, un’altra ONG, si dice certa che anche gli alberi più antichi saranno abbattuti.

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Il muro confinario

Un rapporto UNESCO del 2023 non ha parlato molto del disboscamento, mentre si è dilungato sulla barriera eretta lungo il confine bielorusso. Chiamato ‘il muro’ a livello locale, questa recinzione alta 5,5 m corre per 186 km coprendo circa la metà del confine fra i due paesi.

Sormontato da filo spinato e dotato di sensori di movimento e telecamere termiche, il muro è stato eretto nel 2022 per arginare il flusso di migranti che entravano in Polonia dalla Bielorussia. Nel suo rapporto l’UNESCO ribadisce la propria ‘preoccupazione’ per le conseguenze del muro sullo straordinario valore universale della foresta. La barriera corre infatti per 55,9 km lungo il confine tra Bielorussia e Polonia attraverso la foresta Patrimonio dell’Umanità, tagliandola di fatto in due.

“È estremamente preoccupante che la Polonia non abbia fornito una valutazione di impatto ambientale al Centro del Patrimonio Mondiale”, ha dichiarato l’UNESCO.

Quel che è certo è che il muro ha avuto un impatto sull’immigrazione. In base ai rapporti delle guardie di confine, dall’inizio del 2023 sono stati circa 6200 i migranti entrati illegalmente in Polonia, rispetto ai 40.000 tentativi del 2021. Le organizzazioni per i diritti umani si dicono preoccupate per la vita dei rifugiati, che continuano a tentare di entrare attraverso le pericolose paludi su cui non è stato possibile erigere il muro. Altri si perdono nella foresta e vi muoiono. Una situazione che è in stridente contrasto con i circa 1,4 milioni di profughi ucraini attualmente presenti in Polonia.

Il fiume Lutownia © Fotokon  / Shutterstock
Il fiume Lutownia © Fotokon / Shutterstock
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Green Border, il film del 2023 della regista polacca Agnieszka Holland, vincitore di numerosi premi, accende i riflettori su questo problema. Il film racconta la vicenda di una famiglia siriana che cerca di entrare nell’UE attraverso la Bielorussia e di una guardia polacca che nutre dei dubbi sul modo di trattare alcuni rifugiati. È uscito in Polonia poche settimane prima delle elezioni dell’ottobre 2023, che comprendevano due referendum separati sul muro e sulla politica d’immigrazione. Meno del 50% è andato a votare per cui il risultato non è stato vincolante.

Nel villaggio di Białowieża le reazioni nei confronti del muro sono contrastanti. Piotrowski, la mia guida, sottolinea che da decenni esiste qualche forma di barriera fisica tra Polonia e Bielorussia, anche se non di questa portata. La gente teme che le tensioni nelle relazioni con la Bielorussia e la paura alimentata dai partiti di destra nei confronti di alcune etnie di migranti (mediorientali e africani) tengano lontani i visitatori.

Tornati alla sede del parco, Kołodziejczak conferma che il turismo (che prima della pandemia superava le 100.000 presenze l’anno) non si è ancora ripreso. “Ti prego, di’ a tutti che questa è la foresta più bella d’Europa”, conclude.

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