Ancestry travel: viaggiare per ritrovare le proprie radici

Può succedere mente ci si guarda allo specchio dell’hotel e si nota un tratto improvvisamente comune sul volto della gente del posto. Oppure, mentre si cammina per le vie di una città totalmente nuva e il senso di famigliarità sovrasta ogni incertezza. Magari è un odore che sa risvegliare sensazioni sopite. Sarà capitato anche a voi quel presentimento di “essere già stati qui”, a cui segue la voglia di capire se ci siano legami veri, storici e famigliari, con il luogo in questione.

L’Ancestry travel è un viaggio che può portare in luoghi poco conosciuti ma importanti proprio per voi ©Oleksandr Savchuk/Shutterstock
L’Ancestry travel è un viaggio che può portare in luoghi poco conosciuti ma importanti proprio per voi ©Oleksandr Savchuk/Shutterstock
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Credo sia proprio questo che sta alla base di una domanda che da il via a nuovi viaggi inaspettati. Non ci si chiede più dove andare, ma perché. Negli ultimi anni sempre più persone scelgono di partire non per vedere qualcosa di nuovo, ma per riconnettersi a una storia personale, spesso rimasta sullo sfondo per generazioni. È quello che viene definito ancestry travel: il viaggio delle radici.

Non si tratta di turismo nostalgico, ma di un modo diverso di attraversare i luoghi. Significa tornare nei paesi da cui sono partiti i nonni, entrare negli archivi comunali, ascoltare i racconti di chi è rimasto. È un viaggio lento, che richiede tempo e attenzione, e che spesso conduce fuori dai circuiti più battuti.

Un villaggio nubiano in Egitto  ©Alexandra Lande/Shutterstock
Un villaggio nubiano in Egitto ©Alexandra Lande/Shutterstock

Viaggi delle radici: perché sempre più persone li scelgono

La diffusione di piattaforme genealogiche, l’accesso agli archivi digitalizzati e una maggiore consapevolezza identitaria hanno reso più semplice ricostruire il proprio passato familiare. Ma ciò che spinge davvero a partire è il desiderio di dare un contesto a una storia personale, di capire da dove arrivano certe abitudini, accenti, ricette, silenzi.

Per chi ha origini migranti, l’ancestry travel diventa anche un modo per colmare una distanza: tra chi è partito e chi è rimasto, tra memoria privata e storia collettiva.

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Il bello di questi viaggi è che nessuno è uguale a un altro. Le destinazioni non sono mete “iconiche”, ma luoghi precisi che hanno un valore specifico e personale per chi li compie: un villaggio nell’entroterra irlandese, una valle dei Balcani, una cittadina dell’Italia meridionale o dell’Europa orientale. In molti casi sono comunità che stanno riscoprendo il valore di questo tipo di viaggi, creando piccoli musei locali, archivi accessibili, percorsi guidati legati alla memoria.

Il viaggio delle radici non richiede grandi spostamenti, ma disponibilità all’ascolto. Spesso il momento più significativo non è una visita, ma una conversazione.

Un villaggio sull’Atlante in Marocco  ©Kadagan/Shutterstock
Un villaggio sull’Atlante in Marocco ©Kadagan/Shutterstock
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Come prepararsi a un ancestry travel

Serve ricerca, ma anche flessibilità. È utile arrivare con documenti, nomi, date, ma senza aspettative rigide. Non sempre si trova ciò che si cerca; spesso si scopre altro. Ed è proprio in questo scarto che il viaggio acquista senso.

Viaggiare per ritrovare le proprie radici non significa guardare indietro, ma riposizionarsi nel presente, con una consapevolezza diversa di chi si è e di dove si va.

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