Syros: l'isola delle Cicladi che i greci tengono per sé

A Syros c’è un sentiero che da Alithini scende tra i pascoli e raggiunge la Cattedrale di San Giorgio. Son venti minuti di camminata, dove le pecore sbucano aggrappate su prati scoscesi, i cani abbaiano, Ano Syros si srotola poco sotto e, lontano, il porto ricorda che questa era un’isola di lavoro. Si parla di 120 fabbriche nell’800 e a pensarle gettare fumo grigio su questo cielo da cartolina sembra criminale, ma rende anche tutto più concreto. I pascoli davano poco da mangiare, e prima dell’arrivo dei migranti dell’Asia minore, che fuggivano dalle persecuzioni ottomane, il villaggio cattolico sulla collina era un reticolo di case contadine, costruite una sull’altra per difendersi dalle invasioni fin sulla soglia di casa.

Ano Syros, il villaggio antico dell’isola ©Lorenzo Romani
Ano Syros, il villaggio antico dell’isola ©Lorenzo Romani
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Mi immagino un giovane Markos (Vamvakaris, il padre del rebetiko, che qui nacque) saltellare da ragazzo tra sentieri come questo, in cerca di un lavoretto, un amore o una canzone.

Del resto, quando i greci parlano di Syros, te lo dicono subito che non è come le altre Cicladi. Ti dicono che ha l’atmosfera di una città, che Ermopoli è un capoluogo e che questa vivacità si sente tutto l’anno. Non è una di quelle gabbie per turisti, che si riempie con l’alta stagione e si svuota per il resto dell’anno. Ti dicono della storia, dei teatri, dell’architettura che guarda all’Italia e alla Francia del Sud. Eppure, ad arrivarci in un giorno qualunque di primavera, i prati verdi di pioggia invernale, le stradine strette e le taverne affacciate al porto, verrebbe da pensare che tutte quelle voci siano esagerate. Ma non lo sono. Basta addentrarsi nella storia dell’isola ed emergono racconti di cantieri navali in cui si costruivano sessanta navi all’anno, e un bilancio che superava quello dell’intera nazione greca.

I prati di Syros ©Lorenzo Romani
I prati di Syros ©Lorenzo Romani

Ermopoli: una città costruita dai rifugiati

La storia di Syros è inseparabile da una parola: rifugio. Durante la Rivoluzione greca contro gli Ottomani, migliaia di greci fuggirono dalle isole vicine come Chios, Psara, dall’Asia Minore, e trovarono approdo qui, protetti dal porto sicuro e dall’ombrello diplomatico francese che aveva reso l’isola prevalentemente cattolica sin dalle Crociate. Erano mercanti, artigiani, persone con un sapere pratico e una visione commerciale.

"Non erano venuti solo per proteggere le loro vite," dice la guida durante la visita al municipio di Ermopoli, "erano venuti a costruire una città nuova dove prima non c’era nulla."

In pochi decenni Ermopoli divenne il primo porto della Grecia: non Atene con il Pireo, ma questa piccola isola di 84 chilometri quadrati. Qui nacquero la prima banca nazionale, il primo ospedale, il primo giornale in lingua straniera (il Melissa, greco-francese), la prima scuola superiore, le prime tipografie.

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Ermopoli ©Lorenzo Romani
Ermopoli ©Lorenzo Romani

L’architettura rispecchia quella ambizione: il municipio, costruito tra il 1876 e il 1898 su progetto dell’architetto tedesco Ernst Ziller, s’ispira al palazzo del re Priamo di Troia e sovrappone ionico, dorico e corinzio. Il Teatro Apollo, completato nel 1864, sei anni prima del municipio stesso, fu progettato dall’italiano Pietro Sampo ispirandosi a quattro teatri italiani: la Scala di Milano, il Teatro della Pergola di Firenze, uno di Napoli e uno di Castelfranco. "Prima la cultura, poi la politica," dice la fotografa Elena Papagouna "Prima il teatro, poi il municipio. Questo la dice lunga." L’interno del teatro è uno specchio dell’isola stessa: piccolo, intimo, ma senza nulla da invidiare a quelli delle grandi città europee.

L’interno del Teatro Apollo  ©Lorenzo Romani
L’interno del Teatro Apollo ©Lorenzo Romani
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Ano Syros

A dire il vero non è che non ci fosse nulla qui prima dell’Ottocento. Ano Syros presidiava l’isola dalla sua posizione arroccata sulla collina, protetta dalla cattedrale cattolica di San Giorgio, vicina alle fonti d’acqua.

La guida mi mostra i dettagli dei vicoli, pensati più per migliorare la vita dei muli che quella degli uomini, e mi racconta di quando da ragazzino qui si giocava inerpicandosi e inscenando lotte tra quartieri cariche di echi delle battaglie della storia. Poi si ferma e bussa a una porta, emerge una vecchia signora intenta nelle faccende domestiche e poco dopo il marito si affaccia dalla terrazza. Mi racconta del lavoro di un tempo, di come quando all’improvviso finì e si dovette andare in Europa a cercarlo, di come sia difficile ormai aggiustare queste vecchie case senza che le auto possano portare i materiali e come a farlo siano perloppiù turisti del nord.

Un abitante di Ano Syros sulla sua terrazza ©Lorenzo Romani
Un abitante di Ano Syros sulla sua terrazza ©Lorenzo Romani

La conversazione avviene in francese, lingua che indica l’appartenenza alla comunità cattoglica di Ano Syros e la frequentazione delle scuole cattoliche. Del resto, la coesistenza tra ortodossi e cattolici (oggi rispettivamente il sessanta e il quaranta per cento della popolazione) è un’altra particolarità che i sirensi citano con orgoglio. "Non c’è nessun altro posto al mondo che riesca a fare una cosa del genere, viviamo con amore, con pace e con rispetto." E al di là dell’appartenenza religiosa, le due cattedrali sono simmetricamente costruite in cima ai due colli su cui si appoggia la città, in un equilibrio che sembra voler dire qualcosa di preciso sulla convivenza.

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La cattedrale ortodossa di Syros  ©Lorenzo Romani
La cattedrale ortodossa di Syros ©Lorenzo Romani

Duecento anni di storia da festeggiare

Il 2026 non è un anno qualunque per Ermopoli. La città celebra i duecento anni dall’assegnazione ufficiale del suo nome, un anniversario che la Grecia intera ha deciso di riconoscere: la Banca di Grecia ha emesso una moneta d’argento commemorativa, e il sindaco Alexis Athanasiou ha definito l’evento "un riconoscimento nazionale del percorso storico della nostra città, nata dai rifugiati."

Per tutto l’anno il calendario è fitto di eventi: concerti, spettacoli teatrali, mostre, e una grande retrospettiva al Museo Industriale dedicata alla storia dell’isola attraverso il cinema (aperta fino al 30 novembre 2026). La cerimonia inaugurale principale è prevista per il 24 giugno. Per il programma completo, il Comune pubblica un calendario aggiornato sul sito.

Oltre a festival di danza, musica, cultura, yoga qui anche il cibo è una cosa seria, non tanto come performance, ma come atto di tutela del territorio. La Camera di Commercio delle Cicladi, che ha sede proprio a Ermopoli, nell’edificio neoclassico Prassakakis coordina una rete di 190 ristoranti certificati in tutto l’arcipelago, di cui 22 solo a Syros e offre un catalogo di 506 prodotti locali garantit,i provenienti da 101 produttori distribuiti sulle 24 isole. Formaggi, vini, dolci, salumi: ogni prodotto ha un valore particolare, perché porta con sé la specificità geografica, una storia e spesso una radice nell’Asia Minore, importata dai rifugiati che si stabilirono qui nell’Ottocento. La Camera sta lavorando anche al riconoscimento UNESCO della tradizione casearia cicladica, un patrimonio immateriale che affonda le radici nelle tecniche portate dall’Asia Minore.


Antonis Marangos al bouzuki ©Lorenzo Romani
Antonis Marangos al bouzuki ©Lorenzo Romani
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La mia cosa preferita di Syros

Se c’è una cosa che, per me, contraddistingue Syros da altre isole delle Cicladi, è il rapporto tra antico e contemporaneo, che si specchia nelle differenze tra Ermopoli e Ano Syros, ma che, al di là delle loro differenze di status, religione e architettura, sono sempre state unite dalla musica. Quando sull’isola arrivarono i lavoratori da Smirne, Costantinopoli, Cappadocia nelle taverne del porto si mescolavano orchestrine in stile occidentale con i café-aman in stile orientale. Ognuno portava con sé una cultura fatta di strumenti, suoni e melodie, e dopo le lunghe ore di lavoro ci si trovava nelle taverne e sugli scalini che le circondavano per sciogliere la nostalgia di casa in questo rito collettivo.

In questa scena vediamo ora spuntare un ragazzino cresciuto troppo in fretta: Markos Vamvakaris, il musicista considerato il padre del rebetiko. Vamvakaris nacque ad Ano Syros nel 1905, crebbe povero, lavorando con la madre alle fabbriche, vendendo giornali per strada. Camminava ogni mattina da Parakopi a Ermopoli per portare le verdure dell’orto dello zio al mercato. "Si dice anche che fosse influenzato dalla musica degli uccelli, dalla musica della natura," dice la guida del Museo Vamvakaris ad Ano Syros. A quindici anni lasciò l’isola e raggiunse il Pireo, dove il bouzouki divenne la sua voce.

La Taverna di Lily ©Lorenzo Romani
La Taverna di Lily ©Lorenzo Romani

Il Museo Vamvakaris ad Ano Syros custodisce oggetti personali, fotografie e documenti originali in un piccolo spazio che sa di casa più che di istituzione (chiamate per prenotare la visita, soprattutto in bassa stagione). Salendo i gradini stretti del quartiere, si arriva anche alla Taverna di Lily, il locale dove un Markos ormai famoso tornò nel 1955 e suonò per gli amici di sempre. "Si dice che un uomo vendette il suo asino per avere i soldi per venire ad ascoltarlo," racconta la guida. All’interno, tutto è rimasto come allora: tavolini di plastica, sedie di paglia, botti di vino lungo le pareti. E un jukebox.

Nel quartiere intorno, fino agli anni Novanta, c’erano otto taverne in un chilometro. Oggi non ne è rimasta nessuna. "Ogni sera i proprietari gestivano quello che chiamiamo Bakalokafenes, un ibrido tra taverna e bottega," spiega Filipos, un rebetes e memoria storica dell’isola. "Si comprava il pane, si beveva il vino che facevano loro, si ascoltava musica. Era tutto fatto a mano. Per questo riuscivano a mettere da parte i soldi e avere i musicisti" Nelle taverne si ballava il zebetico, una danza lenta e ipnotica, tradizionalmente riservata agli uomini, fatto di mosse che prendono uno spazio grande come un fazzoletto. "Tutti i movimenti sgargianti che vedi oggi sono per fare scena. Il zebetico autentico viene dall’interno. Non si può insegnare."

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Una allieva suona il bouzuki alla scuola En Chordais ©Lorenzo Romani
Una allieva suona il bouzuki alla scuola En Chordais ©Lorenzo Romani

Una scuola che passa il testimone

Il rebetiko oggi non è più musica proibita, ma patrimonio culturale UNESCO dal 2017. A Syros, la scuola di musica En Chordais insegna a bambini dai sei anni in su non solo il bouzouki, ma la responsabilità, la collaborazione, il senso di comunità, sotto la presidenza onoraria del grande compositore Stavros Xarhakos. Si entra da una porta stretta poco dietro al porto e ci si arrampica su una scala dove salgono e scendo bambini, ragazzini, insegnanti. Qui si insegna la musica, ma anche l’arte e soprattutto si da uno spazio ai ragazzi che vogliono esprimersi.

"Il rebetiko non parla solo di hashish e coltelli," dice una delle insegnanti. "Parla di amore, di abbandono, di amicizia, di marinai che partono per mesi. Abbiamo sempre avuto molti capitani a Syros." E c’è qualcosa di bello nel vedere una ragazza adolescente, Mary, portare il suo bouzouki in giro per l’isola in una custodia che i passanti scambiano per una chitarra. "Due uomini per strada si chiedevano l’uno all’altro: ma perché porta la chitarra in una custodia da bouzouki?" racconta ridendo. "Non gli veniva in mente che una ragazza potesse suonare il bouzouki."

Chi vuole ascoltare il rebetiko dal vivo nell’atmosfera giusta, può passare al Bakalokafenes To Mantzouni, un bakalokafenio contemporaneo, dove ho mangiato una salsa verde di prezzemolo, patate e capperi che ha rimesso in discussione tutto il cibo mangiato in Grecia fino a quel momento. Qui, con un po’ di fortuna, potrebbe incontrare il maestro Antonis Marangos alle prese con un assolo sul suo bouzuki e capire in un solo istante cosa sia il rebetijo e perché continui a parlare al cuore di molti. Antonis è anche il direttore creativo del festival del Rebetiko, che si tiene sull’isola a fine settembre, per salutare l’estate con quelle ombre malinconiche che sicuramente avranno ispirato, come del resto tutta l’isola, la poesia di Vamvakaris.

I sentieri sulle colline ©Lorenzo Romani
I sentieri sulle colline ©Lorenzo Romani
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Come arrivare, dove stare, cosa mangiare

  • Il traghetto da Atene con Blue Star Ferries impiega circa quattro ore.
  • Alloggio: Hermes Hotel, Ermopoli. Se riuscite, fatevi dare la stanza che si affaccia direttamente sul mare.
  • Bakalokafenes To Mantzouni: venite per mangiare e restate per la musica, o venite per la musica e restate per mangiare, in ogni caso non sbagliate.
  • Il museo di Markos Vamvakaris ad Ano Syros non ha sito ufficiale: si raggiunge a piedi salendo i vicoli della città alta. meglio chiamare per verificare l’orario di apertura, soprattutto in bassa stagione.
  • En Chordais & Organois, The Great School of Markos: la scuola organizza concerti aperti al pubblico, controllate il programma.
  • Camera di Commercio delle Cicladi: il Centro di Promozione dei Prodotti Cicladici ha sede nell’edificio Prassakakis a Ermopoli. Ottimo punto di partenza per capire cosa comprare e dove mangiare autentico.

Guide e prodotti consigliati:

Guida di viaggio

Isole Cicladi Pocket

Giulia ha viaggiato con Discover Greece.

I collaboratori di Lonely Planet non accettano gratuità in cambio di recensioni positive.

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