Grecia: i siti archeologici dove la storia protegge la natura

Templi, teatri e città abbandonate sono tra le immagini più riconoscibili della Grecia. Eppure, secondo una recente ricerca scientifica, questi luoghi non custodiscono soltanto il passato: stanno diventando rifugi silenziosi per centinaia di specie animali e vegetali. Protetti per quasi due secoli da costruzioni, agricoltura intensiva e urbanizzazione, molti siti archeologici greci funzionano oggi come vere e proprie “arche accidentali” della biodiversità.

Delphi, appoggiata e protetta dal Monte Parnaso ©Drozdin Vladimir  / Shutterstock
Delphi, appoggiata e protetta dal Monte Parnaso ©Drozdin Vladimir / Shutterstock
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Uno studio condotto su venti siti ha registrato oltre quattromila specie, circa l’11 % della biodiversità conosciuta del Paese, concentrate in meno dello 0,1 % del territorio nazionale. Per i viaggiatori, questo significa che una visita tra rovine celebri può trasformarsi anche in un incontro con ecosistemi sorprendentemente vivi.

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Delfi, il santuario tra montagna e biodiversità

Delfi, arroccata sulle pendici del Monte Parnaso e affacciata sulla valle del Pleistos, era considerata nell’antichità l’ombelico del mondo. Il santuario di Apollo, il teatro e lo stadio formano un complesso monumentale immerso in uno dei paesaggi più spettacolari della Grecia continentale.

Qui la ricerca ha rivelato una biodiversità nascosta tra le pietre e la vegetazione bassa delle terrazze. Gli studiosi hanno individuato una minuscola lumaca, lunga appena due millimetri, che potrebbe rappresentare una specie finora sconosciuta. Nei cieli sopra il sito, inoltre, è stata documentata la presenza dell’aquila dei serpenti, un rapace che trova rifugio nelle aree poco disturbate intorno al santuario.

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Il teatro dell’Epidauro immerso nel verde ©Aerial-motion  / Shutterstock
Il teatro dell’Epidauro immerso nel verde ©Aerial-motion / Shutterstock

Epidauro, il teatro perfetto e il serpente di Asclepio

Epidauro è famosa per il suo teatro antico, tra i meglio conservati del mondo greco, ancora oggi utilizzato per spettacoli estivi. Il sito faceva parte del santuario di Asclepio, dio della medicina, meta di pellegrinaggi terapeutici fin dall’antichità.

Tra le rovine del santuario i ricercatori hanno documentato la presenza del serpente di Esculapio, una specie non velenosa storicamente associata al culto della guarigione. Il bastone con il serpente attorcigliato, simbolo universale della medicina, non è quindi solo un emblema simbolico: l’animale vive ancora nel luogo che gli diede origine.

Le rovine di Dodona  ©Karel Gallas / Shutterstock
Le rovine di Dodona ©Karel Gallas / Shutterstock
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Dodona, l’oracolo tra le querce sacre

Nel nord-ovest della Grecia, tra le montagne dell’Epiro, si trova Dodona, uno dei più antichi santuari oracolari del mondo greco. Secondo la tradizione, Zeus parlava attraverso il fruscio delle foglie di una quercia sacra, interpretato dai sacerdoti.

Oggi il sito conserva un grande teatro ellenistico e resti di templi e portici, immersi in un paesaggio naturale intatto. I botanici hanno registrato numerose querce secolari, segno di una continuità del bosco che potrebbe risalire all’antichità, mantenendo viva l’associazione tra il culto antico e l’ambiente naturale.

Il Tempio di Agia Sofia a Mystras ©boyoz / Shutterstock
Il Tempio di Agia Sofia a Mystras ©boyoz / Shutterstock

Mystras, la città bizantina che protegge le lucertole

Sulle colline vicino a Sparta, nel Peloponneso, Mystras è una città bizantina abbandonata che si sviluppa su terrazze, tra monasteri affrescati, palazzi e vicoli in pietra. Il sito è uno dei complessi medievali meglio conservati della Grecia e regala ampie vedute sulla valle dell’Eurota.

Proprio l’assenza di urbanizzazione moderna ha trasformato Mystras in un rifugio naturale. Qui i ricercatori hanno individuato sei delle sette specie di lucertole endemiche della regione, una concentrazione superiore a quella delle aree circostanti. Le mura, le terrazze e le zone incolte offrono habitat ideali per questi rettili.

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Intorno al Partenone si creano piccole zone di continuità naturale ©Lucky-photographer / Shutterstock
Intorno al Partenone si creano piccole zone di continuità naturale ©Lucky-photographer / Shutterstock

Atene, biodiversità tra Acropoli e Agorà

Anche nel cuore della capitale, tra Acropoli e Agorà romana, la ricerca botanica ha portato a scoperte interessanti. Per anni si è creduto che una pianta fiorita sulle pendici dell’Acropoli fosse una specie unica al mondo. Studi più recenti hanno dimostrato che si tratta in realtà di una variante di un arbusto comune.

La scoperta ricorda quanto anche i siti più studiati possano ancora sorprendere. Tra i resti del Partenone e i sentieri della collina, queste aree archeologiche funzionano come piccole zone di continuità naturale in una metropoli densamente costruita.

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Un viaggio tra rovine vive

Il progetto di ricerca, avviato nel 2022 e condotto da decine di specialisti, ha dimostrato che i siti archeologici greci non sono soltanto monumenti da preservare, ma paesaggi vivi. Per quasi due secoli sono rimasti relativamente stabili, protetti dall’espansione urbana e agricola, e questo li ha trasformati in rifugi per molte specie.

Nei prossimi anni, alcune delle principali attrazioni archeologiche introdurranno segnaletica dedicata anche al valore ecologico dei luoghi, integrando storia e natura nella visita.

Camminare tra colonne e teatri non significa soltanto incontrare l’antichità, ma anche osservare ecosistemi che sopravvivono grazie alla stessa protezione accordata alle rovine.

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