Viaggio negli USA, dove pascola (ancora) il bisonte
Immaginate una pianura dolcemente ondulata. L’erba vi accarezza le ginocchia. C’è qualche cavalletta. Una farfalla. Tutto è silenzio, calma assoluta. Poi un rombo sordo, appena oltre l’orizzonte. Una nuvola di polvere si alza da una collina vicina. Nel giro di pochi secondi il rombo si trasforma in un boato assordante e il suolo vibra sotto i vostri piedi. Erba e fango esplodono sotto gli zoccoli di una mandria di bisonti in corsa. Sorprende la grazia di quella carica travolgente, solo in apparenza disordinata, che vi supera in un breve istante di pura poesia. Uno spettacolo affascinante che ha rischiato di sparire per sempre a causa della caccia incontrollata. Oggi il bufalo americano è tornato e vive il suo momento di gloria. Dichiarato mammifero nazionale nel 2016 con il National Bison Legacy Act, la sua epica storia è stata recentemente celebrata nel documentario del 2023 The American Buffalo, diretto da Ken Burns.
Bisonte o bufalo?
Negli Stati Uniti questo grande mammifero viene chiamato indifferentemente bison o buffalo. Il nome buffalo deriva dal francese boeuf, e probabilmente furono proprio i mercanti di pellicce francesi a introdurre questo termine per errore ritenendo che il bufalo americano appartenesse alla stessa specie di quello asiatico e africano. Non è così, ma il nome è rimasto. Bison è invece la versione abbreviata del nome scientifico Bison bison. I nativi, d’altro canto, avevano i loro termini specifici per riferirsi a questo animale, fra i quali il più noto è forse tatanka, utilizzato dai lakota. I cheyenne chiamavano i bisonti in diversi modi a seconda del sesso, dell’età e dello sviluppo, arrivando a utilizzare fino a 27 nomi diversi!
Tanto tempo fa
Il bisonte popolava quello che è oggi il territorio degli Stati Uniti già 12.000 anni fa, quando sopravvisse all’ondata di estinzione che travolse i mastodonti, i mammut e le tigri dai denti a sciabola. Grazie anche alla quasi totale assenza di predatori, il bisonte proliferò raggiungendo un numero stimato fra 30 e 60 milioni di esemplari. Il loro territorio si estendeva dal Canada al Messico e a sud-est delle Grandi Pianure fino alle prime colonie inglesi, con presenze documentate anche a ovest delle Montagne Rocciose. Per migliaia di anni il bisonte fu il cardine della spiritualità dei nativi. In particolare, questo animale era sacro per le tribù delle pianure, che gli erano grate perché forniva loro il necessario per vivere, tra cui utensili, cibo, indumenti e pelli.
Da conquistatori a capitalisti
Gli spagnoli furono i primi europei a vedere il bufalo americano, con testimonianze risalenti alla metà del Cinquecento. Sebbene tra il XVII e XVIII secolo i bisonti fossero diffusi fin nella regione del Medio Atlantico e negli stati sud-orientali (spingendosi persino in Florida), all’inizio dell’Ottocento le mandrie orientali erano già state sterminate o costrette a migrare verso ovest. Grazie alle osservazioni scientifiche della spedizione Lewis e Clark, che all’inizio dell’Ottocento risalì il fiume Missouri fino al Pacifico, oggi sappiamo che all’epoca i bisonti erano ancora molto numerosi nelle Great Plains. Nel 1806, dopo un memorabile avvistamento nei pressi dell’odierna Chamberlain, nel South Dakota, Meriwether Lewis scrisse: “Da questa altura vidi tanti bufali quanti non ne avevo mai visti prima in una sola volta. Devo aver visto quasi 20.000 animali pascolare in questa pianura”.
L’epoca d’oro dei bisonti non era però destinata a durare. La pelle e la lingua di bisonte divennero beni irrinunciabili per le classi agiate dell’East Coast segnando la condanna di questi animali. La ferrovia portò nelle pianure centinaia di cacciatori armati di fucili moderni: fu l’inizio di una caccia incontrollata e distruttiva che portò allo sterminio quasi totale dei bisonti tra il 1870 e il 1890.
Da 30 milioni di esemplari stimati all’inizio del secolo, nel 1889 la popolazione si ridusse a meno di 1000. Le autorità americane avallarono questo massacro, permettendo che migliaia di carcasse, private solo delle pelli e delle lingue, venissero abbandonate a marcire nelle pianure. Il governo riteneva infatti che l’eliminazione dei bisonti avrebbe costretto alla fame le tribù native rendendo più facile il loro spostamento nelle riserve federali. Negli anni successivi, grazie agli sforzi di allevatori e conservazionisti, tra cui il presidente Theodore Roosevelt e il capo comanche Quanah Parker, la popolazione registrò una ripresa, tornando infine a prosperare. Oggi i bisonti presenti negli Stati Uniti sono circa 450.000.
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A debita distanza
Il bisonte è il più grande mammifero terrestre del paese. Gli esemplari maschi raggiungono un peso di 900 kg, mentre le femmine arrivano a 450 kg. Nonostante l’aspetto goffo, il bisonte può raggiungere una velocità di 56 km/h. Tipicamente di colore marrone, possiede due piccole corna e una caratteristica gobba nella parte superiore della schiena.
Nello Yellowstone National Park i visitatori devono mantenere una distanza di almeno 25 m dagli animali, mentre nel Custer State Park, in South Dakota, la distanza raccomandata è di 90 m. Come alcuni turisti hanno imparato a loro spese, se infastiditi i bisonti possono caricare e provocare gravi lesioni fisiche. Il modo più sicuro per osservarli è rimanere in auto ai margini della strada. Occorre inoltre evitare di dar loro da mangiare e di toccare i piccoli, anche se sembrano abbandonati.
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Dove assistere a una stampede
La stampede, ossia la fuga disordinata di una mandria, era un fenomeno piuttosto raro che in genere si verificava solo se i bisonti erano inseguiti da cacciatori o venivano spaventati. Lo spettacolo, però, era davvero memorabile. Oggi si può assistere a una ‘stampede controllata’ durante l’annuale buffalo roundup al Custer State Park . Nel corso di questo evento, il quarto venerdì di settembre, i mandriani radunano i 1450 bisonti del parco nei recinti, dove vengono selezionati, vaccinati e marchiati prima dell’asta d’autunno che contribuisce a mantenere la mandria del parco a livelli gestibili. Iniziato in sordina nel 1965, oggi il round-up richiama ogni anno 25.000 persone. Secondo alcuni, questa pratica sottopone gli animali a un inutile stress, ma d’altro canto è un’occasione per vaccinarli, il che contribuisce a proteggerne la salute a lungo termine. Anche il Bison Center del Custer State Park offre l’occasione di vivere l’emozione della stampede grazie a schermi giganti che permettono di immergersi in quel turbinio travolgente.