Don't call me local: Lombok, un pezzo alla volta
All’inizio ci si mette un po’ ad abituarsi al canto alla preghiera all’alba, non tanto per l’ora, ma per il volume. Soprattutto quando si è immersi nella natura indonesiana, avvolti da un silenzio carico di rumori prima misteriosi e pian piano amici, anche perché l’imam non sveglia solo fedeli e infedeli, ma tutto l’ecosistema. Ed è forse grazie a un altoparlante gracchiante arroccato su un palo di legno, o forse per un’abitudine quotidiana di Madre Natura che, mentre sorseggiavo un caffè sul terrazzo di una casetta di legno davanti alla cascata Tibu Topat, tutta la foresta ha iniziato a cantare. Centinaia, forse migliaia di uccelli si sono messi a cinguettare, ognuno con una melodia propria, mentre gli alberi sbattevano le fronde e forse qualche scimmia si univa al coro. Poi, con una coordinazione magistrale, silenzio.
Questa immagine sonora è quella che forse mi è rimasta più impressa del mio viaggio a Lombok, nonostante faccia a gara con la sabbia bianca di Tanjung Aan, le strade sterrate in cui perdersi tra risaie verdi di pioggia, o un campo di fango popolato da migliaia di piccoli granchi. Ma per formarla con la giusta calma ho dovuto fare un passo indietro, abbandonare l’idea di vedere tutto e accettare che Lombok si facesse conoscere un po’ per volta. A rendermelo chiaro piuttosto in fretta è stata Sara, che ha deciso di venire a vivere qui e che ha passato un anno intero a girare l’isola senza limitarsi ai migliori Instagram spot, creando una rete di contatti con le persone del posto.
Lombok e la turistificazione
“Don’t call me local”: è scritto con la bomboletta spray su un muro della strada principale di Kuta Lombok, la cittadina nata tutta insieme dalla necessità dei bule (i bianchi) di avere guest house e brunch bar che ricordassero loro Bali e non fossero troppo culturalmente complicate. È un posto pratico, dove si arriva per affittare motorini, organizzare escursioni, dormire in comode guest house con wifi e fare festa fino all’alba.
Lombok però è un’isola varia e complessa, dove la tradizione convive con la voglia di crescita, motivo per cui venire qui in cerca di “esperienze autentiche” non è il modo migliore per capire l’isola.
Farlo da soli è complicato, anche con un mese di tempo. Ci sono però alcune realtà che aiutano ad infiltrarsi sotto la coltre di offerte turistiche. Sara, con il suo hati hati ha creato uno spazio in cui concentrare l’esperienza maturata finora e trasformarla in itinerari personalizzati. Nel mio caso, il suo primo compito è stato caricarmi sul motorino e mostrarmi che qui sono le strade a dettare i tempi e che, in ogni caso, non serve vedere tutto per apprezzare la bellezza dell’isola.
Serve godersi le cose giuste, come gli spot delle Secret Gili in cui trovare ancora coralli blu e nuotare per lunghi minuti insieme a una tartaruga gigante; conoscere la guida esperta, per arrivare preparati alla Benang Kelambu Waterfall e lasciarsi affascinare dalle sue storie di fantasmi; mangiare tantissime porzioni di tempeh e di banane fritte. Persino cavalcare una piccola onda con la tavola.
Prima di partire mi ero anche riproposta di scalare il Rinjani, ma dopo essere stata salutata da un’intera foresta, all’improvviso non ne ho più sentito il bisogno. Mi sono limitata a un corteggiamento lento, che mi ha permesso di iniziare a conoscere il vulcano da varie angolazioni, di cercare a scorgerne la punta tra le nuvole che quasi ogni giorno lo circondano, di parlare con chi vi ha fatto un trekking e con chi è nato e cresciuto alla sua ombra, ma non ha mai pensato di salirci sopra.
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Cosa fare per rendere più sostenibile un viaggio a Lombok
Oltre a seguire i consigli esperti di chi come Hati Hati capisce sia i desideri di chi sta facendo un viaggio sognato da tempo, sia degli abitanti dell’isola, ci sono altre realtà che sicuramente vale la pena scoprire durante un viaggio a Lombok.
Kuta nasconde tra le sue vie gremite di bancarelle e beauty spa alcuni piccoli tesori, come il negozio/laboratorio di carta di bambù Awan Paper o ninē-ninē, che raccoglie nel suo store alcune lavorazioni tradizionali delle donne dell’isola, rendendo il mercato della cittadina possibile anche per chi vive nei villaggi.
Oltre alla cucina locale che è una continua scoperta di sapori, alcuni locali occidentali si distinguono perché non si limitano a riproporre i menu cercati dai turisti, ma portano avanti una ricerca culinaria a tutto tondo, formando personale direttamente ai fornelli e in sala. In Kuta il place to be in questo senso è Knalpot, dove Anne esperimenta con tutto quello che l’isola ha da offrire, facendo artigianalmente persino i formaggi; poco fuori dalla città, in direzione del celebre surf spot di Selong Belanak, Codium è un piccolo paradiso. Ricordo un giorno un po’ nuvolo, i bufali che pascolano nel terreno a fianco, le palme che si agitano e Chef Alex che dà il via ad un incedere di piatti di pesce da ristorante stellato.
Sempre nei dintorni di Kuta, Honest Made è il primo centro di riciclaggio e produzione di Lombok, che raccoglie i rifiuti di plastica dell’isola, trasformandoli in prodotti. Magari non potete portarvi a casa uno dei mobili che creano, ma potete partecipare ai loro clean ups. Io mi sono imbattuta in uno dei fondatori con le mani nei rifiuti di Gili Gede, insieme a uno dei leader del villaggio, un gruppo di donne e di bambini impegnati a ripulire il mare e le spiagge dai quel che arriva dai fiumi, carichi degli scarti dell’industria mineraria, a monte.
Un po’ più a nord l’Indonesian Biru Foundation affianca la ricerca scientifica con attività di formazione e scoperta con il fine ultimo di proteggere l’oceano e il suo ecosistema. Anche qui, con un po’ di organizzazione potete partecipare ad attività di ripiantumazione dei coralli, immersioni e visite nelle mangrovie.
Informazioni pratiche
Quando andare La stagione secca va da maggio a ottobre, ed è la più affidabile per spostarsi in moto e per le cascate interne. Il periodo tra novembre e aprile porta piogge più intense, ma anche meno turisti e una giungla più verde.
Come arrivare. L’aeroporto è il Lombok International Airport (LOP), a Tanak Awu, vicino Praya, a circa 30 minuti di volo da Denpasar, Bali. In alternativa ci sono delle fast boat da Bali (circa 1 ora e mezza, principale compagnia Blue Water Express) verso i porti del nord Lombok, utile se la tappa successiva sono le Gili.
Quanto tempo serve. Con dieci giorni si vede una zona alla volta senza correre (sud, per esempio, o l’entroterra di Tetebatu). Un mese, da tante possibilità, in base all’intensità con cui volete esplorare.
Dove basarsi. Kuta per la logistica (noleggi, escursioni, connessione), Selong Belanak per il surf e un ritmo più lento, Tetebatu per l’entroterra e le cascate meno battute, Senaru se l’obiettivo è il Rinjani.
Muoversi in loco. Il motorino a noleggio è lo standard, ma le strade verso l’entroterra richiedono attenzione dopo la pioggia. Per le zone meno segnalate, una guida locale non è un lusso ma una necessità pratica.