Perché non dovreste costruire piramidi di sassi lungo i sentieri

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I cosiddetti "ometti di pietra" sono tra le espressioni artistiche umane più antiche, ma anche l'oggetto di un'accesa controversia. Queste piramidi di pietra sono davvero così innocue come sembrano? Scopriamolo.

trekking in montagna
Le pile di sassi servono per segnalare i sentieri escursionistici, ma ciò non significa che siano sempre utili © Getty Images / Cavan Images RF
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Camminando lungo un trekking in qualsiasi parte del mondo, si è certi di avvistare prima o poi quelle che all’apparenza sembrano solo forme di decorazione paesaggistica: sculture estemporanee di sassi impilati uno sopra l’altro. Alcuni li chiamano "ometti di pietra", altri "pietre in equilibrio" e le utilizzano come pratica zen. Anche se assume nomi diversi, l’usanza è tanto antica quanto diffusa e nel corso degli ultimi dieci anni, nel bene o nel male, è diventata ancora più popolare grazie ai social media.

Ciò che molti non sanno, tuttavia, è che si tratta di una forma d’arte molto criticata, soprattutto perché si ritrova alla dimensione dei parchi nazionali e delle aree protette. C’è chi li considera uno strumento fondamentale per orientarsi, chi li reputa una minaccia ambientale e chi li utilizza per le pratiche di mindfullness.

trekking nei parchi nazionali USA
Piramidi di sassi create dai visitatori del Joshua Tree National Park, California © Pam Susemiehl / Getty

Segnaletica di montagna

Oggi, le piramidi di sassi vengono spesso costruite per indicare il percorso da seguire, soprattutto quando la segnaletica del sentiero è poco evidente. Molti invece sostengono che impilare le rocce con lentezza è un ottimo modo per praticare la mindfulness. I benefici legati alla meditazione sono soggettivi, ma corrisponde alla verità che una pila di sassi consapevolmente posizionata può salvare delle vite. Per questo motivo, Michael Larson, un portavoce del U.S. National Park Service, sconsiglia di prenderli a calci, nonostante ciò che si vede su Tik Tok o si legge nei forum sul trekking. Larson ha spiegato che in alcuni luoghi le piramidi di sassi sono opere dello staff del parco: “Nel Carlsbad Caverns National Park si utilizzano per aiutare i visitatori a individuare il sentiero nelle zone più remote e selvagge del parco”. Nei paesaggi vulcanici e aspri dell’Hawaiʻi Volcanoes National Park, sono conosciute con il nome tradizionale ahu e vengono costruite dai ranger. Quindi pensateci due volte prima di distruggerle. Se è stato un ranger del parco a costruire la piramide, ci sono buone probabilità che fosse per salvare delle vite.

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Dalla tradizione alla moda

Le prime forme di costruzioni strutturate, come rifugi o magazzini per le scorte di cibo, sono state ricavate impilando le rocce una sopra l’altra. In Mongolia, i tumuli segnalavano i luoghi di sepoltura nei cimiteri e in Tibet venivano utilizzati nelle cerimonie buddiste per invocare la fortuna ed equilibrare le energie in conflitto. Prima dell’invenzione dei fari, le torri di sassi segnalavano i fiordi frastagliati della Norvegia ai marinai. Venivano impiegati come pietre confinarie sulle colline scozzesi e come indicatori delle rotti commerciale per i cani da slitta nella natura selvaggia dell’Alaska. Per un certo periodo, sono stati impiegati come strumento strategico per la caccia ai bisonti da vari gruppi indigeni che abitavano le colline ai piedi delle Rocky Mountains.

Oggi, la loro popolarità non è dovuta tanto ai fini pratici e alla tradizione, quanto ai social media. Questa è l’opinione dell’artista di piramidi rocciose Michael Grab, soprannominato Gravity Glue e originario del Colorado. "La moda è esplosa definitivamente tra il 2014 e il 2015", ha raccontato, parlando della diffusa tendenza di impilare rocce sfidando la gravità e di documentare il risultato sui social media. "Poi si è tramutata in una forma d’arte internazionale e da una manciata di esponenti siamo passati a essere centinaia." Conseguentemente, tanti altri hanno cominciato a creare torrette di sassi nelle spiagge, lungo i sentieri escursionistici, e, con grande rammarico degli ambientalisti, nelle aree in cui i visitatori sono tenuti a non lasciare traccia del loro passaggio.

trekking nello utah
Gli "ometti di pietra" segnalano il sentiero nel Canyonlands National Park, Utah © jtstewartphoto / Getty

Le argomentazioni contro le piramidi di sassi

Oltre a generare confusione negli escursionisti che si sono persi, i critici sostengono che le pile di sassi siano una forma di insensibilità culturale nei confronti dei residenti passati e attuali e richiamano l’attenzione generale agli effetti generati sull’ecosistema locale. Lungo i sentieri di montagna, basta che una roccia cada da una torretta per innescare una frana e mettere a repentaglio la vista di un escursionista. Anche adottando le dovute accortezze, restano un elemento paesaggistico di disturbo, "un pugno nell’occhio" a detta di fotografi e amanti della natura.

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trekking e meditazione
Il regolamento ufficiale sulla costruzione di torrette di pietre varia a seconda del paese© Peter Lourenco / Getty

Il regolamento vigente

Alcuni parchi nazionali ricorrono alle pile di sassi per segnalare il sentiero, vietando ai visitatori di aggiungere altre piramidi fuorvianti. Proprio come intagliare le iniziali sulla corteccia di un albero, lasciare la spazzatura in un bivacco o imbrattare una parete rocciosa con la vernice spray, impilare le rocce nella maggior parte (ma non in tutti) i parchi nazionali è punibile dalle stesse leggi che proteggono questi luoghi dagli atti di vandalismo.

Per differenziare gli indicatori ufficiali dalle sculture estemporanee, il National Park Service degli Stati Uniti consiglia ai visitatori di consultare i ranger, pronti a spiegarvi come riconoscere i materiali e le forme standard delle piramidi per la segnaletica.

"Incoraggiamo sempre i visitatori ad avere un piano per trovare la via attraverso la natura selvaggia del parco." Ha spiegato Jonathan Shafer, portavoce dello Zion National Park, sottolineando che le torrette non dovrebbero mai essere l’unico strumento per orientarsi. "Soprattutto nelle aree più selvagge, è importante disporre di strumenti più accurati come mappe, bussole o dispositivi dotati di GPS."

Meglio riportare le rocce dove erano, una volta scattata la foto © Daniel Hanscom / Getty Images / iStockphoto
Meglio riportare le rocce dove erano, una volta scattata la foto © Daniel Hanscom / Getty Images / iStockphoto
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Tiriamo le somme

Impilare i sassi non è necessariamente una pratica dannosa, ma comporta dei rischi. Per molte persone, ha proprietà terapeutiche, per alcune è una forma d’arte. Nei luoghi più remoti della Terra, riescono a salvare vite umane. Assicuratevi sempre di seguire le normative locali ed evitate di costruire piramidi di sassi nei parchi nazionali o nelle aree protette. E se sentite l’impulso di sedervi a fianco di un sentiero o della riva di un fiume e di costruire qualcosa, seguite la politica "non lasciare tracce" di Grab. "Una volta impilati, smonto tutto. Come per chiudere il ciclo".

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