Centro storico di San Marino, e poi?
Forse chi sale fino a San Marino non si aspetta di imbattersi in tanta storia, tradizioni così radicate, un centro medievale perfettamente conservato. E poi nella sua gente orgogliosa delle proprie origini, nei prodotti del territorio preziosi e in una natura che stimola all’avventura e offre escursioni sorprendenti. Ed è proprio per questo che lo stato che ha fatto della libertà il suo tesoro più prezioso sarà una scoperta ancora più emozionante. Perché la Repubblica non è solo il suo centro ‘gioiello’, non è solo i suoi musei, o la passeggiata tra i negozi turistici; è soprattutto in quei luoghi da scoprire, nei quali ci si imbatte quasi per caso, per il consiglio di un amico, per un sentito dire, per la curiosità di alcuni viaggiatori. E che diventano, dopo averli visitati, una delle vere ragioni per salire fin quassù.
Ancora in centro storico
Prima di abbandonare il centro storico per le vostre peregrinazioni, ci sono ancora due luoghi che dovreste visitare per innamorarvi di San Marino. Uno è la Cava dei Balestrieri, inaugurata nel 1971, un anfiteatro ricavato nella roccia del Monte Titano che è stato cava di estrazione della pietra arenaria per il Palazzo Pubblico alla fine dell’Ottocento; questa pratica di estrazione ne ha fatto l’anfiteatro naturale che vedete. Dal 1971 è un’arena per il tiro con la balestra. E qui ogni 3 settembre si tiene il Palio delle Balestre Grandi. Nel 1956 nasce ufficialmente la Federazione Balestrieri Sammarinesi e la Cava è il punto di riferimento fisso, oltre che per il Palio, anche per gli allenamenti della Federazione. Dopo un lungo periodo di sospensione, il Palio è stato ripristinato nel 1956 e da allora si svolge con costumi storici che ripropongono le divise delle nove squadre e i colori che rappresentano le bandiere dei nove Castelli. Tra cortei in costume, bandiere al vento e un ritmo scandito da tamburi e trombe, il pubblico attraversa la memoria della Repubblica. Gli sbandieratori sfidano la gravità con lanci di precisione millimetrica, mentre le danze medievali riportano in vita l’eleganza delle corti e l’allegria delle antiche feste. C’è ancora un altro luogo che racconta questo piccolo stato dalla vocazione culturale, la Galleria Nazionale San Marino, diretta da Rita Canarezza, della quale si percepisce subito l’entusiasta passione per l’arte. Tutto inizia nel 1956 con il Premio d’arte figurativa del Titano e le successive biennali d’arte, dedicate al contemporaneo, che negli anni hanno creato molto fermento. Le opere premiate nelle varie edizioni costituiscono il nucleo della raccolta statale, oggi ordinata in sezioni tematiche e che conta lavori di pittori, scultori e artisti di ricerca attivi dal secondo dopoguerra a oggi. Oggi si ammirano anche opere di Renato Guttuso, Corrado Cagli, Emilio Vedova, Enzo Cucchi, tra gli altri.
Un trenino storico
Poche cose hanno fascino come un trenino storico che torna a muoversi e che dentro è rimasto come una volta. A San Marino è possibile salire a bordo del Trenino Bianco Azzurro, che dal 1932 al 1944 ha collegato Rimini a San Marino, una vera e propria innovazione per l’epoca grazie all’utilizzo della trazione elettrica a corrente continua. Siamo saliti sull’elettromotrice AB03 dello storico Trenino Bianco e Azzurro e abbiamo incontrato Valeriano Vagnini, macchinista e fondatore dell’omonima associazione, che da bravo capotreno, come un tempo, armato di fischietto e bandiera, ci ha condotto lungo la Galleria Montale, a bordo del mezzo storico: al suo interno si visitano la prima e la terza classe, dove tutto è come era allora, inclusi i velluti rossi dei sedili. All’interno della galleria è anche possibile vedere l’intervento artistico site specific di Maurizio Cattelan, che raffigura la scritta del suo nome con tre T. Per rimanere in tema, a San Marino si possono visitare, anche in bicicletta, le Gallerie sul vecchio percorso della ferrovia, come quelle del Borgo, di Cerbaiola e di Montalbo; quelle aperte al pubblico e percorribili sono ormai poche ma in passato erano 17. Durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale ospitarono migliaia di sfollati e rifugiati ed entrandovi si può vedere, non senza essere pervasi da un po’ di angoscia, lo spazio che era destinato a ogni famiglia.
Camminare e cucinare
Chi visita San Marino non lo fa, tra i primi motivi, per motivi escursionistici. Sbagliato, dato che la Repubblica ha interessanti sentieri per camminatori, tra questi c’è il Sentiero della Rupe, che si snoda dal centro storico di Borgo Maggiore a quello di San Marino, conduce in mezzo al bosco del Monte Titano e costeggia le pareti rocciose e gli affacci sull’Adriatico. È lungo poco meno di 5km e si percorre in un paio d’ore. Vedrete vie d’arrampicata, la nidificazione del falco pellegrino, piante rare e il santuario della Tanaccia, una grotta naturale che è un sito archeologico frequentato dal V secolo a.C. al IV secolo d.C. Guardandovi ancora attorno al centro storico di San Marino, troverete il Podere Lesignano, fondato nel 1850, nel quale si sono alternate ben cinque generazioni, che punta su turismo rurale e sulla coltivazione di viti, ulivi e grano per la produzione di vino, olio e farina. Il consiglio è di partecipare a una delle cooking class sotto al portico della casa di famiglia con vista sulla campagna, per imparare tutti i segreti della preparazione delle tagliatelle al ragù e dei dolci della tradizione, come il bustrengo, che preparerete e potrete assaggiare una volta sfornato, proprio come abbiamo fatto noi. Curiosità: qui si trova anche il San Marino Jinja, primo monumento di stile shintoista realizzato in Europa, un simbolo di amicizia e pace tra San Marino e il Giappone; è un monumento dedicato alle vittime del Grande Terremoto del Tohoku dell’11 marzo 2011, che colpì il Giappone.
Iscriviti alla nostra newsletter! Per te ogni settimana consigli di viaggio, offerte speciali, storie dal mondo e il 30% di sconto sul tuo primo ordine.
La storia contadina e i vigneti
Il Consorzio Terra di San Marino tutela e promuove i prodotti locali, come carne, miele, latte, vino, olio, cercando di tramandare l’importanza della filosofia rurale e del chilometro zero. La sede è a Casa di Fabrica, uno degli edifici rurali più antichi del territorio sulla strada che porta a Montecchio, dove è ospitato anche il Museo della Civiltà Contadina, con la cucina al piano terra e la camera da letto al primo piano, al cui interno si ammirano oggetti tradizionali di uso comune come il falcetto, il telaio, gli attrezzi per aggiustare le scarpe, i sacchi di frumento e di orzo. Il museo è particolarmente curato e ricco di oggetti davvero ben tenuti, alcuni di questi rari. Eccellenza della Repubblica è anche la Cantina di San Marino, un consorzio con 100 soci e 120 ettari di vigneti, che persegue il recupero del patrimonio viticolo autoctono, la raccolta a mano, la commercializzazione al momento giusto per rispettare il prodotto. Passate di qua per mettere in valigia una buona bottiglia di Ribolla di San Marino, di Biancale o di Sangiovese, vini che nascono in un terreno ideale, come vi racconteranno visitando la cantina, grazie al clima temperato con escursioni notturne, gli Appennini alle spalle e il mare davanti.
La ceramica solidale
Prima di lasciare San Marino, fate un salto al laboratorio Ceramica Barbò, per trovare qualcosa di autentico da acquistare: ceramiche smaltate e decorate, pezzi unici dei quali ammirare tutte le fasi della lavorazione come la colatura, la spugnatura, la decorazione e la smaltatura, tutte realizzate a mano. Visitare il laboratorio di ceramica Barbò significa vedere da vicino l’arte artigiana della Repubblica, ma soprattutto apprezzare il lavoro della Cooperativa sociale InVolo, che si occupa di inclusione lavorativa di persone con fragilità. Nello shop cercate le ceramiche decorate dai simpatici e curiosi disegni di Lorenzo, un ragazzo autistico che nell’arte ha trovato il suo linguaggio. San Marino è anche questo.