La scena artistica alternativa di Parigi

A Parigi, gli edifici abbandonati sono diventati i nuovi luoghi dell’arte, spazi ibridi che i parigini frequentano con entusiasmo e che stanno rendendo la scena artistica molto più aperta e inclusiva rispetto a una decina di anni fa.

Point Éphémère, Parigi © EricBery  / Shutterstock
Point Éphémère, Parigi © EricBery / Shutterstock
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Pensare fuori dagli schemi

La Francia è uno dei paesi che investono di più al mondo nel settore dell’arte, a riprova dell’importanza qui attribuita alla cultura. Parigi vanta da sempre una realtà artistica particolarmente ricca e dinamica, cui contribuisce il gran numero di teatri, cinema, sale da concerto, gallerie e musei. Tuttavia, accanto alle grandi istituzioni ci sono numerosi spazi più piccoli e collettivi autogestiti, che mostrano come il panorama locale sia ancor più vario e sfaccettato di quanto appaia a prima vista. Negli ultimi vent’anni iniziative come La Bellevilloise, Le 104, Mains d’Oeuvres, Ground Control e Point Éphémère hanno acceso i riflettori su un più ampio spettro di forme espressive e artisti di tutto il mondo, sfidando i meccanismi tradizionali e aprendo le porte a persone che non fanno necessariamente parte delle élite culturali.

Lo spazio 59 Rivoli  © Alex_Mastro  / Shutterstock
Lo spazio 59 Rivoli © Alex_Mastro / Shutterstock

L’arte nelle case occupate

Prima che Nicolas Sarkozy fosse eletto presidente nel 2007 (il suo mandato durò fino al 2012), la scena artistica indipendente orbitava soprattutto intorno ai cosiddetti squat, ovvero edifici abbandonati occupati da collettivi di artisti che vi prendevano alloggio, vi allestivano i loro atelier e vi organizzavano mostre ed eventi durante tutto l’anno. Ne sono un esempio La Petite Rockette (11e), Les Grands Voisins (14e), La Miroiterie (20e) e La Suite (13e). Operando come spazi artistici a tutti gli effetti, gli squat hanno trovato il modo di inserirsi nei circuiti artistici più consolidati. I lavori esposti avevano un carattere spesso anarchico e sperimentale. Nel frattempo molte di queste case occupate sono state chiuse, con qualche eccezione divenuta spazio espositivo permanente, avendo ottenuto i permessi necessari a continuare l’attività.

Il 59 Rivoli (1er), per esempio, è un raro caso in cui gli artisti hanno preso possesso di uno stabile nel cuore della capitale, lungo una delle principali vie dello shopping, e lo hanno aperto al pubblico trasformandolo in un simbolo della vivacità artistica parigina.

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Il centro Ground Control © EQRoy  / Shutterstock
Il centro Ground Control © EQRoy / Shutterstock

Reinventare le stazioni dismesse

Nel 2016 si è aperto un nuovo capitolo per la scena artistica locale, quando la SNCF, la principale società pubblica dei trasporti ferroviari, ha deciso di vendere o affittare alcune delle sue proprietà in città e in periferia. Da allora La Petite Ceinture, la ferrovia dismessa che circonda la città, ha iniziato a essere oggetto di interventi di recupero: alcuni tratti dei binari sono diventati verdi passeggiate aperte al pubblico e le stazioni abbandonate sono state convertite in tiers lieux (spazi ibridi) con bar e ristoranti che organizzano eventi di vario tipo, tra cui concerti, mostre, festival e mercati.

Due di queste realtà sono Le Hasard Ludique e La REcyclerie (entrambe nel 18e arrondissement). In alcuni casi è stata la stessa SNCF a invitare la comunità artistica a presentare progetti di recupero per alcuni dei suoi edifici abbandonati. Da un’ex stazione ferroviaria è nata così La Gare (19e), jazz club con un piano interrato dove si tengono serate techno.

Dai resti di una vecchia stazione dei treni a carbone ad Aubervilliers ha preso vita La Station – Gare des Mines, spazio di musica sperimentale, mentre un’ex stazione merci a Pantin ospita oggi La Cité Fertile, progetto ecologico e sociale con orti urbani, un servizio di ristorazione ed eventi tutto l’anno. Altre stazioni riconvertite sono Poinçon (14e), l’ex terminal Montrouge–Ceinture, oggi bar-ristorante e spazio per eventi, l’Auteuil Brasserie e Andia, due ristoranti nel 16e arrondissement ricavati anch’essi da vecchie stazioni ferroviarie.

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La rinascita postpandemica

Trasformare una stazione dismessa in un polo artistico ormai non è più una novità. Negli ultimi anni, soprattutto da quando il mondo è tornato a mettersi in moto dopo la pandemia, Parigi ha visto nascere tiers lieux e spazi pop-up allestiti su friches (terreni abbandonati) che in qualche caso sono diventati realtà permanenti e che contribuiscono ad arricchire e diversificare l’offerta artistica della città. Associazioni culturali e fondazioni sono sempre a caccia di stabilimenti in disuso nelle zone periferiche.

Nell’aprile del 2022 l’incubatore di artisti POUSH ha rilevato un’ex fabbrica di profumi (20.000 mq) nel sobborgo di Aubervilliers, dove ha creato residenze per artisti (ne ospita 250 da 30 paesi diversi), spazi espositivi e sale per eventi, divenendo il più grande polo artistico di Parigi. Più di recente la Fondation Fiminco ha inaugurato uno spazio analogo, con residenze e una birreria a Romainville, sempre alla periferia nord-est della città. Soukmachines, l’associazione che ha messo in piedi tiers lieux come il 6B, ricavato in un ex edificio per uffici a SaintDenis (in attività dal 2010), o come la Halle Papin a Pantin e L’Orfèvrerie nella stessa zona (ambedue chiuse nel frattempo), ha poi rivolto l’attenzione sugli ex studi cinematografici della casa di produzione Éclair a Épinay-sur-Seine, dove ha ottenuto un contratto di locazione di sei anni per continuare a organizzare i suoi eventi e le sue grigliate estive. Il collettivo ha aperto anche un altro spazio (affittato per 10 anni) in un ex palazzo di uffici a Gennevilliers, un sobborgo a nord di Parigi.

A Meudon, alla periferia sud-ovest della capitale, un’ex fabbrica di dirigibili, rimasta inutilizzata per oltre quarant’anni, ha ripreso vita come spazio culturale. Nell’ultimo anno il nuovo polo artistico Les Galeries ha aperto i battenti nei sotterranei dell’ex grande magazzino Galeries Lafayette a Montparnasse, dove offre anche intrattenimento notturno. In effetti, anche la movida parigina ha ripreso slancio, con l’affermarsi di club in stile berlinese come Essaim, vicino alla Gare de l’Est, e Mia Mao a La Villette, oltre all’apertura di locali più piccoli quali La Fête in place de Clichy e il Fawa Wafa, sotto il cavalcavia vicino al 19e arrondissement.

Spazi riutilizzati nel centro storico

Anche gli spazi abbandonati nel cuore di Parigi, benché più rari, diventano luoghi dell’arte. Césure è un centro creativo per concerti, mostre, spettacoli teatrali ed eventi, con annesso ristorante, ricavato da un ex edificio del campus della Sorbonne, nel Quartiere Latino. Il tutto è gestito dalla cooperativa Plateau Urbain, che affitta spazi a prezzi popolari ad artisti, studenti ed enti di beneficenza.

Friches degne di nota in città (aperte solo in estate) sono il Jardin21, giardino urbano sul canale nel 19e arrondissement ideato dalla stessa associazione che gestisce il vicino Glazart (spazio alternativo che movimenta da tempo la vita notturna), e 88 Ménilmontant, che ha preso il posto della vecchia Miroiterie, un’ex fabbrica di specchi oggi sede di concerti punk-rock.

Molti luoghi in disuso custodiscono frammenti del passato e recuperarli serve a ripercorrere la storia di industrie o ferrovie scomparse, destinarli a un nuovo utilizzo e rivitalizzare le periferie in cui si trovano. La loro trasformazione in spazi alternativi per l’arte crea non solo occasioni in cui il pubblico può entrare in contatto con realtà più dirette e tangibili rispetto all’offerta dei musei e delle gallerie tradizionali, ma dimostra anche che esistono altri modi di interagire con l’arte, magari sorseggiando nel frattempo una birra.

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