Chavín de Huántar
- Chavín de Huántar, Perú
- Attrazione - Rovine
Questo sito dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1985 è considerato uno dei più rappresentativi del cosiddetto periodo formativo medio-tardo (circa 1200-500 a.C.), e fu uno dei numerosi centri cerimoniali relativamente indipendenti e in concorrenza tra loro che erano disseminati a quei tempi in tutte le Ande centrali. Si tratta di una stupenda testimonianza architettonica con grandi strutture simili a templi e un labirinto di gallerie sotterranee, oggi illuminate elettricamente. Nel corso dei secoli il sito fu abitato, e sopra le rovine vennero costruiti degli edifici e si rimossero anche pietre della struttura originaria, spesso scolpite; inoltre, nel 1945 una grossa frana provocata da intense precipitazioni seppellì una vasta area. Ciononostante, lo stato di conservazione delle rovine è sufficiente per consentire di farsi un’idea di una delle civiltà più antiche del Perú.
Il sito di Chavín è composto da una serie di templi più o meno antichi, eretti tra il 1200 e il 500 a.C., ma la maggior parte delle strutture che vediamo oggi appartiene a un grande intervento urbanistico effettuato tra il 900 e 700 a.C. Al centro del complesso si trova una vasta piazza centrale, leggermente più bassa rispetto al terreno circostante e caratterizzata - come il resto del sito - da un ingegnoso sistema di canali di drenaggio delle acque. Dalla piazza, un’ampia scalinata sale al portale che fronteggia l’edificio più grande e importante del sito, chiamato il Castillo, che nel corso dei secoli è rimasto in piedi nonostante alcuni devastanti terremoti. Costruito su tre diversi livelli con la tecnica della pietra a secco (nella quale sono talvolta inseriti dei blocchi più grandi), ha muri che un tempo erano ornati da chiavi di volta chiamate tenon (blocchi scolpiti a foggia di testa umana con caratteristiche animali, fornite di chiodi di pietra nella parte posteriore per essere inserite all’interno di una parete). Oggi solo una di queste sculture è ancora nella sua collocazione originale, mentre le altre si possono vedere nel museo locale dedicato al sito.
Le gallerie che si snodano sotto il Castillo rappresentano una straordinaria opera d’ingegneria, e formano una sorta di labirinto di corridoi, camere e condotti. Nel cuore del complesso si trova un monolite di granito bianco meravigliosamente scolpito, alto 4,5 m, noto con il nome di Lanzón de Chavín. In linea con lo stile tipico di Chavín, che ritraeva personaggi terrificanti, i bassorilievi incisi sul Lanzón rappresentano un uomo con la testa avvolta da serpenti e la bocca piena di zanne feroci, probabilmente di un felino. Data la sua posizione centrale e di spicco all’interno del complesso cerimoniale, il Lanzón era quasi certamente oggetto di venerazione e viene talvolta definito il Dio Sorridente, sebbene la sua espressione sia tutt’altro che amichevole.
Diversi curiosi elementi della costruzione, come la strana posizione dei canali dell’acqua e l’utilizzo di minerali lucidati a specchio per riflettere la luce, hanno portato alcuni archeologi dell’Università di Stanford a ritenere che la struttura servisse a suscitare una sorta di sgomento e timore reverenziale nella popolazione. Per inculcare la paura nei non credenti, si è ipotizzato che i sacerdoti manipolassero luci e suoni soffiando in strumenti simili a trombe, amplificando il rumore dell’acqua che scorreva nei canali appositamente progettati e riflettendo la luce del sole tramite i canali di ventilazione. Ai disorientati novizi del culto, inoltre, si facevano probabilmente assumere sostanze allucinogene, come il cactus di San Pedro, prima del loro ingresso nel buio labirinto. Tutte queste tattiche conferivano ai sacerdoti il loro temibile potere.
Il nuovo e bellissimo Museo Nacional de Chavín(ingresso libero; 9-17 mar-dom), finanziato dai governi peruviano e giapponese, espone la maggior parte delle elaborate e terrificanti teste tenon nonché il magnifico Obelisco di Tello, un’altra pietra scolpita che fu oggetto di culto e i cui bassorilievi rappresentano un caimano e altri animali feroci. L’obelisco fu trasferito in un museo di Lima molti anni prima della frana che nel 1945 distrusse il museo originale, ed è stato riportato a Chavín soltanto nel 2009.
Per sfruttare al meglio la vostra visita fatevi accompagnare da una guida (S30) oppure partecipate a una gita organizzata (comprensiva dei trasporti) da Huaraz; quest’ultima soluzione è senz’altro la più conveniente dal punto di vista economico, soprattutto perché potrebbe essere difficile trovare un autobus per rientrare a Huaraz da Chavín nel tardo pomeriggio - magari sarete costretti a prendere un colectivo non autorizzato (S25, questi mezzi vengono chiamati piratas), oppure a recarvi a San Marcos (S2, 15 min) e cercare un combi (S25, 2 h 30 min) o un colectivo (da S20 a S25, 2 h 30 min) per Huaraz.