
foto di Steve Hutton
Sin da quando nel XV secolo gli esploratori ritornarono dal lontano nord con racconti strambi e confusi su un'isolata regione popolata da pelosi pigmei, unicorni, visioni assillanti e cittadelle di ghiaccio, Ultima Thule è sempre stata la fantasia di tutte le fantasie. I poeti, da Virgilio a Henry Wadsworth Longfellow l'hanno celebrata in versi; la Repubblica di Weimar l'ha utilizzata come modello per una delle sue mitiche società nordico-germaniche; i gruppi rock di capelloni degli anni Settanta l'hanno usata per lanciare alla gioventù un appello alla ribellione.
Neppure la macchina della tecnologia globale è riuscita a sminuire il mito. La Groenlandia, e in particolare la regione settentrionale di Ultima Thule, rimane una terra di proporzioni fantastiche e semimitiche. L'aurora boreale, la vasta tundra, le luccicanti colonne di ghiaccio e i mostruosi ghiacciai da cui si staccano gli iceberg sono una cosa; il freddo, gli igloo, le slitte trainate da cani e gli inuit proverbialmente silenziosi un'altra. Ma una terra con un'atmosfera che provoca miraggi, in grado di far apparire un'intera città dal nulla non può che meritare una visita.
Neppure la macchina della tecnologia globale è riuscita a sminuire il mito. La Groenlandia, e in particolare la regione settentrionale di Ultima Thule, rimane una terra di proporzioni fantastiche e semimitiche. L'aurora boreale, la vasta tundra, le luccicanti colonne di ghiaccio e i mostruosi ghiacciai da cui si staccano gli iceberg sono una cosa; il freddo, gli igloo, le slitte trainate da cani e gli inuit proverbialmente silenziosi un'altra. Ma una terra con un'atmosfera che provoca miraggi, in grado di far apparire un'intera città dal nulla non può che meritare una visita.

