le tappe

  • Parc National des Volcans

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di Daniela Bellan

RWANDA: i gorilla di montagna

parc national des volcans

Sulle tracce dei gorilla di montagna.

giorno 25/02/2006

Alle 7 precise siamo negli uffici del Parc National des Volcans, esibiamo i permessi prenotati e pagati 7 mesi fa, ci assegnano una guida e attendiamo che vengano formati i gruppi.
Ci siamo! Siamo 8 persone, il gruppo di gorilla di montagna che andremo a visitare è il più numeroso, si tratta del gruppo Susa, composto da 35 individui, con ben 4 maschi dominanti (silverback). Il vulcano Karisimbi, dove si trovano i “nostri” bestioni è il più lontano.
La guida elenca le rigide regole alle quali dobbiamo sottostare, ci mostra le foto di tutti i gorilla appartenenti al gruppo, dopo le ultime istruzioni siamo pronti, si può finalmente partire.
Con le jeep percorriamo una pista sterrata molto sconnessa, in circa due ore raggiungiamo il “nostro” vulcano (ogni gruppo di turisti visiterà i gorilla in un luogo diverso) posteggiamo, alle 9,30 comincia quella che sarà una lunghissima ed inimmaginabile avventura.
Attraversiamo dapprima campi coltivati, entriamo in un fitto bosco di bambù ed infine nel folto della foresta.
Non c’è sentiero, davanti a noi i battitori aprono, a colpi di machete, in un intrico di vegetazione alta e spinosa, un passaggio. Si sale ripidamente, il percorso è molto faticoso, siamo stremati dal caldo, dalle punture delle spine, dal prurito delle ortiche che ci torturano nonostante abbiamo braccia e gambe coperte da indumenti di tessuto spesso, come se non bastasse ci sono le zanzare più grosse del Mondo, non sono portatrici di malaria, ma sono piuttosto inquietanti, spesso si scivola e si cade.
Camminiamo ormai da oltre tre ore, la guida è in costante contatto radio con i tracker che sono vicini ai gorilla, ma noi siamo ancora lontani.
Durante le brevi soste per riprendere fiato, la guida ci mostra orchidee, lobelie e altri tipi di piante, ma nessuno ha energie da spendere anche solo per scattare una foto, siamo indifferenti a tutto ciò che la natura offre con grande generosità.
Dopo l’ultima segnalazione la guida comunica che smetteremo di salire, ora si procede in orizzontale in un tratto di foresta ancora più fitta ed impenetrabile fino a quando davanti a noi la “strada” finisce e ci affacciamo su una valletta piuttosto profonda.
Siamo smarriti quando la guida ci comunica che dobbiamo scendere in quel barato per poi risalire sull’altro versante.
Ci vorrebbe un bel ponte (come direbbero a Zelig: ho fatto la battuta!)
La guida dice: “non preoccupatevi, vi aiuteremo!”
Non siamo molto tranquillizzati da queste parole, ma non abbiamo scelta.
L’impresa si rivela ancor più difficile e, se possibile, ancora più faticosa di quanto potessimo immaginare, richiederà ancora 1,30 ore di cammino (parola grossa!) procediamo molto lentamente perché la vegetazione è fittissima, il terreno umido e scivoloso, spesso lo strato di foglie e di rami secchi nasconde buche dove si sprofonda fin oltre il ginocchio, procediamo in silenzio con grande sforzo, aiutati nei tratti più difficili dal personale che ci scorta, che prima apre un varco nella vegetazione e poi ci sorregge saldamente – uno ad uno – nei punti più ripidi sia in discesa che in salita, in un tratto particolarmente ripido e senza appigli naturali siamo costretti a sederci per terra e a lasciarci scivolare in quella che sembra una discesa senza fine, non senza timore delle spine, che fortunatamente solo lì hanno avuto pietà di noi e soprattutto dei nostri fondoschiena.
Ci sono momenti in cui, sopraffatta dalla fatica, penso di rinunciare (pensiero che a fine giornata ognuno di noi confesserà di aver avuto) mi dico: “ma che m’importa dei gorilla!” vado in ogni caso avanti, i volti dei miei compagni sono contratti dalla fatica e dalla sofferenza, ci troviamo oltretutto ad un’altezza di 3.500 m.
La guida è sempre in contatto radio con i tracker, ma sembra che il momento dell’incontro non arrivi mai, stiamo ormai arrancando da 4,30 ore quando sento pronunciare una frase alla quale fatico a credere: “Ci siamo! Ancora due minuti!”.
Sentiamo altre voci umane, sono la prima della fila, quindi la prima a raggiungere una persona dal volto sorridente che allunga una mano e mi tira su per l’ultimo ripido gradino, dice qualche cosa che non capisco, sono distrutta e confusa, ho la testa che mi scoppia, seguo con lo sguardo la direzione indicata dalla sua mano, vedo un cespuglio, poco sopra … la testa e le spalle di un primo gorilla, non ho reazioni, poi intravedo tra la vegetazione una grossa macchia nera, è il faccione enorme di un silverback, la dimensione di quella testa è impressionante, ho visto i gorilla in fotografia, ma non avrei mai immaginato che fossero tanto enormi, sono stupefatta, mi scuoto e realizzo, è proprio finita, sono davanti ai gorilla, l’emozione finalmente si fa largo.
Arrivano anche gli altri, vedo occhi lucidi dalla commozione, sento commenti di stupore, di meraviglia e di sollievo per la fine delle fatiche e dei tormenti, è un momento intenso per tutti, a quel punto passa tutto, non sento più la fatica e tutto il resto, mi isolo, non sento e non vedo più nessuno, ora ho occhi e sensi solo per i gorilla.
Aggiriamo il cespuglio che li nasconde, ed eccoli – subito dopo - vicinissimi proprio davanti a noi, ora vedo il silverback per intero, è enorme, poi qualche adolescente e diversi cuccioli, il maschio dominante è tranquillo, prima sta seduto strappando rami e mangiando le foglie, poi si sdraia pigramente a pancia all’aria, un piccolo si batte i pugni sul petto, non potevo credere che facessero davvero quel gesto, invece l’ho appena visto! altri giocano, si rincorrono, fingono di azzuffarsi in un groviglio confuso, finiscono poi con l’abbracciarsi teneramente, altri due si avvicinano a meno di due metri, sono attimi veramente intensi, devo riconoscere che i racconti di altri viaggiatori, letti in precedenza, non sono per nulla esagerati, si può capire l’esatta intensità dell’emozione solo nel momento in cui la si prova di persona.
Dopo aver osservato e strafotografato questo primo gruppetto familiare, ci spostiamo di pochi passi, in una radura tanto bella da sembrare quasi un set cinematografico c’è un altro gruppo di gorilla con due silverback, uno impegnato a mangiare foglie servendosi di due bellissime manone, fatte proprio come le nostre, ma un “pochino” più grosse e nere, l’altro indeciso tra il guardarsi intorno o dormicchiare, finirà col scegliere di fare una pennichella dopo aver sonoramente svuotato la pancia dall’aria che evidentemente lo tormentava.
Grosso l’animale, adeguato il boato!
Tra i cespugli, i tracker aprono con il machete una “finestra”, dietro c’è una femmina con in braccio l’ultimo nato, una palla di pelo arruffato di circa 6 mesi, tutto ritto e con due occhioni vispi e spalancati, una vera bellezza, non sbaglio nel dire che è la “star” più ammirata e fotografata.
Una femmina adulta si avvicina ad uno dei silverback, si mette spalla a spalla con il bestione, appoggiando infine la testa a quella del compagno, che tenerezza, se non fosse che sono enormi e pelosi sembrerebbero umani, mi fanno pensare ad una coppia di vecchietti innamorati.
I gorilla sono parecchi, non voglio perderne neppure uno, giro lo sguardo ovunque e vedo scene tenerissime come quella di due cuccioli che si rincorrono sui rami di un albero o quella comica di un gorilla troppo pesante per il ramo scelto, costretto ad aggrapparsi in extremis per non cadere, infine l’enorme silverback che, terminato il pasto, seduto su un letto di foglie tiene d’occhio tutta la discendenza.
L’ora a disposizione sta per scadere, la guida annuncia che mancano 5 minuti, ci prepariamo a salutare i gorilla, scattiamo le ultime foto e diligenti ci avviamo per il ritorno.
Ciao gorilla di montagna, potervi osservare è stato un privilegio ed una emozione grandissima.
Grazie mille a voi e soprattutto a tutto il personale del Parco.
Ci aspettano altre tre ore di cammino. E’ stata una faticaccia, ma l’ora trascorsa con i gorilla vale sicuramente il sacrificio.
Due ore di macchina per tornare in albergo, siamo così stanchi che non avremmo neppure voglia di cenare, ma, avendo saltato il pranzo, ci imponiamo di farlo, subito dopo a nanna con i muscoli indolenziti e numerose escoriazioni provocate dalle spine, ma con il ricordo dei faccioni, degli sguardi saggi dei gorilla e del pelo arruffato del più piccolo.