Segnalazione di abuso

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di Laura Bottone

Ripartirei ora per il Giappone

tokyo, kyoto, hiroshima, kobe ed okinawa

ripartirei ora per il Giappone e Okinawa

giorno 01/09/2009

Questo è il racconto del nostro viaggio di nozze di 18 giorni in Giappone. Vorrei riuscire a trasmettere tutte le emozioni e le sensazioni che abbiamo vissuto in questa terra ma non credo che le mie parole possano bastare per rendere a pieno tutte le immagini che ho negli occhi. Partirò dalla fine..il 18 settembre ci svegliamo alla 4:30 per andare a prendere il volo che da Okinawa ci porterà a Osaka e poi a Parigi. Sono molto addormentata eppure riesco a essere tristissima quando trascino la valigia lungo l’infinito corridoio del nostro albergo. Ma decido di soffrire alla maniera giapponese…in silenzio per non disturbare nessuno! Ci salutano dandoci la nostra colazione al sacco e prendiamo il taxi che in 1 ora ci porterà in aeroporto. Arriviamo poco prima delle 6 e le porte sono ancora chiuse. Scopriremo che il check in per i voli con coincidenza internazionale aprirà solo alle 6:30. A saperlo si poteva dormire un ora di più. Partiamo puntualissimi (ormai come dubitarne) e arriviamo a Osaka alle 9:40. Abbiamo deciso di ripartire dall’aeroporto del Kansai perché volevo vedere l’opera di Piano. Resto delusa… Alle 11:40 partiamo con un volo Air France che durerà 12 lunghissime ore, decisamente più lunghe di quelle dell’andata e arriviamo a Parigi dove ci attendono altre 3 ore di infinita attesa prima di prendere il nostro volo che ci riporterà a Genova e alla conclusione di questo viaggio..
Ma cominciamo dall’inizio! Abbiamo cominciato a organizzare il viaggio mesi prima visto che comunque abbiamo dovuto pianificare la lista nozze. Abbiamo prenotato tramite agenzia i voli, il Japan Rail pass per due settimane e gli alberghi. Visto che in Giappone non ci sono indirizzi ci siamo muniti di piantine per rendere più semplice trovare i vari alberghi. Ho anche tentato di imparare un po’ di Giapponese utilizzando un’allettante grammatica dal titolo “il giapponese in 30 giorni”. E’ stato divertente anche se i risultati abbastanza deludenti. E’ comunque frustrante rendersi conto che leggere il Giapponese è un’impresa impossibile e richiede troppo tempo. Tuttavia non eravamo decisamente preparati al primo impatto con Tokyo. Arriviamo all’aeroporto Narita il 1 settembre intorno alle 14:00. Sbrighiamo le formalità doganali e veniamo subito forniti di un opuscolo sui gravi rischi della nuova influenza e ci omaggiano anche di una mascherina preventiva. Andiamo a cambiare il nostro pass e prenotiamo 2 posti sul Narita express delle 15:30. Ci danno anche il time table con gli orari degli shinkansen, che risulta molto utile per pianificare gli spostamenti.
Alle 17:00 approdiamo a Shinjuku e veniamo travolti da una fiumana di gente in movimento. In effetti è quasi ora di punta. Ci impegniamo a trovare l’uscita giusta della stazione anche perché sbagliarla vorrebbe dire girovagare con le valigie senza speranza di trovare l’albergo! Per magia l’azzecchiamo e in 5 minuti arriviamo al nostro albergo lo star hotel Shinjuku. Appena entriamo in camera cominciano le comiche: sembra la stanza dei sette nani dove però alloggia un nano solo!!! Dobbiamo organizzarci per far passare le valigie che devono rimanere per forza chiuse se noi vogliamo riuscire a muoverci nella stanza!! Però c’è la giacca da camera, le pantofole e il mitico wc ipertecnologico con i vari tasti che corrispondono a funzioni ancora misteriose…ne rimango affascinata! Una doccia veloce e ci buttiamo nel caos del quartiere. In effetti le luci, le scritte in giapponese la folla di impiegati che si aggira per le strade ci stordisce un po’, vaghiamo per 10 minuti senza proferire parola e pensando…ma dove caspita siamo finiti??? Dopo questo vagabondare cominciamo a cercare il ristorante per la cena..la scelta è difficile e mangerei qualsiasi cosa. Optiamo per un ristorante che fa yakitori e scopriamo che abbiamo pure la connessione wi fi…ne approfittiamo subito e utilizziamo skype per chiamare casa! Siamo parecchio stanchi e dopo un giro del quartiere torniamo in albergo. Lungo la strada, sotto il ponte della ferrovia alloggiano due barboni, ognuno dentro la sua scatola di cartone con le scarpe ordinatamente riposte all’esterno.
Il 2 settembre, dopo una colazione rigorosamente giapponese (pesce essiccato, riso, alghe, tofù e quant’altro) abbiamo appuntamento con la nostra free-guide Mariko alle 10:30 in albergo. Abbiamo preso contatti tramite il sito www.tokyofreeguide.com , circa un mese prima della partenza. Si tratta di un gruppo di volontari chi accompagna i turisti per le strade della città gratuitamente, noi dobbiamo pagare i trasporti e il pranzo! Puntuale come un orologio svizzero arriva Mariko insieme ad una sua amica che ha fatto richiesta per diventare una giuda ma è ancora in prova… La nostra prima tappa è il parco di Ueno. Sulla Yamanote sfoggiamo la nostra cultura sui cartoni animati giapponesi…e Mariko rimane sorpresa dal fatto che anche noi siamo cresciuti con i loro cartoni! Ci facciamo raccontare un po’ della loro vita a Tokyo e delle differenze con l’Italia, che lei ha visitato qualche anno fa. Rimane molto stupita quando le assicuro che se in Italia dimentichi un qualsiasi oggetto sul treno sei quasi certo che non lo ritroverai mai più. Mi sgrana gli occhioni e mi assicura che a Tokyo c’è qualche caso di furto, ma è un’eventualità molto rara: In effetti durante tutta la vacanza non c’è stato un solo momento in cui ci siamo sentiti in pericolo o truffati…ed è decisamente un valore aggiunto poter girare in un paese straniero senza avere l’ansia di dover sempre badare al portafoglio! Mariko è munita di bigliettini dove ha scritto gli appunti così da essere sicura di raccontarci tutto il possibile sulla storia di Tokyo! Facciamo un giro nel parco che deve essere bellissimo durante il periodo della fioritura dei ciliegi. Ci fermiamo per pranzo in un bel ristorante vicino alla stazione dove mangiamo sashimi e dove convinco le riluttanti guide a bere il caffè al posto del tè a fine pranzo. Prima di prendere la yamanote per Asakusa ci fermiamo a gironzolare nei vicoli di Ueno, anche perché Stefano sta cercando un paio di occhiali visto che è riuscito a rompere i suoi appena arrivati in terra nipponica! La ricerca risulta infruttuosa . Andiamo a vedere il tempio di Senso-ji e poi ci imbarchiamo per una crociera sul fiume Sumida. L’atmosfera è rilassante e passiamo 12 ponti di colore diverso. Ci fermiamo ai giardini Hamarikyu Onshi. Un’oasi di pace circondata da grattacieli. Dopo una passeggiata ci fermiamo alla casa del tè dove proviamo una tazza di tè preparato secondo le antiche regole cerimoniali e un dolce, che però non risulta molto dolce visto che è fatto con la farina di fagioli! Andiamo a vedere il pino vecchio di 300 anni e poi le nostre guide ci accompagnano a prendere la yamanote passando in mezzo ai grattacieli del quartiere di Shibaura. Ci osservano mentre andiamo a prendere la metro per essere certe che non sbagliamo direzione. Ci salutiamo tante tante volte…chissà se un giorno ci rivedremo.
Torniamo a Shinjuku e ci prepariamo per la cena. Come al solito la scelta risulta difficile. Ci facciamo tentare dalle riproduzioni in cera di un ristorante che prepara udon. Si rivelerà un’ottima scelta per soli 3400 yen.
Tornando verso l’albergo entriamo in un pachinko. Da quando ho visto il film di Wenders Tokyo ga, sono rimasta affascinata ed incuriosita da questi strani luoghi. Sono ambienti fumosi e rumorosissimi dove le persone cadono in trance guardando le biglie metalliche che scendono lungo la parete. Pare infatti che siano stati inventati, alla fine della 2° guerra mondiale, proprio con lo scopo di far dimenticare la difficile vita della guerra e infatti sembra che diano una sensazione di benessere. In ogni caso il troppo rumore non fa per noi e torniamo nella nostra ampia stanza per una bella dormita.
La mattina del 3 settembre alle 8:30 siamo già in piedi. La prima meta della giornata è il Sony building a Ginza. La metro arriva direttamente all’interno dell’edificio. Ci piacerebbe comprarci una macchina fotografica ma i prezzi per le macchine con menù in inglese sono simili a quelli italiani. Facciamo qualche giro nei centri commerciali dei dintorni e poi andiamo verso il teatro Kabuki. Ci fermiamo a mangiare un sandwich e poi via verso il Tokyo International forum. Visto che siamo in zona andiamo anche a vedere i curatissimi giardini del palazzo imperiale. Il palazzo infatti è visitabile solo su prenotazione….cosa che noi non abbiamo fatto. Siamo un po’ stanchi però decidiamo lo stesso di andare a Shibuya. Sono le 17 e l’incrocio è super trafficato. Ci sediamo a osservare la varia umanità che attraversa la strada, direi che ce n’è per tutti i gusti. L’atmosfera è resa ancora più suggestiva dai tanti monitor che sparano coloratissime pubblicità a raffica. Ci aggiriamo nel quartiere e ci fermiamo a bere un bicchiere di vino. All’interno del locale una fotografa è alle prese con le foto ai piatti di cera. Quando sulla scena compare una bottiglia di vino che viene messa sdraiata dietro a tutti i piatti Stefano decide di intervenire. Munito di dizionario Giapponese-Italiano e intavolando una improbabile discussione, riesce a far riposizionare la bottiglia inclinata di modo che si veda almeno l’etichetta. Dopo questo rigurgito di estetica italiana lasciamo l’allibita fotografa al suo lavoro.
Prima di tornare in albergo facciamo un giro nel center gai in cerca dei soliti occhiali. Ci attira un negozio che vende cappelli. Ce ne sono di bellissimi. L’unico problema è che sono tutti troppo grossi per le nostre teste…. La sera come al solito ci aggiriamo per Shinjuku alla ricerca di cibo. Questa sera vorrei provare i gyoza. Alla fine optiamo per un ristorante al 4 piano di un palazzo. All’interno tutto ha come tema il peperoncino ma il menù è scritto in giapponese e le foto sono limitate. Riusciamo a prendere un misto di ravioli (tra cui anche quelli piccanti) e i ramen di carne. Il locale è tranquillo e frequentato da giovani impiegati usciti dal lavoro. Prima di tornare in albergo facciamo un giro per le strade intorno alla stazione. Sono strettissime e piene di strettissimi ristoranti, che conterranno al massimo 10-15 persone. Credo che non dirò più che a noi Genovesi piace vivere nello stretto perché i Giapponesi ci battono alla grande.
La giornata del 4 settembre comincia con un timido raggio di sole e quindi anche la temperatura aumenta. Siamo molto incerti sul da farsi. Alla fine optiamo per andare al Tokyo Governament building. Le indicazioni che ci danno alla reception mi sembrano un po’ confuse e la strada che ci indicano mi sembra la più lunga per arrivarci. Facciamo di testa nostra che è meglio!! All’ingresso compriamo delle lattine di limonata, crediamo prodotte da una cooperativa locale, per 100 Yen. Ottime e dissetanti. Arrivati in cima comincia l’assuefante gioco dei timbri….d’ora in poi timbreremo qualsiasi cosa in qualsiasi luogo visitato!!! Il panorama a 360 ° sulla città è notevole, peccato che non si veda il monte Fuji! La meta successiva è l’isola artificiale di Odaiba. Prendiamo la Yamanote fino a Shinbashi e da qui prendiamo il sistema di transito automatizzato Yurikamome. Il tragitto è bellissimo in mezzo ai grattacieli e sembra di stare sulle montagne russe quando il treno fa un giro di 360 gradi per immettersi sul Rainbow Bridge. Ci fermiamo subito alla sede della Fuji TV, un bellissimo edificio disegnato da Kenzo Tange nel 1997. Decidiamo di entrare e di andarci a godere la vista dalla sfera sospesa. Continuiamo il nostro giro passando svariati corridoi dove sono riprodotti i set di sconosciuti programmi, popolarissimi in Giappone…mi diverto un sacco e a malincuore rinuncio a partecipare al quiz sulla TV…purtroppo è solo in Giapponese! Dopo aver raccolto tutti e 5 i timbri che vanno a comporre il cane che è il simbolo della TV (che a noi pare Snoopy però in versione blu), ci spostiamo a piedi verso il Toyota megaweb. Vorremmo provare le innovative auto elettriche ma il rullo di trasporto si era rotto lasciando i poveri malcapitati bloccati all’interno delle auto..caspita anche in Giappone qualcosa si può guastare!! Stefano si accontenta di provare il prototipo dell’auto di F1…5 minuti di adrenalina. Ci spostiamo al Venus fort, che non ci piace anche se Stefano riesce a trovare finalmente i suoi occhiali (made in Italy). La tappa successiva sono le fonti termali Ōedo-Onsen-Monogatari. Sul cartello posto in entrata leggiamo che l’ingresso è vietato a chi ha tatuaggi e ai membri della yakuza…per fortuna non abbiamo tatuaggi e non facciamo parte della mafia giapponese. All’interno ci danno un volantino con le spiegazioni a fumetto. Andiamo a sceglierci lo yukata e poi ci dividiamo per cambiarci. Ci rincontriamo all’uscita vestiti in stile giapponese e decidiamo di andare a fare il percorso per il massaggio ai piedi (che avrà ripercussioni sulla schiena di Stefano per giorni e giorni). Dopo siamo pronti per entrare separatamente nell’onsen. Mi lavo subito all’ingresso per non fare la figura della straniera zozzona e cerco di ambientarmi. Devo dire che all’inizio sembra un po’ strano trovarsi nudi in mezzo a sole giapponesi ma dopo poco mi rilasso nelle vasche con l’acqua a 40 gradi. Mi sono piaciute molto le vasche all’esterno e la vasca idromassaggio, la sauna la salto perché ho già abbastanza caldo così. Terminato il giro delle vasche ci si può lavare nelle fornitissime docce dell’onsen. Molto più rilassati e felici riprendiamo la yurikamone. Il tragitto è bellissimo, passiamo il gundam ad altezza naturale e poi sfrecciamo in mezzo ai grattacieli illuminati. Come ultima sera a Tokyo decidiamo di andare a vedere il quartiere di Rappongi. Facciamo una passeggiata e poi ci fermiamo per un aperitivo in un bar. Il posto è pieno di turisti e quindi non ci piace. Riprendiamo la metro e torniamo a Shinjuku. La sera scegliamo un ristorante che a noi pare giapponese ma in realtà è cinese. L’ambiente è pittoresco: pieno di gente chiassosa e di fumo (e noi siamo il tavolo più fortunato perché direttamente davanti alla cucina e ogni tanto veniamo letteralmente travolti da nuvole di fumo) e la cameriera ci prende in simpatia perché cerchiamo di parlare (con scarsi risultati) in giapponese. Ci porta subito vari tipi di sottaceti e ci osserva mentre usiamo le bacchette…estasiata ci fa i complimenti e da qui nasce un amore, ogni tanto torna al nostro tavolo pronunciando lunghissime frasi in Giapponese di cui non capiamo minimamente il senso ma annuiamo comunque compiaciuti. Appena finito di mangiare cerchiamo di conquistare subito l’uscita visto che stò piangendo a causa del fumo.
Il 5 settembre prepariamo le valigie e ci trasferiamo alla Tokyo station per prendere lo shinkansen che in 2 h e 40 min ci porterà a Kyoto. Qui inizia la meravigliosa avventura dei treni Giapponesi che se non altro ti fa capire che è possibile che i trasporti pubblici funzionino alla perfezione. Iniziale commento di Stefano: il nostro freccia rossa dentro è più bello! Commento di Stefano dopo 5 minuti: caspita quanto è comodo e silenzioso potrei viaggiarci per ore…. La tristezza incombe al solo pensiero del treno regionale che prendo tutte le mattine per andare a lavorare…quando non è ingiustificatamente soppresso ha almeno 10 min di ritardo…Ma per ora siamo sullo shinkansen un treno da cui puoi scendere in base all’orario e non alla stazione. Arriviamo a Kyoto per le 13:00 e non abbiamo problemi a trovare l’albergo (New Miyako Hotel) che è a 5 minuti dalla stazione. Quanto sarà piccola la stanza? Apriamo la porta e finalmente una stanza grande, l’arredamento non è un granchè ma non importa. Non sappiamo come impiegare il pomeriggio quindi decidiamo di andare al tourist information per avere qualche notizia più dettagliata. Ci accoglie un’anziana signora (che però parla inglese) che rimane un po’ allibita quando le chiediamo dove possiamo trovare una lavanderia…disperata tira fuori un elenco di lavanderie aggiornato al 2002… tralasciando il problema lavaggio panni, ci consiglia di fare la passeggiata dei filosofi, visto che sono già le 15:30 e tutti i templi chiudono alle 16. Attraversiamo l’enorme stazione e riusciamo a prendere l’autobus. Il tragitto è piuttosto lungo ma veniamo intrattenuti da un signore che è molto incuriosito da noi e in un inglese un po’ stentato vuole sapere da dove veniamo e come mai abbiamo scelto il Giappone come meta della nostra vacanza. Andiamo verso la passeggiata del filosofo preceduti da tre donne in kimono. La passeggiata è molto piacevole anche se fa caldo. Dopo un paio d’ore decidiamo di tornare indietro e chiediamo informazioni su dove prendere l’autobus a due signore che appena vedono il nostro autobus avvicinarsi si mettono, solo per solidarietà, a correre con noi che cerchiamo di raggiungerlo. La sera facciamo un giro nelle buie stradine di fronte alla stazione e ci avventuriamo all’interno di un pachinko per vedere un po’ di fauna locale. Appena usciti vediamo molti giocatori che in tutta fretta si avvicinano a degli sportelli dove ritirano il denaro vinto e poi scappano correndo. In effetti è illegale vincere denaro al gioco e quindi le persone ritirano le vincite in piena illegalità….ebbene si succede anche in Giappone! andiamo a mangiare in un ristorante frequentato da giovani giapponesi vicino alla stazione. Mangiamo ravioli al vapore e dello strano pesce con qualcosa che assomiglia al riso soffiato.
Il 6 di settembre decidiamo di andare nella parte nord di Kyoto e ci dirigiamo in autobus verso il padiglione d’orato. Il tempo è bello e fa caldissimo ma il tempio e il suo giardino sono spettacolari. Ci spostiamo a piedi verso il giardino del tempio Ryoan-ji dove in uno spazio di soli trecento metri quadrati è racchiuso un paesaggio formato da ghiaia su cui sono posate quindici pietre di varia forma. Il giardino, detto kare sansui (giardino secco) rappresenta, secondo alcuni, la superficie del mare costellata di isole, oppure una distesa di nuvole o di nebbia dalla quale spuntano delle montagne. La superficie della ghiaia è periodicamente rastrellata e quindi percorsa da linee parallele dritte o curve che rendono l'insieme particolarmente equilibrato, oltre a dare il senso dell'impermanenza. Noi rimaniamo un po’ allibiti, anche perché il giardino è veramente piccolo. Un altro simpatico signore giapponese ci chiede da dove veniamo e se ci troviamo bene in Giappone. La conversazione risulta molto breve visto che purtroppo non riesco a capire il suo inglese. Cerchiamo di riprenderci dalla calura e incontriamo i primi italiani della vacanza. Sono una coppia Napoletana in viaggio con la figlia, la quale ha vissuto 1 anno a Tokyo per studiare la lingua. Ci facciamo raccontare un po’ del suo vissuto in terra nipponica.
Decidiamo di tornare verso la Kyoto station per andare a visitare il tempio dei 10000 tori rossi (Fushimiinari) che sono sistemati in fila per circa 4 Km. Alla Kyoto station compriamo i bento da mangiare al tempio. Usufruiamo del JR pass e chiediamo al capotreno quanto ci vuole per arrivare. Lui chiaramente non capisce e ci fa quindi vedere l’orario….che è in ore, minuti e SECONDI (mi ripassa per la mente l’orrenda immagine dei treni italiani…)…comunque il treno impiega solo 5 minuti!! Quando arriviamo siamo affamati ma veniamo assaliti dalle zanzare e quindi rinunciamo a completare il pranzo. Camminiamo in mezzo ai tori cercando di raggiungere la cima della collina, ma fa molto caldo. Quando raggiungiamo un bivio decidiamo di scendere passando attraverso il cimitero del tempio che è guardato da tante volpi di pietra. Torniamo in stazione e aspettiamo il treno insieme a molti studenti che rientrano a casa…ma nessuno ha la classica cartella che mi ricorda i cartoni animati dell’infanzia! Rientriamo in albergo e cado in un sonno catatonico per un oretta. Al risveglio decidiamo di prendere l’autobus e di andare nel quartiere di Gion. E’ già buio e l’atmosfera suffusa delle lanterne rosse rende suggestiva la passeggiata. Ci spostiamo verso Pontocho dove andiamo a prenderci una birra in un localino che pare essere Tedesco. All’interno ci sono degli strani personaggi: un uomo Giapponese che chiede evidentemente informazioni su di noi alla cameriera e si fa delle grasse risate alle nostre spalle (in realtà proprio in faccia!), un ragazzo, forse europeo, che pare capire i nostri commenti e ogni tanto si gira per guardarci, il cameriere che sembra lerch ed esce da una porticina alle mie spalle…decidiamo che ne abbiamo avuto abbastanza e cerchiamo un ristorante lungo il fiume dove cenare. Purtroppo sembrano tutti molto cari e molti non hanno il menù con i prezzi. Decidiamo di mangiare in un ristorante cinese che ha una terrazza sul fiume. L’interno è molto bello in uno stile che non saprei definire. Il tavolo sul terrazzo ci concede una splendida vista sul fiume (dove le coppiette sono sistemate in maniera perfettamente equidistante) e sul teatro dal cui tetto comincia a spuntare una meravigliosa luna piena. Il menù da molto meno soddisfazione e i prezzi sono piuttosto alti. Ci conteniamo e Stefano prende una zuppa buona ma pur sempre un brodino. Io cerco qualcosa di più sostanzioso (pollo). Diciamo che abbiamo pagato la splendida vista infatti usciamo con 5400 yen di meno e la stessa fame con cui siamo entrati!!! Dopo aver trovato la fermata dell’autobus ci fermiamo al family mart della Kyoto station a prendere un panino…
Il 7 settembre decidiamo di andare a visitare Nara utilizzando il treno JR che in 45 minuti ci permette di raggiungere la meta. La giornata è molto bella ma fa come al solito caldissimo. Dopo una comminata di 20 minuti raggiungiamo l’inizio del parco e vediamo i primi cervi che si scornano allegramente. Evitiamo di comprare i biscotti per i cervi dopo aver visto una coppia di ragazzi assalita da un cervo ormai convinto di essere stato adottato. Passiamo la giornata passeggiando tra templi e infinite scolaresche giapponesi. Stremati dal caldo ci concediamo per pranzo solamente un gelato al tè verde. Sulla strada del ritorno ci fermiamo a fare un po’ di shopping nel centro di Nara. La sera decidiamo di provare il famoso yokonomiyaki. Dopo aver girato tutta la Kyoto station ci fermiamo in un locale che non ci pare male. Lo yokonomiyaki si rivela per me una grande delusione e decisamente l’unico piatto che non mi è piaciuto in Giappone. Stefano opta per dei noodles saltati in padella con annesso uovo, che stazioneranno nel suo stomaco per molto tempo. Molto delusi torniamo in albergo per un sonno ristoratore.
La mattina dell’8 decidiamo che siamo stufi di vedere templi e vorremmo invece vedere un po’ di natura. Prendiamo il treno JR fino alla stazione di Kameoka. Passiamo un paesaggio bellissimo tra verdi colline e arriviamo in una pianura e da qui raggiungiamo il punto per l’ imbarco per una crocierina con passaggio di rapide sul fiume Kamo. Appena arriviamo ci chiedono di compilare un foglio con I nostri nomi, e di attendere di essere chiamati. Dopo 5 minuti sentiamo l’altoparlante annunciano il nostro nome “Pischiutta-san from Italy” e visto che siamo gli unici stranieri ci danno il posto d’onore nella prima fila della barca. Il comandante annuncia a tutti (chiaramente l’unica cosa che sono riuscita a capire) che ci sono 2 italiani sulla barca e tra risatine di assenso del folto gruppo giapponese, diventiamo il principale interesse dei nostri compagni di viaggio per alcuni minuti. La discesa dura 1h e 30 min, e risulta difficile chiamare le rapide con questo nome!! Il capitano intrattiene gli ospiti, supponiamo, con racconti molto divertenti visto che tutti si fanno delle grasse risate. La discesa è molto piacevole ed è impagabile passare un paio d’ore in mezzo ad una comitiva di Giapponesi, con I loro gridolini al passaggio sulle rapide e con I loro “ohhh” di estrema ammirazione per la bravura del pilota!! La barca arriva a Higashiyama. Siamo affamati e quindi prima facciamo una sosta pranzo a base di soba freddi ( che mi sono piaciuti molto ) e ramen. Decidiamo di andare a vedere il parco con le scimmie. Più che un parco si tratta di una collina dove le scimmie posso gironzolare liberamente. Camminiamo in salita per una decina di minuti e incominciamo già ad incontrare i primi animali. Arrivati in cima ci troviamo d’avanti una magnifica veduta di Kyoto dall’alto e molte scimmie. La più carina è una piccola scimmietta che ci segue incuriosita…non riusciamo a seminarla e la madre comincia a guardarci in cagnesco!! Scendiamo dalla collina ripassiamo il fiume e andiamo alla ricerca della foresta di bumbù, quella dove sono state girate alcune scene della tigre ed il dragone. La foresta ha un non so che di inquietante visto che i bambù così alti fanno filtrare poca luce. Prima di tornare in stazione per prendere il treno JR ci fermiamo a prendere 2 buonissime bibite al tè verde e al ginger. La sera decidiamo di pranzare come al solito alla Kyoto station. Questa sera è il turno di un ristorante dove preparano sia tempura che tonkatsu e qualsiasi altra cosa fritta. La cena risulta molto divertente visto che ci portano oltre alla solita zuppa di miso e alle solite verdure sottaceto anche i semi di sesamo da pestare in un mortaio. Dopo di chè si può aggiungere una salsa piccante oppure dolce e immergerci così il cibo. Inoltre viene dato daikon a volontà. La cena ci soddisfa moltissimo….e leggermente appesantiti facciamo un giro dell’interno della Kyoto station e poi in albergo.
Il 9 settembre lasciamo Kyoto e ci trasferiamo ad Hiroshima. Decidiamo di fermarci prima ad Himeji per vedere il famoso castello. Quando vado a fare la prenotazione del treno la signorina mi dà anche un foglietto in cui è specificato che il treno che prenderemo è un silent train….io non capisco visto che in tutti i treni che abbiamo preso non volava una mosca e tanto meno si sentivano suonare i cellulari. A stento capisco che su questo particolare treno non vengono effettuati nemmeno gli annunci di arrivo alle stazioni. Poco male tanto so a che ora dobbiamo arrivare! Passiamo per Osaka e vediamo da lontano il famoso palazzo…Dopo circa 1 h arriviamo ad Himeji e cerchiamo di sistemare le nostre ingombranti valigie nei locker. Ci precede una coppia che sistema nell’unico locker libero di dimensioni tali da contenere la valigia di Stefano, un piccolissima borsa…non c’è verso che la spostino in uno più piccolo, che simpatici. Tutti gli altri locker all’interno della stazione sono occupati, anche perché sono le 12, e cominciamo a disperare di riuscire a vedere il castello. Per fortuna scopriamo che all’esterno ci sono ancora tantissimi locker liberi!! Ci incamminiamo leggeri verso il castello e prima ci fermiamo per un panino veloce. La visita al castello dura circa due ore e dopo essere arrivati al 5° piano si può godere di aria fresca e di una stupenda vista. Riprendiamo il treno, che in 1 ora ci porta ad Hiroshima. Arriviamo per le 17 e malgrado ci sia il sole il clima è decisamente più secco che a Kyoto. Troviamo subito il nostro albergo il new hotel Hiroden. La camera è bellissima e grandissima, abbiamo anche un ingresso e un salottino e il letto è di dimensioni imbarazzanti. Quasi quasi potremmo rimanere 3 giorni chiusi qui. Usciamo a fare 2 passi e a cercare un ristorante per la cena. Come nelle altre città, vicino alla stazione ci sono strade strette piene di ristoranti…ma la maggior parte non ha né il menù in inglese né le immagini dei piatti. Nel frattempo le strade si affollano perché una moltitudine di persone sta tornando dalla partita di baseball. Alla fine entriamo in un minuscolo e fumoso ristorante dove una simpatica signora ci rende subito noto, in un perfetto inglese, che lei non parla inglese e che dovremo scegliere i piatti in base alle riproduzioni esposte in vetrina. Io mi butto sul sashimi e Stefano sulla tempura.Il tutto risulta ottimo ma Stefano ha ancora un po’ di fame…Chiedo in giapponese alla signora se sono delle acciughe i pesci riprodotti sul bancone…Lei mi risponde di no e mi dice che sono un qualcosa che chiaramente non capisco…ma probabilmente parenti prossimi visto che assomigliano molto alle acciughe. Stefano allora le indica con il dito sperando di riuscirne ad ottenere una porzione…Dopo breve arriva invece dell’aglio sott’aceto…in effetti il barattolo a fianco al pesce conteneva aglio e poi non erano acciughe, quindi perché portarcele….Usciamo a fare un ultimo giro prima di tornare nella nostra sontuosa camera.
La mattina del 10 la giornata è splendida ci sono 30 gradi ma il tempo è molto secco. Decidiamo di andare a chiedere qualche informazione al turist information in stazione. La signorina che ci accoglie capisce a malapena che abbiamo bisogno di una cartina della città e di una cartina degli autobus…io procedo con le domande in inglese ma lei si “incippa”, china le testa e comincia a guardare in basso! Il bello è che sarebbe potuta rimanere in questa posizione per ore pur di non dire che non capiva assolutamente quello che le chiedevo e non ci avrebbe neanche mandato via!! Andiamo a prendere il tram per il parco della memoria e ci ferma subito un ragazzo con sorriso capsulare che vuole assolutamente aiutarci…noi sappiamo dove dobbiamo andare ma non vogliamo negargli la gioia di fare due chiacchiere in inglese. Vediamo subito A-bomb Dome, uno dei pochi edifici rimasti in piedi dopo l’esplosione…passeggiare nel parco in questa splendida giornata rende la visita ancora più inquietante. Vengo avvicinata da un gruppo di persone gentilissime che mi fanno un sacco di domande in Inglese, fino a quando non tirano fuori un opuscolo e scopro che sono testimoni di Geova…ma è possibile che mi fermino nei posti più impensati??? All’aeroporto di Kiev sono stata letteralmente inseguita da una signora che aveva preso come sua unica missione quella di convertirmi. Visitiamo il cenotafio, opera di Kange Tenzo, che conserva al suo interno i registri con i nomi delle vittime della bomba (quelle immediate e quelle che sono seguite nel corso degli anni), la fiamma che arderà finché nessuna bomba atomica resterà sul pianeta e l'Hiroshima Peace Memorial Museum, ricco di oggetti, foto, plastici, filmati del prima e del dopo bomba. Al museo ci sono moltissime scolaresche in visita..Non c’è molto da dire a parte che non vedo l’ora di uscire visto che l’ultima parte del museo è particolarmente toccante… Visto che il tempo è splendido decidiamo di dedicare il pomeriggio alla visita dell’isola di Miyajima . Prendiamo l’autobus, il percorso è lungo, in fatti impieghiamo circa 1 h per arrivare al porto, però passiamo per strette strade che fiancheggiano le colline e il tutto risulta molto rilassante. Al porto mangiamo degli spiedini di pesce e poi ci imbarchiamo sul traghetto JR che impiega solo 10 min per raggiungere l’isola. Chiaramente facciamo le solite foto di rito da ogni angolazione e distanza al tori galleggiante, che sembra veramente galleggiare visto che c’è l’alta marea. L’isola mi piace tantissimo da subito..con i cervi assatanati che ti mangerebbero anche le mutande se potessero, i ristoranti che preparano le ostriche in tutti i modi possibili (peccato che non mi piacciono), con la foresta che occupa tutta l’isola.. Ci aggiriamo felici e rilassati, sarà per la splendida giornata o forse per il paesaggio che non può non coinvolgere. Vogliamo però prendere le 2 funivie che portano sulla cima dell’isola per vedere il panorama dall’alto. Per fortuna scopriamo che esiste un servizio navetta gratuito per raggiungere la prima stazione della funicolare e così ci evitiamo una bella scarpinata. La prima funivia, per me che soffro di vertigini, non è il massimo…ma supero i miei timori visto che il paesaggio è fantastico, in fatti si passa in mezzo alla foresta e alle spalle si vede Hiroshima..La seconda funicolare mostra il paesaggio delle isole interne e in 5 minuti ci conduce in vetta. Dall’alto il panorama merita veramente e decidiamo di fare 2 passi attraverso il verde nella speranza di vedere le scimmie. Non ne avvistiamo nessuna e purtroppo è arrivata l’ora di scendere…quando ci sediamo alla fermata della navetta in mezzo agli alberi, nel più totale silenzio, penso che avremmo dovuto fermarci una notte in un ryokan dell’isola, sarebbe stato perfetto! Indugiamo ancora un po’ davanti al tori che sta cominciando ad infiammarsi con i colori del tramonto…vorrei rimanere qui. Dal traghetto ci godiamo la pace dell’ora del tramonto con il paesaggio che assume colori spettacolari. Per concludere la giornata e contemplare ancora un po’ il paesaggio ci fermiamo a prendere un bicchiere di vino in un bar con vista isola. Per tornare decidiamo di prendere il treno JR che in soli 30 min ci riporta in stazione. Sul treno, circondata da impiegati che stanno tornando dal lavoro, penso a tutte le impressioni negative che ho sentito su Hiroshima. In fin dei conti nessuna città Giapponese risulta bella di primo acchito, eppure il senso di pace e tranquillità, i canali che si incuneano tra le isole e le colline verdi tutte intorno mi hanno colpito e mi hanno fatto provare una bella sensazione. Arriviamo tardi in albergo e dopo una doccia veloce decidiamo di andare a cena in un ristorante di fronte al nostro albergo che la sera prima ci aveva un po’ inibito. Prima di tutto dobbiamo mettere le nostre scarpe negli armadietti e poi ci conducono al nostro tavolo. Il locale è fumoso e chiassoso e ogni tavolo è separato da quello a fianco. Il menù è per fortuna fotografico e mangiamo tantissimo e benissimo: gyoza, ravioli al formaggio, calamari alla piastra delle strane acciughe (ma forse sono acciughe ma il misterioso pesce della sera precedente) ripiene di uova, sashimi di tonno e polpo, il tutto innaffiato da un’ottima birra. Questo posto verrà ricordato come uno dei nostri preferiti e il tutto solo per 3400 yen
L’11 abbiamo una missione da compiere: cercare la versione in Giapponese di Pinocchio..Mio padre mi ha infatti ricordato che un sua amico paralizzato è un collezionista di Pinocchio nelle varie lingue e dobbiamo anche cercare i DVD per la videocamera e la scheda di memoria per la macchina fotografica. Non credo che sarà facile… Andiamo “in centro” e in tutti i grandi magazzini non riusciamo a trovare nulla di quello che stiamo cercando. Ci inoltriamo nelle stradine pedonali che pullulano di librerie..il problema è che nessuno capisce chi è pinocchio! Finalmente in una libreria di libri usati una signorina parla inglese e riusciamo ad intenderci. Fa un po’ di telefonate però Pinocchio non salta fuori, in compenso ci dice dove trovare un negozio di elettronica. Facciamo anche un po’ di shopping in un negozio di CD usati dove troviamo un sacco di CD di Sakamoto che in Italia non abbiamo mai visto! Ci trasferiamo in autobus verso il porto dove vorremmo trovare una barca per fare un giro nel mare interno. Purtroppo sono già le 13 ed è tardi per fare il tour lungo che dura tutta la giornata. Ci propongono un giro breve sottolineando di non scendere dalla barca…non si capisce perché ma abbiamo imparato a non porci troppe domande! Prima però dobbiamo riempirci lo stomaco con il nostro cibo preferito: gli udon. Il localino gestito da 2 anziane signore si rivela economico e il cibo buono. Alle 14:30 siamo pronti per salire su una barca anteguerra con i sedili lilla…Ci rilassiamo e scattiamo qualche foto!! Sulla strada del ritorno decidiamo di fermarci alla biblioteca dei manga, che si trova all’interno di un parco. Gironzolando tra i ricordi d’infanzia, protetto in una bacheca, compare proprio lui :Pinocchio…Che beffa essere così vicini ma inevitabilmente lontani! Posso solo immortalarlo in una foto. Per cena decidiamo di tornare nel nostro locale preferito, ma è venerdì sera e risulta essere molto affollato. Dopo un po’ di attesa ci trovano due posti proprio sotto il cuoco! Peccato che a fianco si sieda un losco figuro che sospetto essere affetto da influenza suina…tossice e scatarra nei piatti. Per fortuna cena alla velocità della luce e scompare. Noi mangiamo più della sera precedente: gyoza, maiale fritto, maccarello piccantissimo (chiaramente lo sconteremo) e un po’ di sashimi che non guasta mai. Satolli rotoliamo verso l’albergo!!!
La mattina del 12 ci accoglie con la pioggia. Andiamo in stazione e prendiamo il nostro ultimo shinkansen in direzione Kobe..la tristezza incombe. Arriviamo a shinkobe e prendiamo la metropolitana per Sannomiya. Cerchiamo come al solito l’uscita giusta ma ci viene in soccorso una ragazza che ci dà indicazioni confuse. Uscendo vediamo anche il Mc Donald segnato nella cartina. Purtroppo la direzione è sbagliata. Chiediamo ad una ragazza che molto diligentemente ci disegna il percorso da seguire. Nonostante questo l’albergo non si trova. Per fortuna una signora si ferma e ci chiede se abbiamo bisogno d’aiuto. Le mostro la cartina e decide che è più semplice accompagnarci piuttosto che spiegarci la strada. Facciamo due chiacchiere e ci informa che per il pomeriggio è prevista forte pioggia..Arriviamo in albergo e ci dicono che la stanza sarà pronta solo per le 14. Usciamo anche per andare a vedere quanto tempo ci vuole per arrivare alla stazione della portline che domani ci dovrà portare in aeroporto ma comincia a piovere e ci sono delle fortissime raffiche di vento. Torniamo indietro e ci fermiamo in un locale messicano per uno spuntino. Quando finalmente prendiamo possesso della camera siamo estasiati: non solo è grandissima me è arredata benissimo…ci piace molto questa escalation nella qualità degli alberghi!!! Nota dolente fuori diluvia e quindi l’idea di prendere la funicolare per ammirare Kobe dall’alto sfuma! Io tocco l’enorme e comodissimo letto e cado in un sonno profondo. Mi sveglio che è quasi buio e si ostina a piovere! Decidiamo di uscire per compiere la missione che ci siamo riproposti: mangiare la famosa bistecca di Kobe…è un duro lavoro ma siamo determinati. La zona intorno alla stazione è zeppa di bar e ristoranti e decidiamo di fermarci in un locale per un aperitivo, sperando che la smetta di piovere. E in effetti smette. Continuiamo il giro ma veniamo attirati dall’indicazione di un bar al 5 piano di un edificio. Saliamo insieme ad altri 2 ragazzi giapponesi. Il bar è piccolissimoooo e le pareti sono completamente nere. I padroni del locale sono due simpatici ragazzi. Uno parla più o meno inglese e quindi riusciamo ad intavolare una discussione su usi e costumi locali nonché sull’italia. Il bagno del bar è spettacolare, completamente nero e con lucette natalizie attaccate ai bordi della parete e il wc ha un gigantesco drago su cui scorre l’acqua una volta tirato lo sciacquone! Tra un discorso e l’altro si sono fatte le 21 e dobbiamo cercare il nostro ristorante. Optiamo per uno che ci aveva attirato da subito. E’ molto affollato e il bancomat comincia a tremare!!! Ordiniamo 2 bistecche da 200 gr e arriva il nostro cuoco che proprio sulla piastra inserita nel tavolo comincia a cucinare. Taglia l’aglio e lo passa nel burro, poi cuoce i funghi e la verdura ed infine arriva lei!!! La bistecca con le classiche venature bianche..per me è una esperienza meravigliosa visto che il sapore non assomiglia a nessun tipo di carne che assaggiato in passato! Per Stefano risulta abbastanza normale. Il conto sarà il più salato di tutta la vacanza (11000 yen, circa 80 euro), ma già lo sapevamo e comunque valeva la spesa che non è oggettivamente così cara.
La mattina del 13 andiamo a prendere la port line che ci porta in esatti 18 minuti in aeroporto. Finalmente si vola verso Okinawa!! Il volo dura circa 1h e 40 minuti e quando atterriamo ci dirigiamo subito al punto informazioni per capire come arrivare al nostro albergo che si trova vicino all’Onna village a circa 1h dall’aeroporto. Quando abbiamo organizzato il viaggio ci avevano detto che Okinawa non è assolutamente una meta turistica occidentale e che rispecchia il Giappone di 40 anni fa. Malgrado ospiti il 75% delle basi americane in terra nipponica pochissimi parlano inglese. In realtà il problema della lingua non è risultato molto diverso da quello incontrato nel resto del Giappone, inoltre la maggior parte delle indicazioni stradali sono in Inglese. Il problema principale è risultato quello degli spostamenti. Infatti l’isola è abbastanza grande ed è possibile utilizzare solo gli autobus che non sono poi così frequenti e neanche particolarmente economici. E’ abbastanza facile capire quale autobus prendere dopo essersi muniti della cartina con le linee di autobus che circolano sull’isola. Il problema è che si finisce per passare più tempo in autobus che nei luoghi turistici. La soluzione migliore sarebbe stata sicuramente quella di affittare una macchina, in fin dei conti le strade sono poche e i Giapponesi guidano in modo molto prudente. Comunque prendiamo il limusine bus che ferma in tutti i principali alberghi della costa ovest e giungiamo al Rizzan sea park Hotel. Fa un caldo devastante e si suda copiosamente anche stando fermi. L’albergo è enorme con 5 ristoranti (o forse anche di più), supermarket, negozi , bar, agenzia turistica e chi più ne ha più ne metta. La camera, al 10° piano, risulta essere la più spaziosa e comoda di tutto il viaggio e con una meravigliosa vista sulla mare, la barriera corallina e le spiagge circostanti, nonché con un ampio terrazzo dove ci si può rilassare godendosi il tramonto. Visto che sono già le 16:00 decidiamo di dare inizio ai nostri 5 giorni di relax balneare. Andiamo subito a fare un bagno nella caldissima acqua del mare e poi esploriamo anche la piscina interna ed esterna. L’albergo è frequentato solo da giapponesi, abbiamo incontrato solo due persone che ci sembravano occidentali ed entrambe erano accompagnate da Giapponesi. Ci sono molte famiglie ma anche tante coppie di ragazzi giovani. I prezzi dei ristoranti all’intero dell’albergo sono abbastanza cari ma esplorando l’esterno scopriamo che a breve distanza c’è un Family mart (che sfrutteremo moltissimo) e un ristorante con prezzi modici (che diventerà il nostro preferito) e cibo di Okinawa. La sera decidiamo di andare al ristorante coreano dell’albergo, dove mangiamo in riva al mare. Ci portano sia carne che pesce che noi cuociamo direttamente sulla brace posta all’interno del tavolo. Sarebbe stato perfetto se la temperatura esterna non fosse stata prossima ai 35 gradi!!! Concludiamo la serata sorseggiando sakè sul terrazzo della nostra camera.
Il 14 ci svegliamo per le 8:30. La sala della colazione è dalla parte opposta della nostra stanza e impieghiamo 5 buoni minuti per arrivarci. Da mangiare c’è l’immaginabile e l’inimmaginabile…tutto tranne che la frutta, ed è stata una costante di tutto il Giappone visti i prezzi dalla frutta che abbiamo visto in giro. Oggi vorremmo andare a Minnajima Island che si trova a 30 min di battello dal porto di Motobu. Il problema è come raggiungerla. Chiediamo indicazioni in albergo e la signorina mi guarda come se avessi le antenne e fossi completamente verde. Si prospetta un viaggio di 3 ore ad andare e 3 ore a tornare con cambio autobus a Nago…sempre se troveremo il porto dove imbarcarci. Per di più fa il solito caldo devastante. Alla fermata dell’autobus veniamo abbordati da un taxista che ci propone per lo stesso prezzo dell’autobus (e in effetti appureremo che sarà così) circa 26 euro in due, di portarci all’imbarco del battello. Cerchiamo di fare un pò di conversazione in Giapponese e tra gesti e risate per la pessima pronuncia qualcosa riusciamo a capire e in circa 1h e 30 min arriviamo a destinazione. E’ stata una fortuna aver trovato il nostro salvatore perché ci stavamo dirigendo verso il porto sbagliato. Non pago il taxista cerca di farci capire che arrivati sull’isola qualcuno ci potrà fornire di maschera e boccaglio per ammirare la barriera corallina. Visto che noi non sappiamo che cosa farcene del numero di telefono che vuole darci, chiama direttamente lui non si sa chi. Purtroppo per il viaggio di ritorno dovremo arrangiaci perché lui smonta alle 17, però lo prenotiamo per il giorno dopo per andare all’ocean park. Quando scendiamo dal traghetto in effetti ci viene incontro l’amico del tassista che ci riconosce subito (chissà come mai…) e comincia a darci informazioni in Giapponese….ma noi non lo capiamo questo benedetto Giapponese…In ogni caso ci pianta l’ombrellone in spiaggia (ad altezza giapponese cioè sporge solo di mezzo metro) e si rassegna all’incomunicabilità. Noi ci divertiamo molto a guardare le coppie di giovani che senza fare nessun rumore si divertono sulla spiaggia. Anche i bambini strillano in silenzio. Tutti mangiano in continuazione ma i rifiuti vengono sempre messi nei sacchetti e riportati a casa. In effetti abbiamo notato una netta carenza di cestini e spesso ci è capitato di portarci la spazzatura in giro per decine di minuti, anche perché piuttosto di buttarla nel posto sbagliato avremmo preferito mangiarla. Ma i Giapponesi dove buttano la spazzatura visto che i bidoni che abbiamo visto per strada sono veramente piccoli? Fa caldissimo e quando esce il sole ci sentiamo come dei petti di pollo sulla graticola. Quindi andiamo a rinfrescarci in mare dove dei simpatici giovani giapponesi stanno buttando del mangime. Dopo poco arrivano dei pesci enormi che gironzolano intorno alle nostre gambe. Alle 15:30 prendiamo il battello di ritorno e cominciamo il lungo viaggio verso l’albergo. Come prima cosa abbiamo qualche difficoltà a trovare la fermata dell’autobus..poi scopriamo che dobbiamo aspettare 25 minuti sotto il sole per la prossima corsa..Io mi riparo all’ombra del tetto di una casa, da cui ogni tanto sbuca fuori incuriosita una signora che mi sorride…vorrei tanto chiederle un po’ d’acqua. Con orrore l’autobus arriva in ritardo e in circa 45 minuti e dopo aver fatto il giro del fullo ci porta alla stazione di Nago. Qui dobbiamo trovare la fermata dell’autobus N° 100 che proprio non vuole farsi trovare e per di più nessuno sa dove sia. Alla fine ne usciamo vincitori e in un'altra comoda ora e mezza, all’alba delle 18:30, arriviamo in albergo. Che faticaccia… dobbiamo ricompensarci e andiamo a mangiare nel ristorante di fronte all’albergo. Qui proviamo la cucina di Okinawa con tofu saltato (uno spettacolo) insalata di goya con tonno, che è un frutto tipico dell’isola chiamato anche melone amaro, il caviale verde, cioè delle alghe buonissime, zuppa con ramen tipica di Okinawa…ne usciamo veramente provati ma felici di una delle migliori cene della vacanza. La cucina di Okinawa in particolar modo le alghe e il goya pare che contribuiscano alla longevità degli abitanti.
La mattina seguente abbiamo appuntamento con il nostro taxista che ci porta all’ocean expo park. Cominciamo subito con la visita dell’acquario che risulta essere spettacolare. Una volta seminate orde barbariche di Giapponesi riusciamo a vederlo con una certa tranquillità. Le vasche sono veramente varie e la vasca principale con 10000 tonnellate d’acqua ospita 3 squali balena….direi che fa impallidire il nostro acquario di Genova. Ci fermiamo a mangiare nel ristorante dell’acquario. I tavoli sono sistemati intorno al vetro della vasca e quindi si può mangiare guardando le mante che svolazzano nell’acqua. Proseguiamo a piedi verso Emeral beach che si trova all’interno del parco. La profonda spiaggia di sabbia bianca termina in meraviglio mare blu-verde. La spiaggia è come al solito perfettamente attrezzata con spogliatoi, bagni e docce. Prima di tornare verso il nostro taxista ci fermiamo a vedere le vasche dei lamantini (vedere questi animali rinchiusi in poco spazio e che si nuotano nei loro escrementi ci ha messo un po’ di tristezza), delle tartarughe e dei delfini. Arriviamo in albergo per le 17:00 e diciamo addio al nostro autista..per i prossimi due giorni abbiamo in programma solo relax. Ci concediamo un bagno in piscina e poi assaporiamo i colori del tramonto sul terrazzo della nostra camera. L’aria sta cambiando ed è decisamente meno umido e si stà alzando il vento e questo rende il clima molto più piacevole. Decidiamo di andare a cena nel nostro ristorante preferito. Questa sera c’è parecchia coda e dobbiamo scrivere il nostro nome (l’unico non in Giapponese) nella lista che troviamo all’ingresso. Quando arriva il nostro turno il cameriere comincia a ridere e ha qualche difficoltà di pronuncia. Questa sera provo un altro piatto tipico di Okinawa: i piedi di porco, buoni ma un po’ pesanti e Stefano si lancia nel maguro fritto. Come al solito provati ma felici torniamo in albergo.
La mattina del 16 andiamo subito in spiaggia e ci affittiamo ombrellone e sdraio. Passeremo la giornata ad osservare la gioventù Giapponese intenta nei divertimenti da spiaggia: tutti amano molto i mega-ciambelloni (forse perché non sanno nuotare!!), le corse sui bananoni e sui gommoni trascinati dalle moto d’acqua (e qualcuno si ribalta anche) e seppellire i propri amici sotto la sabbia (sempre usando l’accortezza di porre sul viso del malcapitato un asciugamano bagnato..nulla a confronto delle torture che mio fratello mi infliggeva quando ero bambina). Nel pomeriggio passano anche una serie di elicotteri e aerei militari (tanto per non farci dimenticare la massiccia presenza militare sull’isola). Prima di pranzo andiamo a visitare la spiaggia vicina “moon beach”, che ci pare decisamente più bella e grande rispetto a quella del nostro albergo. Il pomeriggio prosegue tra un bagno e la lettura di memorie di una geisha. Purtroppo la tristezza dell’imminente rientro comincia a farsi sentire. La sera ci fermiamo a mangiare nel ristorante con cucina tipica di Okinawa del nostro albergo. Siamo stati attratti dalla posizione in riva al mare e da una signorina suonatrice di..che allieta il pubblico con canzoni isolane. Purtroppo il personale parla solo il giapponese e anche il menù è solo in giapponese. Finiamo per ordinare a caso e scoprire che le porzioni sono piccole e care….ne usciamo molto insoddisfatti.
E arriviamo anche al nostro ultimo giorno che trascorriamo pigramente in spiaggia e come ultima cena torniamo nel nostro ristorantino preferito per gustare per l’ultima volta il goya e il caviale verde.
Scrivendo questo racconto ho rivissuto tutti le giornate trascorse in Giappone. Credo che sia impossibile riuscire a raccontare la bellezza e la serenità che questo paese ci ha dato e non posso fare a meno di pensare che vorrei ripartire ora per il Giappone ed Okinawa.