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di Paolo Ponga

Malesia, tra spiagge e ricette esotiche

arrivo a langkawi, magnifica isola malese

Sull'isola malese di Langkawi, alla ricerca di emozioni e di sapori

giorno 31/12/2016

“Ciao ragazzi, tutto bene a casa? Sta nevicando? Qui tutto bene, solo un po’ di caldo sotto il sole… adesso scusatemi, ma ho prenotato un pranzetto di pesce nel ristorante che forse intravedete alle mie spalle, sotto le palme. Vi faccio ciao ciao con la manina, Paolo.”
Con questo WhatsApp, corredato dal mio selfie con la spiaggia e le palme, inviato il 31 dicembre 2016, mi sono fatto un sacco di nemici, e stentavo a comprenderne il motivo…
Anche perché l’isola di Langkawi dove mi trovavo, e la Malesia in generale, sono una meta sì lontana, ma davvero alla portata di tutte le tasche ed in grado di soddisfare sensi e palati fra i più raffinati, purché disponibili a testare nuovi gusti ed emozioni.
Prendiamo l’esempio di questo ristorante: una struttura semplice, ma che mi rimarrà per sempre nel cuore con i suoi tavoli rustici, le panche di legno, la sabbia sotto la pianta dei piedi e le palme a farmi ombra sopra la testa. Dimenticavo: l’immancabile, bellissimo gallo da combattimento che passa tra i tavoli a controllare la clientela (quale locale non ha un animale da compagnia a fare da mascotte?). Camerieri (maschi) gentilissimi, madre e figlia a dirigere il ristorante: pur essendo un paese musulmano, la Malesia è speciale, in tutto.
Problemi per la mia celiachia? Nessuno, meno che da noi in Italia.
Mia moglie non mangia carne? Una scelta infinita di verdure, carboidrati e pesce.
Il 31/12/2016, dopo aver inviato il poco apprezzato messaggino, abbiamo così ordinato due deliziosi risi Pantai Cenang (fried rice con uovo, verdure e gamberi) ed un piatto di spinaci d’acqua saltati in padella con lo squisito belacan, la pasta di gamberi fermentati; da bere un succo tropicale fresco ed un watermelon, bibita fatta in casa con l’anguria (niente vino, purtroppo…). Conto? la signora con un sorriso mi porge l’importo in ringgit: 6,20€. In due.
Eh, già: per quanto ti sforzi, con l’eccezione dell’aragosta, è impossibile spendere più di 10/15€ a testa mangiando pesce freschissimo…
La filiera del pesce sull’isola funziona in questo modo: i pescatori tengono vivo il pescato che viene quindi portato a dei “grossisti” che nel dedalo di canali vicino al Geoforest Kilim Park hanno delle fattorie galleggianti con le vasche di contenimento; da qui, sempre vivo, finisce nelle vasche dei ristoranti.
A differenza di altri paesi asiatici, qui non vengono però portate in tavola specie che nella nostra cultura non possiamo immaginare come commestibili. Per fortuna.