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La traversata del Fezan

erg di ubari

giorno 10/01/2005

2/1/2005
Dopo la solita splendida colazione iniziamo l'ultima galoppata nel mare di dune dell'Erg di Ubari. Siamo nella zona conosciuta come la Ramla dei Douada, una popolazione paleonegritica che per secoli visse riparata ed isolata in una delle regioni più inospitali del mondo, conducendo una vita povera ma indipendente, libera da ogni soggezione. I Douada erano conosciuti come i "mangiatori di vermi"; si nutrivano infatti di datteri e di piccoli crostacei chiamati Arthemia Salina, una specie di plancton lacustre, molto abbondante sulle superficie delle acque dei famosi laghi Mandara, Um el ma, Mahfu, e Gabron che saranno le nostre tappe.
Geologi e biologi si sono spesso interrogati sulla misteriosa presenza di questi laghi e ritengono che si tratti probabilmente di acqua sotterranea proveniente dai monti del Tassili algerino, oppure, secondo un'ulteriore ipotesi, che questi laghi rappresentino la testimonianza di un tempo in cui, settemila anni or sono, il Sahara era un mare e l'Arthemia un plancton marino preistorico.
A mano a mano che ci si avvicina alla zona dei laghi, il paesaggio si trasforma. La sabbia non regna più incontrastata, la chioma di qualche palma comincia a fare capolino fra le dune e i cespugli verdi sono sempre più frequenti. Quando spunta il primo lago, il Mandara, ci rendiamo conto che è quasi completamene asciutto, le pozze d'acqua sono rare con il fondo bianco per l'alta concentrazione di sale. Il lago non è direttamente addossato alla duna, ma occupa una depressione ben marcata. Ai piedi della duna degrada una scarpata dove si trovano ancora gli antichi giardini, il palmeto e le misere zeriba del villaggio abbandonato.
Pochi minuti e raggiungiamo il lago Um el Ma che significa "madre dell'acqua", probabilmente il più bello, piccolo e completamente circondato da palme e canneti, azzurro come uno splendido zaffiro, incastonato nell'oro delle dune che lo circondano. Contrariamente agli altri, l'acqua è sempre fresca e buona da bere e ne sono prova le rive disseminate di carcasse di pompe elettriche usate per il fabbisogno agricolo e umano.
Per la prima volta dall'inizio di questo viaggio incontriamo dei venditori di prodotti di artigianato locale: monili d'argento, la caratteristica Croce di Agadez, un ornamento tuaregh in argento a forma di croce con decorazioni in filigrana e piccoli pugnali dal manico di cuoio. Acquisto un grigri porta fortuna e un pugnale con la guaina di pelle di serpente. Non resistiamo ai colori del luogo e scattiamo belle foto di gruppo. La prossima tappa è il lago Mahfu, azzurrissimo, ma ci dicono che le sue acque hanno la caratteristica di cambiare colore a seconda delle ore del giorno.
Proseguiamo verso il lago di Gabron, a soli 3 km di distanza. E' il lago più grande bordato da giunchi e palme con una grande duna a ridosso. Sulle rive del lago sorge il vecchio villaggio abbandonato; gli abitanti sono stati trasferiti negli anni '80 in nuovi insediamenti costruiti dal governo nella valle dell'Ayal. Accanto al paese in rovina, vi sono le zeriba di un campeggio, con annesso un punto di ristoro: qualcuno sta sciando sulle pendici dell'alta catena di dune che circonda il gasso; quando la temperatura esterna lo consente, è bello fare un tuffo nelle acque salate del lago, risciacquandosi poi nel vicino pozzo.
Facciamo un ultimo allegro picnic a base di tonno e verdure e ci concediamo un po' di riposo al sole; non manco nemmeno un piccolo giro del villaggio abbandonato con la moschea ancora in ordine ed utilizzata. Barka ci dice che in alcuni periodi dell'anno non è difficile incontrare le donne douada praticare la pesca per il piacere di disporre di un piatto tradizionale da assaporare in occasione di ricorrenze e festività (si mormora dal potere afrodisiaco).
L'attraversata delle dune dell'erg di Ubari in direzione di Sebha sono gli ultimi momenti di questo viaggio nel deserto, non certo i meno avventurosi. La nostra Toyota si insabbia più volte e noi siamo costretti a scendere e liberarla dalla sabbia.
Quando arriviamo in città non abbiamo tempo per visitarla. Usciamo dal ristorante dove siamo per la cena, solo per cercare alcuni cd di musica locale. Sebha è la capitale della regione del Fezzan e ci appare come è una città moderna ricca di negozi e locali.
Vorrei avere più tempo per conoscerla ma con il ritorno in città siamo anche ritornati ai ritmi serrati del viaggio.
L'aereo per Tripoli ci aspetta: il deserto con il suo grande mistero, i suoi infiniti spazi ed i suoi tempi dilatati è già lontano.