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di Simona Bestetti

Il Senegal che mi ha cambiato vita

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Questo diario è stato scritto in una notte insonne dopo essere tornata in Italia. Scoprirò poi essere solo una delle prime notti passate a guardare il cielo..

giorno 10/05/2006

Diario del Senegal.

Eccomi qua, sono tornata, o meglio,è tornato il mio corpo: il cuore e la mente sono rimasti dove è giusto che rimanessero: a casa, in Senegal.
Sto scrivendo sotto kili e kili di coperte in un letto che ormai mi è scomodo, in una stanza che ormai mi è stretta.
La vita di qua la sento sempre meno mia.
Me ne rendo conto man mano che passano i giorni, man mano che capisco che non riesco a riabbituarmici.
Quelle tre settimane mi hanno cambiato la vita.
Il Senegal, dopo solo un giorno che mi avvolgeva è riuscito a cancellare 20 anni di vita e abitudini, imponendosi come unico protagonista del presente e del passato.
Incredibile come là dopo un’ora mi sentivo a casa e come qua, dopo 20 anni, non riconosco più nulla.
Vivo come in un mondo ovattato dove tutto ciò che mi capita lo sento lontano come se non mi appartenesse più e, in realtà, è così.
Mi manca tutto di quella terra straordinaria: i bambini, la sabbia tra i denti, l’acqua calda, il riso, i ragazzi, i sorrisi, i profumi, i loro sguardi, l’eterna area di dolcezza e calma che attorniava tutto e tutti.
Amo questa terra piena di sottili contrapposizioni e di assurde teorie, dove sei disposta a sopportare tutto con estrema gioia e calma pur di restarci all’infinito, infinito tempo e vivere a fondo ogni piccola sfumatura.
Già perché lì ogni cosa è diversa, nulla è uguale, nulla si fa allo stesso modo che qua e tutto sfocia in novità, stupore e magia…la magia dell’africa..
L’atroce e piacevole mal d’africa che ti colpisce come un pugno allo stomaco quando torni, che ti stringe la gola quando respiri aria senza profumi africani.
Il mal d’africa che ti cancella i pensieri e ti fa pensare solo alla tua nuova terra, alla tua nuova vita…aveva ragione Zac a dire che era una “filosofia di vita”.
La vita qui ora è ancora più grigia di prima.
È assurda.
E l’occidente è il grande frullatore che miscela i letali fattori superflui.
Voglio l’africa!
Voglio l’africa!
La voglio con tutta me stessa!
E mentre lo penso intensamente, ritrovo la mia mente che mi aspetta là e sento il mio respiro che si fa affannoso, affaticato e bramoso di partire, stretto da questa grigia vita da "toubab".
Mi sento un peso per me stessa a stare qui, come se qua vivere fosse inutile e, in effetti…penso solo a quando ripartirò e a Zac che mi dice di non piangere.
Per tutto ciò stringo i denti e mi rialzo giorno dopo giorno, stordita da tutto ciò che non è più mio.
La ciò che fai, ciò che vivi è tutto così forte, così concreto…qua mentre fai una cosa ti chiedi “perché la sto facendo, è indispensabile?” e la maggior parte delle volte la risposta è un triste, pesante e superfluo NO!.