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di Francesca Bertha

Gita nell’Alto Monferrato, dove il mare è vicino e la focaccia è buona: una giornata a Ovada

passeggiata nel centro storico

giorno 06/10/2017

Da ovunque si parta, Ovada rappresenta un punto di arrivo. Si può giungere qui dal Ponente ligure o dalle grandi città del Nord, e la sensazione sarà sempre quella di un piccolo miracolo: la scoperta di un paesaggio dolce e accogliente, diverso da quello che abbiamo appena lasciato alle spalle.
Anche se il nome di Ovada può far pensare all’uva, ciò è solo un’impressione data dalla vista degli interminabili vigneti che la circondano: in realtà il toponimo Ovada viene da Vadum, a indicare il fatto che già in epoca romana la città era un luogo di transito e quindi fulcro anche del commercio. La Valle Stura, che collega Genova e Ovada attraversando anche diversi altri comuni, regala una vista mozzafiato al viaggiatore: la strada tortuosa, incastrata tra il verde degli Appennini liguri e il torrente, più o meno secco a seconda del periodo, conduce a Ovada attraverso un paesaggio selvaggio e dolce nello stesso tempo: una vera emozione da vivere.
Ma non è certo meno emozionante arrivare in questa graziosa città dell’Alto Monferrato nemmeno da Milano, esattamente come è capitato a noi, durante uno dei fine settimana ancora caldi che siamo riusciti a strappare all’autunno. Attraversando la pianura padana col desiderio di mare nel cuore, basta uscire dal primo tunnel dell’autostrada dei Trafori per sentirsi arrivati in Liguria, pur viaggiando ancora nella provincia di Alessandria. Il paesaggio cambia proprio qui e nel giro di pochi chilometri le infinite distese del Piemonte lasciano il posto alle colline e alla vista di montagne blu in lontananza. La monotonia viene piacevolmente interrotta dalla visione di case colorate, di castelli che dominano le vallate, e di tanto verde. Per arrivare al mare ci vorrebbero ancora una ventina di minuti, ma l’affascinante percorso autostradale fatto di curve e gallerie si può affrontare anche dopo: viene voglia di fermarsi proprio qui, uscendo al casello di Ovada, e di addentrarsi nei carrugi di questa città che unisce due regioni.
Ovada è ricca di monumenti e chiese di grande valore storico e culturale, come la seicentesca Chiesa di Nostra Signora Assunta, che con i suoi due alti campanili e la cupola, disegna il caratteristico skyline di Ovada. La città ha dato i natali a una serie di personaggi di spicco del mondo delle arti, tra cui il compositore ottocentesco Antonio Rebora, a cui è dedicata la Scuola di Musica della città, il direttore d’orchestra Paolo Peloso, i pittori Natale Proto, che ha lavorato alla decorazione di numerosi palazzi di Ovada, e Franco Resecco, ma anche personaggi dello spettacolo come l’artista circense Giovanni Taffone o Dino Crocco, batterista e conduttore televisivo recentemente scomparso.
In centro vistiamo anche la chiesa dell’Immacolata Concezione, gestita dai francescani dell’attiguo convento e la chiesa di Santa Maria delle Grazie, fondata dai domenicani nel Quattrocento. In via San Paolo ammiriamo la casa natale di San Paolo della Croce, dichiarata monumento nazionale dal 1918.