le tappe

  • isola di Don Khon

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di Laura Bonomi

Caduta tragicomica nel Mekong...

isola di don khon

...le quattromila isole...

giorno 12/10/2010

Laos 12-13.10.2010

Eccoci … scendiamo dalla barchetta sull’isola di Don Khon nel Laos meridionale famoso per le “quattromila isole”. I primi turisti si stanziano nelle prime guesthouse, perciò noi proseguiamo ancora un po’ e arriviamo alla Souksan Guesthouse… quale miglior posto viste le amache sul portico dotate di ventilatore? Aggiudicata… poi il gestore organizza anche delle gite in barca per visitare le cascate di Khon Phapheng con barbecue e nuotata incorporata… e quindi, non dobbiamo far altro che ammazzare il tempo sdraiati a leggere sull’amaca in compagnia di una Beerlao nell’attesa dell’inizio del tour.
Tralasciamo di descrivere la bellezza delle cascate, il loro frastuono, il bagno che abbiamo fatto stando attenti a non essere trascinati via dalla corrente e concentriamoci sulla quantità di Lao Lao (whisky di riso) che abbiamo bevuto e sul rientro dalla gita.
Siamo praticamente al pontile vicino alla guesthouse quando in modo tragicomico Laura cade nel Mekong. Per fortuna lei sa nuotare, ma il suo cellulare e la macchina fotografica decidono di affondare. Invane le ricerche che il proprietario mette in atto con l’aiuto dei figli e dispiaciuto per l’accaduto, sentendosi in colpa, propone per il giorno dopo un barbecue a base di caprone. Il prezzo come d’accordi è diviso a metà, infatti, ci vogliono € 40,00 per l’acquisto dell’animale, a prova del valore che questo gesto significa per loro.
Pertanto, nel primo pomeriggio del giorno dopo, il gestore viene a chiamarci ed è così che inizia questa nostra avventura, crediamo unica nel suo genere perché tutto è organizzato in nostro onore.
Saliamo sulla barca diretti all’altra sponda del Mekong dove ci viene fatto scegliere un caprone per la cena della sera, che noi logicamente e spiritosamente battezziamo “Barbecue”.
Il dopo è un succedersi di fatti che ha il mistero del rito.
Trasportiamo il caprone sulla barca, all’arrivo il gestore parla con un monaco buddhista, viene acceso il fuoco, viene fatta bollire dell’acqua, all’animale vengono legati i testicoli e successivamente castrato, viene sgozzato e recuperato il sangue e, infine, pelato con l’acqua bollente e il coltello.
Tutto questo può sembrare macabro, ma è avvenuto tutto nel rispetto e con lo scopo che l’animale ha, quello di essere allevato per essere mangiato. Possiamo assicurare che tutti gli organi dell’animale sono stati mangiati e persino le corna sono state usate per bere il Lao Lao, dando così avvio alla festa.
Ci siamo seduti a gambe incrociate sotto il portico della loro casa e a suon di musica laotiana abbiamo mangiato i testicoli alla griglia, il cuore crudo in un condimento con peperoncino pestato e varie erbe per noi misteriose, con il sangue, al quale è stato aggiunto delle erbette e altre “cose”, è stata preparata una pietanza, il succo dell’erba contenuta nello stomaco è servito a fare una salsa, così come il succo della bile. Abbiamo mangiato il fegato crudo e cotto, la trippa cruda e anche cotta in una minestra, la carne alla griglia e varie minestre. Tutto logicamente annaffiato con Lao Lao e il suo rituale nel berlo. Primo bicchierino agli “spiriti”, il secondo al capofamiglia, il quale poi lo prepara all’altro ospite, che a sua volta lo versa all’altro e così via… logicamente va bevuto tutto in un sorso… Dopo un paio di giri il risultato è… ko totale.
Comunque, è incredibile come si sono svolti i fatti, ma forse più incredibile il valore che hanno dato al caprone non buttando via nulla dell’animale.
Questo fa pensare agli sprechi di noi occidentali e al poco valore che diamo, per noi tutto è logico e dovuto.


Laura Bonomi – Simone Baldassarra