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di Serena Gallo

BANGLADESH
"Before the tourists come"...

dhaka - khulna - sundarbans - mongla

I primi incontri, la maestria del ciabattino, la navigazione nel Sundarbans.

giorno 30/03/2011

Atterriamo nel pomeriggio afoso di Dhaka, in bus attraversiamo il caos roboante della città per avvicinarci alla stazione ferroviaria di Kamlapur; il treno per Khulna è in ritardo, nell'attesa iniziamo a essere oggetto di curiosità per gli adulti e di ilarità per un gruppo di bambini con cui giochiamo fino a salire sul treno.
A Khulna incontriamo due ragazze, una indù e l'altra, Jatia, musulmana, che ci invita a casa sua dove la madre ci offre payesh (dolce di riso con latte) e gazzosa, serviti al meglio, utilizzando stoviglie ancora imballate in attesa di un'occasione importante. Jatia è molto determinata; discutiamo dell'importanza delle esperienze di confronto con realtà e mentalità diverse, lei è pienamente d'accordo, ha diciassette anni...
Ci congediamo e ci perdiamo; quando ritroviamo la strada ci imbattiamo in un ciabattino: una figura, fra le tante del subcontinente indiano, che ho sempre ammirato per l'abilità nel riparare ciò che noi comunemente butteremmo. Mi faccio sistemare i sandali; dal vicino negozio di Bata esce il venditore, immagino che venga da me per invitarmi a comprarne un paio di nuovi e, invece, si rivolge al ciabattino intimandolo di fare un buon lavoro. Infatti con la maestria di un artista, limando, rattoppando e spalmando il mastice con le dita, ridà vita ai miei sandali, ora pronti per affrontare le ardue strade del Bangladesh.
A Mongla ci imbarchiamo per Kokta, nel Sundarbans, insieme a tre benestanti di Dhaka.
Prendiamo a bordo due guardie forestali dallo sguardo truce e dal fucile in spalla e navighiamo placidamente su un ramo del delta del Gange, attorniati solamente da acqua, fango e foreste di mangrovie; rompiamo il ghiaccio con un "braccio di ferro" tra Federico e Sajib, l'unico indù, e chiacchieriamo amabilmente con lui, Abul e Nabi che lavorano nell'Alta Corte del Governo del Bangladesh. Siamo ormeggiati in un canale nel buio assoluto; dormo impugnando la torcia per controllare, nei miei risvegli improvvisi, gli scarafaggi che curiosano fra i bagagli e l'eventuale tigre che potrebbe affacciarsi dall'oblò. All'alba scendiamo a terra per scovare la belva, ma camminando verso l'oceano, ne troviamo solo un'impronta.
Rientriamo a Mongla fingendo delusione per il mancato incontro; rinunciamo al viaggio in rocket verso Barisal: le acque sono basse e non ci possiamo permettere di attendere altri giorni perchè venga decisa una partenza.