Wallis E Futuna:

    Storia

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    Wallis e Futuna furono colonizzate quando la grande ondata migratoria dei lapita attraversò il Pacifico tra il 1500 e il 500 a.C. Gli oggetti rinvenuti a Futuna sono stati datati all’800 a.C., ma è probabile che esistano dei siti più antichi. I primi abitanti dell’arcipelago si dedicavano all’agricoltura e alla pesca, e introdussero i maiali sulle isole. In seguito Futuna entrò nell’orbita di Samoa, mentre Wallis fu più volte invasa dagli abitanti di Tonga. Le prove di queste sanguinose invasioni sono tuttora evidenti nei due principali siti archeologici di Wallis, Talietumu e Tonga Toto.

    Le isole cambiarono più volte nome: Futuna, per esempio, fu chiamata Hoorn dagli esploratori olandesi nel 1616. Nel 1767 il navigatore inglese Samuel Wallis, che aveva appena scoperto Tahiti, ribattezzò Uvea dandole il nome di Wallis, destinato a durare nei secoli.

    Nella prima metà del XIX secolo le isole erano diventate un popolare scalo per le navi di balenieri, mercanti e – inevitabilmente – missionari. Pierre Chanel, primo missionario giunto a Futuna, sbarcò nell’arcipelago nel 1837 e quattro anni dopo fu assassinato dai guerrieri del re Niuluki, a causa del suo grande successo nel convertire la popolazione locale al cristianesimo. Chanel fu dichiarato venerabile nel 1857, beatificato nel 1889 e infine canonizzato come patrono dell’Oceania nel 1954. Il santo venne inoltre riconosciuto quale primo martire dell’Oceania, e pochi anni dopo la sua morte Wallis aderì completamente al cristianesimo, dopo che altri preti mariani avevano portato avanti la missione di Chanel.

    La Francia, intanto, nel corso del XIX secolo aveva iniziato a interessarsi sempre più attivamente agli affari dell’arcipelago, fino a quando decise di impadronirsi delle isole tra il 1886 e il 1888. Le isole diventarono ufficialmente una colonia nel 1924, ma durante la seconda guerra mondiale passarono sotto il controllo degli americani, tra la relativa indifferenza della Francia. La guerra del Pacifico arrivò fin qui e nel maggio 1942 i 5000 abitanti di Wallis furono costretti a dividere la loro isola con 2000 militari americani, poi diventati 6000 nel momento di maggior espansione bellica. Questi legami con gli Stati Uniti provocarono dopo la guerra la nascita di un movimento di liberazione dal dominio francese, per diventare una colonia americana! La Francia non ha dato molto peso alla cosa, ma è stato necessario un decennio perché i timori culturali di questa ‘invasione’ americana svanissero. Oggi l’amministrazione dell’arcipelago spetta ai francesi, ma il re di Wallis detiene ancora un certo potere, come per esempio il diritto di nominare il kivalu, che corrisponde al primo ministro.

    Oggi Wallis e Futuna formano la più isolata colonia francese del Pacifico, con un’economia quasi totalmente dipendente da quella della madrepatria. Il movimento migratorio e le condizioni economiche sono due dei temi scottanti dell’arcipelago nel nuovo millennio, e oggi sono ben più numerose le persone provenienti da Wallis che vivono in Nuova Caledonia di quelle rimaste sull’isola. Nel 2002 la ‘polizia di frontiera’ del re ha ricevuto l’ordine di far chiudere l’unico giornale del regno: pare che il sovrano fosse insoddisfatto del modo in cui riportava le notizie politiche e giudiziarie.



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