Palau:

    Storia

    Si ritiene che i primi abitanti di Palau siano stati i malesi, giunti su canoe dall'Indonesia orientale. La datazione al carbonio di alcuni siti dimostra che le Rock Islands vennero abitate almeno sin dal 1000 aC. I primi palauani, come altri popoli della Micronesia, svilupparono dei sistemi sociali alquanto complessi basati sul matriarcato: ad esempio il denaro e i beni, sebbene fossero di proprietà del clan, venivano lasciati in eredità alle donne.

    Probabilmente il primo europeo che avvistò Palau fu lo spagnolo Ruy Lopez de Villalobos, nel 1543, mentre su un galeone veleggiava tra il Messico e le Filippine. Più di un secolo dopo, nel 1686, quando Palau, insieme alle isole che oggi sono note come Stati Federati della Micronesia, faceva parte delle Isole Caroline, dal nome del re Carlo II, la Spagna ne rivendicò il possesso. Anche l'equipaggio di un'altra nave spagnola, nel 1710, si limitò al semplice avvistamento senza mettere piede su alcuna isola. Il primo contatto tra i paluani e gli occidentali avvenne nel 1783, quando una nave della British East India Company, l'Antelope, comandata da Henry Wilson, naufragò su di una barriera corallina nei pressi di Ulong, una delle Rock Islands. Wilson venne soccorso dal capo di Koror, Ibedul, che insieme agli isolani lo aiutò a ricostruire in tre mesi la nave. Il principe Lebuu, figlio di Ibedul, partì insieme a Wilson per essere istruito in Inghilterra. Poco dopo l'arrivo a Londra, Lebuu morì di vaiolo. Wilson ritornò a Palau per informare Ibedul della prematura scomparsa del figlio e per portargli dei doni. Le relazioni di amicizia e scambi commerciali fra i due paesi proseguirono e, ancora oggi, i Palauani si recano a Londra a rendere omaggio alla tomba di Lebuu.

    Dal momento che i tedeschi avevano sviluppato sulle Caroline un vero e proprio impero commerciale, gli spagnoli si sentirono minacciati e tentarono di imporre il pagamento di una licenza a tutte le navi che transitavano in quello che essi ritenevano un loro legittimo possedimento. Ma i tedeschi si opposero, gli inglesi si schierarono dalla loro parte, e insieme dichiararono che nessun diritto avrebbero riconosciuto alla Spagna dal momento che essa di fatto non aveva ancora occupato le Caroline. La Germania prese possesso di alcune isole e la Spagna si appellò a papa Leone XIII che, nel 1885, attribuì la sovranità delle Caroline alla Spagna, mentre la Germania conservava i diritti al commercio, allo sfruttamento minerario e alla fondazione di insediamenti sulle isole.

    Un anno dopo iniziò il governo effettivo della Spagna su Palau e i cappuccini eressero due chiese e iniziarono l'opera di alfabetizzazione.

    Nel 1899, dopo la guerra ispano-americana, la Germania comprò dalla Spagna il controllo sulle Isole Caroline eccetto Guam, che era stata occupata dagli Stati Uniti. I tedeschi, costringendo i palauani in schiavitù, avviarono le piantagioni di cocco per espandere la produzione della copra, e iniziarono lo sfruttamento delle miniere di fosfati. L'amministrazione tedesca iniziò a esercitare la sua influenza nei costumi di Palau vietando il 'mur', la festa tradizionale che durava un mese, perché la ritenevano contraria alle leggi del profitto. Inoltre, dovettero fronteggiare le epidemie provocate dalle malattie introdotte dagli europei, che ridussero la popolazione da 50.000 a 4.000 abitanti, nel 1900.

    Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, le Caroline entrarono nell'area d'influenza del Giappone, che aveva relazioni commerciali con queste isole sin dal 1893. Essi in breve tempo controllarono tutta la Micronesia (eccetto Guam), i loro diritti sull'area vennero ratificati dalla Società delle Nazioni (un organismo precursore delle Nazioni Unite) nel 1920, e scelsero Palau come il centro dell'amministrazione di tutta la regione. Vennero aperte delle scuole pubbliche gratuite, nelle quali veniva insegnata una lingua fortemente influenzata dal giapponese, i capi dei villaggi persero il loro potere a vantaggio dei burocrati colonialisti giapponesi. Nel 1935 vi erano 25.000 giapponesi a Palau in un rapporto di 4 a 1 rispetto alla popolazione nativa e arrivarono operai anche dalla Corea e da Okinawa. Vennero create infrastrutture, potenziate sia le coltivazioni di copra sia le miniere di fosfati. Koror si trasformò in una moderna città frenetica, con strade asfaltate, elettricità e l'acquedotto. Tuttavia i palauani videro erodere inesorabilmente i modelli tradizionali di vita che avevano ereditato e subirono la confisca delle proprie terre o furono costretti a venderle.

    Alla fine degli anni Trenta, il Giappone chiuse Palau al mondo esterno e cominciò a concentrare i suoi sforzi per sviluppare le fortificazioni militari su tutte le isole. Durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale, le basi giapponesi a Palau vennero più volte attaccate dalle truppe statunitensi. Gli scontri più cruenti avvennero a Peleliu e a Angaur, mentre le isole di Koror e Babeldaob (dove i giapponesi avevano trasferito la maggior parte della popolazione) non furono mai invase.

    Dopo la seconda guerra mondiale, Palau divenne parte del Trust Territory of the Pacific Islands, amministrato dagli Stati Uniti, con mandato ratificato dalle Nazioni Unite nel 1947. Per 47 anni gli Stati Uniti tentarono di negoziare 'a Compact of Free Association' (un Accordo di Libera Associazione), simile a quello già stipulato con gli altri stati della Micronesia, grazie al quale Palau avrebbe ottenuto l'indipendenza e US$500 milioni, mentre gli Stati Uniti avrebbero preteso il diritto di passaggio degli aerei, delle navi e dei sottomarini a propulsione nucleare americani, il controllo sull'esercito e sulla politica estera di Palau, e l'uso dei 2/3 del territorio da destinare a basi militari statunitensi. La proposta di accordo assunse un enorme significato simbolico in tutto il mondo perché la Costituzione, adottata a Palau nel 1979, non solo impediva la presenza di qualsiasi arma o materiale nucleare sul proprio territorio, ma prevedeva che tale articolo non avrebbe potuto essere modificato senza l'approvazione da parte del 75% della popolazione in un referendum nazionale. A partire dal 1983 si ebbero non meno di sei referendum, ma soltanto quello del 1987 si avvicinò al 73%. Palau divenne il simbolo della lotta alla militarizzazione nucleare che aveva già invaso tutto l'Oceano Pacifico.

    Il primo presidente, Haruo Remeliik, assunse la carica nel 1981. Koror divenne la capitale provvisoria, sebbene la Costituzione ne richiedesse il successivo trasferimento nello stato di Melekeok sull'Isola di Babeldaob. La transizione verso l'autogoverno non fu però facile: nel 1985, Remeliik fu assassinato (il crimine rimase irrisolto), e il suo successore, Lazarus Salii, venne trovato morto (un suicidio apparentemente) nell'agosto 1988. Nel 1985 era stato assassinato Bedor Lins, il padre di due leader del movimento che si opponeva alla firma dell'accordo con gli Stati Uniti e alla contestuale eliminazione dell'articolo antinucleare dalla Costituzione; le case di molti oppositori subirono attentati. Il successivo presidente di Palau, Ngiratkel Etpison, uomo d'affari e co-proprietario del Palau Pacific Resort, sostenitore dell'accordo, fu il primo a portare a termine il suo mandato. Nel 1992 le elezioni presidenziali furono vinte da Kuniwo Nakamura e la firma dell'accordo non poteva attendere oltre: si trattava ormai o di accettarlo o di chiedere la totale indipendenza (un azzardo per ragioni di natura economica).

    Il 1° ottobre 1994 l'accordo fu firmato e Palau divenne ufficialmente uno stato indipendente, ponendo fine a 47 anni di amministrazione fiduciaria. Lo stesso anno venne annesso alle Nazioni Unite e nel 1997 entrò a far parte del Fondo Monetario Internazionale. Gli Stati Uniti conservano alcuni diritti su di un terzo del territorio di Palau, grazie all'Accordo di Libera Associazione, che ha procurato a Palau un massiccio pacchetto finanziario di US$450 milioni per i primi 15 anni del patto cinquantennale.

    Il periodo successivo all'indipendenza è stato difficile a causa di duri scontri politici, la crisi economica asiatica e la mancanza di infrastrutture. Ma Tommy Remengesau, che dopo essere stato per otto anni vicepresidente sostituì Kuniwo Nakamura alla presidenza, nel novembre 2000, ha promesso di rendere più organizzato e autosufficiente questo arcipelago che più di ogni altro in Micronesia incarna l'idea di paradiso tropicale.

    Nel 2004 il Presidente Remengesau ha approvato delle leggi molto restrittive sulla caccia allo squalo.

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