New South Wales:

    Storia

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    La popolazione originaria del New South Wales, gli aborigeni, o koori, come vengono chiamati dagli abitanti dello stato, possiede la più antica storia culturale del mondo, che risale all’era glaciale. Le prove archeologiche della loro storia includono i bora rings (delle zone circolari di terra sopraelevata utilizzate per le cerimonie), che si trovano un po’ ovunque nello stato. Sfortunatamente i koori furono anche la prima popolazione indigena dell’Australia a dover affrontare l’occupazione da parte degli europei. Dopo alcuni tentativi di approdo sulla costa occidentale, il capitano James Cook piantò la Union Jack (bandiera nazionale britannica) a Botany Bay nel 1770 e rivendicò il possesso dell’intero paese in nome della corona britannica, sostenendo a torto che si trattasse di terra nullius (terra disabitata). Egli battezzò il nuovo possedimento britannico New South Wales (Nuovo Galles del Sud).

    Dietro suggerimento del naturalista di Cook, Joseph Banks, venne fondata una colonia per liberare le prigioni britanniche dei suoi peggiori ospiti. Sotto il comando del capitano Arthur Phillip, la prima flotta di 11 navi che trasportava più di 750 condannati e 400 militari (per controllarli) sbarcò a Botany Bay il 26 gennaio 1788. Stabilitasi a ridosso della costa, la colonia ebbe difficoltà a coltivare quantità di grano sufficienti al proprio sostentamento, perciò divenne essenziale per la sopravvivenza dei primi coloni l’esplorazione della zona centrale dell’Australia. Il Great Dividing Range costituì l’aspro ostacolo per accedere alla zona più interna e bisognò aspettare fino al 1813 quando gli esploratori riuscirono ad aprirsi il cammino attraverso l’apparentemente inespugnabile boscaglia. Questo permise alle città più interne, come Bathurst, di trasportare i raccolti fino alla capitale, e di esplorare ulteriormente le aree più interne. Intorno agli anni ’30 del XIX secolo gli esploratori erano riusciti a tracciare la mappa della maggior parte dell’outback del New South Wales; a questo si aggiunse la scoperta dell’oro nella zona centro-occidentale, che negli anni ’50 dello stesso secolo spinse moltitudini di cercatori a raggiungere la zona. L’ultimo detenuto fu inviato nel New South Wales nel 1840 circa, perciò la maggior parte dello stato era ormai costituito da liberi coloni.

    L’afflusso di europei e la loro necessità di nuove terre creò tensioni con la popolazione koori mentre il vaiolo mieteva vittime tra la popolazione indigena e la violenza, come il massacro di 28 koori a Myall Creek, caratterizzava i rapporti tra europei e indigeni. Infine la popolazione koori venne spietatamente scacciata dalla propria terra per favorire gli interessi agricoli e lo sfruttamento delle miniere.

    Nel 1901, i riottosi stati australiani si unirono per formare una sola nazione, con nuovi confini tra gli stati e il New South Wales a fare da stato guida della nuova nazione. Ci vollero altri sette anni per raggiungere un accordo sul sito della nuova capitale, Canberra, che venne diligentemente posizionata esattamente a metà strada tra le due città rivali, Melbourne e Sydney (anche se gli abitanti di Sydney fanno notare compiaciuti che almeno geograficamente si trova nel New South Wales). La Grande Depressione colpì duramente lo stato e il capo dello stato Jack Lang venne fuori con l’originale idea di sottrarsi agli obblighi di pagamento nei confronti dei prestiti ottenuti dalla Gran Bretagna, il che spiega come mai lo stato da allora non sia ancora riuscito a ottenere una carta di credito. Le cose comunque iniziarono a migliorare già nel 1933, quando l’economia entrò in una fase di ripresa grazie all’aumento del prezzo della lana e a una veloce rinascita del settore manifatturiero, oltre alla costruzione dell’inconfondibile Harbour Bridge di Sydney nel 1932.

    Mentre numerosi furono gli abitanti del New South Wales che si arruolarono durante la seconda guerra mondiale, lo stato non fu particolarmente toccato dal conflitto, se non si conta la perdita di alcuni sottomarini in miniatura nel porto di Sydney e un breve bombardamento della costa. Durante il periodo postbellico, ci fu di nuovo il boom dell’edilizia e Sydney raggiunse il primato della costruzione architettonica più originale, l’Opera House. A sud, si iniziò a lavorare all’elefantiaco progetto dello Snowy Mountain Hydro-electric Scheme, che richiese quasi 30 anni per il suo completamento e l’utilizzo di un’ingente manodopera, costituita principalmente da immigrati, che andarono ad allargare il ventaglio culturale australiano.

    Per i koori, invece, la politica di assimilazione nell’Australia europea, condotta durante il periodo postbellico, si concretizzò con la creazione della cosiddetta ‘Stolen Generation’, la generazione depredata di bambini indigeni che erano stati separati con la forza dalle loro famiglie. Solo negli anni ’70 questa politica venne abbandonata, sotto la pressione di attivisti del calibro di Kumantjayi Perkins, che nel 1965 organizzò varie marce per la libertà nelle città del New South Wales per protestare contro l’impudente discriminazione e segregazione.

    Dal punto di vista politico, gli anni ’70 videro un allontanamento dalle posizioni conservatrici con l’elezione dell’ALP (Australian Labor Party, Partito australiano dei lavoratori) sotto la leadership carismatica di Neville ‘Nifty Nev’ Wran. Gli anni ’80 furono portatori di un altro boom, con un ulteriore sviluppo di Sydney, ma la recessione degli anni ’90 rallentò l’intero stato e minacciò di annientare l’industria agricola. L’elezione a primo ministro di Bob Carr, dell’ALP, nel 1996 (e una grande vittoria elettorale nel 1999) portò lo stato a una situazione di progresso economico e sociale. Carr, popolare ex giornalista, nel 2003 ha esteso le sue ambizioni al governo federale.

    I Giochi Olimpici, ospitati a Sydney nel 2000, riscossero molto successo e portarono Sydney sulla cresta dell’onda, sottolineandone ulteriormente il ruolo di città internazionale d’Australia. Nel 2001 e nel 2002 intere aree del bush nelle zone centrale e sud-orientale dello stato furono devastate da incendi che distrussero vite e proprietà, tanto che lo stato intervenne prontamente a modificare la normativa in materia di incendi. Anche ampi tratti di bush intorno a Sydney e a Camberra furono distrutti.

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