Territori Palestinesi:

    Informazioni


    Prima del XX secolo

    Il West Bank (Cisgiordania) abbonda di luoghi citati nel Vecchio e nel Nuovo Testamento e ospita alcuni dei più antichi siti archeologici del mondo. La città dalla storia più remota è forse Gerico: è provata la sua esistenza intorno al 7000 d.C. Secondo il racconto di Giosuè nell'Antico Testamento, gli israeliti assediarono la città e ne demolirono le mura con gli squilli delle trombe dei loro sacerdoti. Nablus (Shechem) è un'altra città di grande importanza per la storia biblica. Qui Abramo ricevette la promessa di una terra per le sue genti (Genesi, 33, 6-7), Giacobbe acquistò un campo (Genesi, 33, 18-9) e Giosuè radunò il suo popolo per rinnovare l'alleanza (Giosuè 8, 30-35, 24, 1-29). Illustre è la storia di Betlemme anche nel Vecchio Testamento, ma il nome di questa città è senza dubbio legato alla nascita di Gesù. A sud di Gerusalemme si trova lo storico regno di Giuda, che fece parte dell'impero seleucide di Persia fino a quando non ottenne l'indipendenza nel II secolo a.C.In seguito all'espulsione degli ebrei da Gerusalemme nel 135 d.C., le terre oggi note come Israele fecero parte della Siria-Palestina romana. Nei secoli che seguirono il processo di cristianizzazione fu costante, anche se alcuni territori, soprattutto Gaza, conservarono le loro radici pagane. Gaza fu a lungo una città di cultura e lingua araba, almeno a partire dal 435 a.C. La lingua araba fu diffusa nella Palestina meridionale dagli idumei e dai nabatei. A partire dal IV secolo d.C. la lingua araba si diffuse anche nella Palestina settentrionale.In seguito alla divisione dell'impero romano nel settore occidentale e in quello orientale (il processo fu completo nel 395 d.C.), la Palestina si trovò sotto il dominio bizantino. Il cristianesimo conobbe una rapida diffusione quando l'imperatore Costantino (331 d.C.) ne fece la religione ufficiale. I luoghi legati alla vita e alla predicazione di Cristo furono venerati come santi e vennero costruite chiese e monasteri. Qualche secolo dopo, l'avvento dell'islam rappresentò una sfida per i cristiani di Palestina e nel 638 d.C. Gerusalemme fu presa dalle truppe del califfo Omar. I cristiani furono espulsi dalla città e per avere una reazione da parte della cristianità bisognò attendere la prima crociata (1096-99), il cui scopo fu la liberazione della Terra Santa dall'occupazione islamica. I crociati tennero la Palestina per quasi un secolo, ma furono sconfitti dal Saladino nel 1187. L'islam tornò a essere la religione dominante, ma i coloni cristiani ed ebrei avrebbero nei secoli a seguire dovuto fare i conti anche con il dominio dei mamelucchi e degli ottomani.

    Storia del XX secolo

    Intorno alla metà del XIX secolo, gli ebrei europei iniziarono a emigrare verso la Palestina, dando vita a piccole comunità agricole. Gli attriti tra i nuovi arrivati e le popolazioni locali, soprattutto islamici e arabi di fede cristiana, non tardarono a verificarsi. La prima guerra mondiale segnò un'epoca di drammatici cambiamenti, perché gli inglesi cercarono appoggio sia negli ebrei sia negli arabi di Palestina. Le trattative condotte con entrambi i gruppi furono inconcludenti, ma in definitiva la Gran Bretagna promise di appoggiare gli ebrei nel loro desiderio di costituire uno stato in Palestina.La Gran Bretagna, in cerca di una strategia per abbandonare questi territori, consegnò la responsabilità alle neonate Nazioni Unite, che approvarono un piano di spartizione della Palestina tra arabi ed ebrei. Gli arabi rifiutarono interamente la direttiva. Gli ebrei, invece, espressero il proprio accordo, ma una grande incertezza accompagnò la loro decisione. La tensione crebbe, gli inglesi lasciarono la Palestina e Israele dichiarò la propria indipendenza. Gli scontri tra arabi ed ebrei non tardarono ad accendersi. Egitto, Siria, Giordania e Libano invasero la Palestina, ma furono respinti dai colini ebrei, che poterono disporre di armi moderne e di un'adeguata strategia. L'anno seguente, una tregua promossa dalle Nazioni Unite segnò il cessate il fuoco, ma gli israeliani avevano fatto in tempo a occupare importanti territori palestinesi, compresa la Galilea, le pianure costiere e il deserto di Negev. L'Egitto occupò la Striscia di Gaza, mentre la Trasgiordania (che sarebbe poi diventata Giordania) tenne il West Bank e il settore orientale di Gerusalemme. Migliaia di arabi persero le loro case negli scontri e trovarono rifugio nel West Bank, a Gaza e negli stati arabi vicini. Il confine tra Israele e i territori occupati dai palestinesi prese il nome di Linea Verde, perché quel colore fu usato sulla cartina durante i negoziati.I rapporti tra arabi ed ebrei continuarono a essere difficili, in una situazione esacerbata dalla presenza di campi profughi abitati da migliaia di arabi palestinesi. I gruppi di resistenza si sollevarono e negli anni '60 diedero vita all'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina). Yasser Arafat divenne ben presto il simbolo del movimento e il leader dell'OLP, la cui attività diede luogo a episodi di sabotaggio, omicidio e dirottamento aereo.Nel frattempo, Egitto, Giordania, Siria e Libano stanziarono i loro eserciti lungo la Linea Verde. Israele rispose con ulteriori attacchi, ricorrendo alle truppe di terra e all'aviazione, che culminarono nell'operazione militare del 5 giugno 1967. Sei giorni dopo l'esercito israeliano occupò la Penisola del Sinai, la Striscia di Gaza, la Cisgiordania (West Bank) e le Alture del Golan. Durante gli scontri, circa 500.000 arabi palestinesi persero le loro case, per sfuggire all'occupazione israeliana del West Bank e della Striscia di Gaza.Dopo la guerra, le forze dell'OLP fecero base in Giordania, costituendo una minaccia per il regno di re Hussein. La tensione culminò con il massacro di molti profughi palestinesi (1971), un episodio che passò alla storia come "Settembre nero". L'anno seguente l'OLP sconvolse il mondo con il rapimento e l'uccisione di 11 atleti israeliani, durante le Olimpiadi di Monaco.L'OLP fu costretta a riparare il Libano, dove diete vita a un piccolo stato senza territorio. La presenza dell'OLP si tradusse ben presto nella rovina del paese ospite, perché nel 1982 Israele lanciò una campagna militare di invasione e occupazione. Sul punto di soccombere, l'OLP creò una nuova base in Tunisia. Negli anni che seguirono i toni dello scontro si fecero meno aspri e nel 1988 Arafat cambiò strategia, arrivando al riconoscimento esplicito di Israele e accettando il principio di un doppio stato come soluzione del decennale conflitto.I palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza non ebbero minori problemi da affrontare. Israele fece alcuni tentativi di migliorare le condizioni di vita in queste regioni, ma i risultati furono di gran lunga inferiori a quelli raggiunti all'interno dello stato ebraico. Un enorme divario continuò a esistere tra il benessere degli arabi dei territori occupati e quello degli abitanti di Israele. Il settore orientale di Gerusalemme fu annesso da Israele nel 1980, ma l'operazione fu dichiarata illegale dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Molte proteste suscitò anche la creazione da parte di Israele di insediamenti in Cisgiordania e a Gaza, che accolsero non meno di 250.000 persone. Ancora una volta il clima di tensione crebbe, dando luogo ai disordini di Gaza del 1987, quando giovani palestinesi scagliarono sassi contro i soldati israeliani. I disordini diedero ben presto vita a una cruenta intifada (rivolta), che sconvolse le città del West Bank. Gli scontri continuarono con episodi sporadici fino al 1993, quando furono siglati gli accordi di pace di Oslo.Gli accordi di Oslo stabilirono i parametri per la creazione di un doppio-stato, spartito tra israeliani e palestinesi, e formalmente sancirono la nascita dell'Autorità Nazionale Palestinese, che avrebbe preso il posto dell'OLP. Venne anche definito il piano per la creazione, nei cinque anni successivi, di una Palestina indipendente, ma ancora una volta il processo di pace fu rallentato da insuperabili disaccordi. Le due parti non trovarono un'intesa su alcune questioni chiave, come il futuro dei rifugiati (all'origine di molti scontri), la definizione dei confini, gli insediamenti dei coloni e Gerusalemme. La pace divenne sempre più instabile, ulteriori insediamenti furono creati nel West Bank, l'esercito israeliano operò nuove incursioni nei territori e sempre più comuni divennero gli attentati palestinesi in Israele.

    Fatti recenti

    Una seconda possibilità per la pace si delineò nel 2000, ma alla fine Arafat rifiutò di sedere al tavolo del negoziato, come proposto dal presidente statunitense Bill Clinton. Fu la premessa per ulteriori scontri. La tensione tornò a crescere nel 2001, culminando in una seconda intifada, che sarebbe durata quattro anni provocando numerose vittime (3000 palestinesi). La risposta di Israele fu l'inizio della costruzione di un muro di divisione tra il proprio stato e i Territori Palestinesi. Nel 2004 il muro fu dichiarato illegale dalla Corte Internazionale di Giustizia.Le elezioni parlamentari del 2006 segnarono la presa del potere nei Territori Palestinesi da parte del gruppo nazionalista di Hamas. I governi occidentali prontamente chiesero ad Hamas di rinunciare alla violenza e di riconoscere la sovranità di Israele. Al rifiuto di Hamas, gli Stati Uniti e l'Unione Europea sospesero l'invio di aiuti all'Autorità Palestinese (AP). Nel marzo del 2006 l'AP si trovò così a fronteggiare un deficit mensile di USD 110000000.00 , che rese impossibile pagare un salario completo ai 140.000 impiegati del governo. Israele, dal canto suo, interruppe il trasferimento fiscale di USD 55000000.00 in favore dell'AP. La tensione tra il nuovo governo di Hamas e le forze di sicurezza di Fatah condussero a scontri nel 2006. Il presidente Mahmnmoud Abbas (Abu Mazen) dovette affrontare una nuova ondata di violenza in Cisgiordania e a Gaza.


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