Andalusia:

    Storia

    Intorno al 1000 a.C. nelle regioni occidentali dell’Andalusia si era sviluppata un’importante civiltà dedita all’agricoltura, all’allevamento e al commercio dei metalli, in larga misura costituita da mercanti fenici e greci. L’arrivo dei cartaginesi nel VI secolo a.C. e la conquista da parte dei romani nel 206 a.C., posero fine a questa civiltà. L’Andalusia fu uno dei più ricchi territori dell’impero e ben due dei suoi figli, Traiano e Adriano (entrambi originari di Itálica), furono proclamati imperatori. L’impero romano diffuse nella regione, oltre alla lingua e alla civiltà latine, la religione cristiana, e vi fece costruire acquedotti, templi, anfiteatri, circhi e bagni.

    Al crollo dell’impero romano giunsero i visigoti, che nel 711 furono cacciati dagli arabi, che per quattro secoli esercitarono il loro potere su tutta la regione. Nelle città più importanti, Córdoba, poi Siviglia e in seguito Granada, i mori fecero edificare sontuosi palazzi, moschee e giardini, avviarono mercati importanti e fondarono l’università, e su questo territorio, al quale gli arabi diedero il nome Al-Andalus, si sviluppò la civiltà più evoluta dell’Europa meridionale.

    Durante il periodo della dominazione islamica, i cristiani furono oggetto di persecuzioni religiose e si organizzarono in nuclei di resistenza. Nel 1147 il Portogallo conquistò Lisbona e Siviglia (allora capitale di Al-Andalus) fu annessa nel 1248 allo stato cattolico di Castiglia. Il 1482 è l’anno della ‘Reconquista’ del paese, guidata da Ferdinando d'Aragona e dalla sua sposa Isabella, monarchi cattolici di Castiglia e Aragona. Nel 1492, dopo una guerra sanguinosa, i Re Cattolici conquistarono il regno di Granada, ponendo fine a ogni dominazione islamica in terra iberica.

    I monarchi ristabilirono l’Inquisizione, nata nel XIII secolo per combattere i movimenti eretici in Francia, e con un decreto regio ordinarono l'espulsione dal territorio nazionale di tutti gli ebrei che rifiutavano il battesimo. I libri islamici furono mandati al rogo, la lingua araba fu proibita e i musulmani rimasti furono obbligati a convertirsi al cristianesimo, pena l’espulsione. Ma non ci furono solo angherie e violenze: nel 1492 Cristoforo Colombo scoprì l’America e a Siviglia fu aperto un ufficio governativo per controllare il commercio con le colonie. Ma le ricchezze (argento e oro) che giungevano in madrepatria dalle colonie non furono adeguatamente impiegate per sviluppare l’economia. Inoltre gli Asburgo, che regnarono dopo Isabella e Ferdinando, finanziarono massicciamente le guerre europee. Il risultato fu che nel XVII secolo la Spagna entrò in una grave crisi economica. Le epidemie e i magri raccolti causarono la morte di migliaia di persone, decimando la popolazione dell’Andalusia.

    Nel secolo successivo, sotto la dinastia dei Borboni, la situazione finanziaria migliorò. Furono costruite nuove strade e città e, in questo periodo, l’industria beneficiò di una forte crescita economica: nei porti andalusi, tra cui anche Málaga, il commerciò rifiorì e Cádice conobbe un vero e proprio boom economico.

    Nel 1793, quando che il re di Francia Luigi XVI (cugino di Carlo IV di Spagna) fu ghigliottinato, la Spagna dichiarò guerra alla Francia, ma fu sconfitta. La conseguente occupazione da parte di Napoleone provocò un’insurrezione del popolo e una guerra d’indipendenza che durò cinque anni. Infine i francesi furono definitivamente respinti e a Cádiz fu redatta una nuova Costituzione nella quale si rivendicava la sovranità del popolo spagnolo.

    Il secolo successivo alla guerra d’indipendenza fu segnato da forti divergenze tra liberali e conservatori, che portarono alla Restaurazione. Durante il regno di Fernando VII (1814-34), la Costituzione fu revocata, l’Inquisizione ripristinata e i liberali perseguitati. La Spagna subì una severa recessione economica e perse le colonie americane. In Andalusia, la disuguaglianza tra i ricchi e i poveri assunse maggiore evidenza.

    Nel 1873 vi fu un tentativo da parte di un governo liberale di proclamare la Prima Repubblica, ma 11 mesi più tardi i militari ripristinarono la monarchia con un colpo di stato.

    Le condizioni di estrema miseria in cui viveva la popolazione costrinsero molti andalusi a emigrare in America Latina. I movimenti anarchici organizzarono scioperi e insurrezioni nella regione, ma furono ben presto repressi dalle autorità. Nel 1923 il generale Miguel Primo de Rivera instaurò un governo dittatoriale militare, costringendo gli anarchici a entrare in clandestinità, ma fu destituito nel 1930 dal re Alfonso XIII. L’anno dopo, furono indette delle elezioni che si conclusero con la proclamazione della repubblica e con la fuga del re Alfonso in Italia.

    Durante la Seconda Repubblica (1931-36) andò al governo prima un partito liberale e progressista, e poi un partito conservatore. Dai due governi erano stati esclusi sia i gruppi fascisti sia gli anarchici: l’escalation delle azioni violente provocate da queste due fazioni sfociò nel 1936 in una sanguinosa e brutale guerra civile. I nazionalisti, appoggiati dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi, riuscirono a impossessarsi delle città andaluse seminando stragi al loro passaggio. Il generale Franco si impose ai nazionalisti come capo indiscusso: dopo gli scontri di Valencia, Barcellona e Madrid, il 1° aprile 1939 i franchisti riuscirono a sconfiggere gli avversari e a vincere la guerra.

    Dal 1939 fino alla sua morte, avvenuta nel 1975, Franco sottopose il paese a una lunga dittatura, con violente repressioni. Capo dell’esercito, del governo e del solo partito politico esistente, il Movimento National, restaurò l’ortodossia cattolica e usò le forze militari per il controllo e la repressione del popolo. Le prigioni si riempirono di prigionieri politici. Nel 1940, sebbene si fosse dichiarata neutrale alla seconda guerra mondiale, la Spagna fu colpita da un embargo economico deciso dalle Nazioni Unite, che penalizzò fortemente le regioni come l’Andalusia, già stremate dalle povertà. Tra il 1950 e il 1973 circa 1 milione e mezzo di andalusi fu costretto a emigrare.

    Il successore di Franco, il principe Juan Carlos (nipote di Alfonso XIII) guidò il paese nella transizione dalla dittatura verso la democrazia. Durante il suo regno il partito di Franco fu sciolto e fu introdotto un sistema politico pluripartitico. Juan Carlos legalizzò il divorzio, le misure contraccettive e i rapporti omosessuali. Inoltre promulgò leggi meno restrittive sugli orari d’apertura dei bar e dei locali notturni. Nel 1982, la Spagna chiuse definitivamente col proprio passato eleggendo al governo Felipe González di Siviglia, leader dello PSOE (partito socialista operaio spagnolo), il quale risanò l’economia andalusa con un vasto piano di sovvenzionamento. Nel 1986 la Spagna è entrata a far parte della Comunità Europea e Siviglia ha ospitato l’Esposizione Universale del 1992. Nel 1996, il Partido Popular di José María Aznar, di centro-destra, ha vinto le elezioni e, nel 2000, dopo quattro anni di costante crescita economica, Aznar è stato rieletto. Il nuovo premier, Rodriguez Zapatero, eletto nel marzo 2004, ha espresso l'intenzione di sostenere l'apertura della Spagna alla politica europea.

    Sebbene lo sviluppo economico della regione sia inferiore a quello della Spagna, l’Andalusia non è più da considerare un paese povero: oltre al costante incremento del livello d’istruzione, si assiste a un graduale sviluppo del turismo e dell’industria, che stanno portando alla regione la tanto attesa prosperità.

    Gli andalusi vivono ora in condizioni di benessere, ma rimangono vicini alle loro tradizioni, alle famiglie e alla terra: la memoria delle sofferenze passate, ancora troppo dolorosa, li mantiene uniti. Un treno ad alta velocità collega Madrid a Siviglia, e Málaga sta diventando un'importante riferimento per i turisti stranieri che vogliono visitare l’Andalusia.

    Nel marzo del 2006, l’ETA ha annunciato un cessate il fuoco a tempo indeterminato su tutto il territorio nazionale anche se questa tregua è stata interrotta alla fine del 2006 con l’attentato all’aeroporto Barajas di Madrid costato la vita a due persone.

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