Highlands E Isole Scozzesi:

    Storia

    Se le Highlands e le isole fanno parte della Scozia e condividono alcune vicende storiche con la parte meridionale del paese, a nord dell’Highland Boundary Fault i costumi e le tradizioni sono assai peculiari.

    I primi abitanti della Scozia erano cacciatori-raccoglitori, che iniziarono a raggiungere questa regione dall’Inghilterra, dall’Irlanda e dall’Europa settentrionale circa 6000 anni fa. Il neolitico, grossomodo 3500 anni fa, diffuse un nuovo stile di vita grazie all’agricoltura, all’allevamento del bestiame e ai commerci. L’età del ferro si manifestò in Scozia verso il 500 a.C. con l’arrivo dei celti dall’Europa, e nelle Highlands, che sfuggirono al controllo romano, durò fino all’era cristiana.

    La Scozia, che allora si chiamava Alba, fu soggetta a due tribù celtiche indigene, i piti e i britanni, alle quali dal VI secolo d.C. si aggiunse una terza tribù celtica, quella degli scoti provenienti dall’Irlanda del Nord (Scotia). Pur essendo molto diverse, tutte queste tribù si convertirono al cristianesimo verso la fine dell’VIII secolo, epoca in cui comparvero nuovi invasori. Le razzie dei normanni, che solcavano i mari sulle loro lunghe imbarcazioni, iniziarono infatti nell’ultimo decennio dell’VIII secolo, e per quasi cinque secoli questo popolo mantenne il controllo di tutte le coste occidentali dell’isola. I piti e gli scoti strinsero rapporti sia per fronteggiare la minaccia dei normanni sia a causa della loro conversione al cristianesimo. Le nozze tra i membri delle due famiglie reali videro uno scoto salire al trono di Alba, e in seguito gli scoti acquisirono un grande ascendente culturale e politico tanto che Alba passerà alla storia come Scotia.

    Nell’XI secolo Malcolm III e la sua regina inglese fondarono la dinastia Canmore, i cui abili governanti di schiatta scozzese introdussero il nuovo sistema di governo e le istituzioni religiose anglo-normanne. David I adottò il sistema feudale normanno, assicurando delle proprietà terriere alle grandi famiglie normanne in cambio della loro promessa di protezione. Il feudalesimo fu infine inglobato nel vecchio sistema basato sulla consanguineità, in seguito al quale sorsero dei clan enormemente potenti. Nel frattempo i clan delle Highlands, irraggiungibili nelle loro strette valli, non obbedirono che alle proprie leggi per altri 600 anni e tra gli abitanti degli altipiani, di lingua gaelica, e gli scoti delle pianure che parlavano il lallans (un dialetto formato da parole inglesi, normanne e gaeliche) si fece strada una netta divisione culturale e linguistica.

    Il XVII secolo portò con sé differenze di religione e guerre civili, e mentre tutta l’Europa combatteva per rendersi indipendente da Roma, la Scozia era ulteriormente divisa tra presbiteriani, che rifuggivano da ogni rituale e da qualsivoglia gerarchia, e i meno radicali protestanti, assai più simili agli anglicani che vivevano a sud del confine. Le guerre devastarono il paese e la sua economia, facendo crescere l’ostilità contro gli inglesi. Graham di Claverhouse si mise a capo di un gruppo di Highlanders e nel 1689 costrinse le truppe inglesi a ritirarsi dopo la battaglia di Killiecrankie, nei pressi di Pitlochry.

    In seguito all’Atto di Unione del 1707, che riuniva Inghilterra e Scozia sotto un unico parlamento, i giacobiti, che non avevano mai avuto un gran seguito fuori dalle Highlands, si ribellarono. Con le rivolte del 1715 e del 1745 tentarono di rimpiazzare la dinastia degli Hannover con i cattolici Stuart, nelle persone di Giacomo Edoardo Stuart (figlio dell’esiliato Giacomo II, e noto come il Vecchio Pretendente) e del Bel Principe Carlo Edoardo Stuart (Bonnie Prince Charlie, figlio di Giacomo Edoardo, detto il Giovane Pretendente). In seguito alla disastrosa sconfitta dei giacobiti nel 1745 il governo vietò la formazione di milizie private, e proibì inoltre agli scozzesi di indossare il kilt e di suonare la cornamusa. Molti giacobiti furono deportati o giustiziati, mentre ad altri furono confiscate le loro terre.

    A metà del XIX secolo l’aumento della popolazione, la povertà e la carestia di patate degli anni ’40 portarono al tragico episodio detto Highland Clearances (Sgomberi), quando la popolazione fu costretta a emigrare e spinta a imbarcarsi con la forza o con l’inganno per il Nord America, l’Australia e la Nuova Zelanda. Chi era rimasto, dovette trasferirsi in piccoli poderi detti crofts, con affitti estremamente esosi che rendevano precaria la vita quotidiana, e i pascoli comuni furono confiscati e trasformati in recinti per pecore o cervi. Negli anni ’80 del XIX secolo i crofter si ribellarono ottenendo maggiori sicurezze.

    A metà del XX secolo un importante progetto di sfruttamento delle abbondanti riserve idroelettriche delle Highlands aprì la regione allo sviluppo, migliorandone notevolmente lo standard di vita. La scoperta di giacimenti di petrolio e di gas nel Mare del Nord negli anni ’70 portò la prosperità ad Aberdeen e dintorni, e anche nelle Isole Shetland, anche se buona parte degli introiti defluivano nelle casse dell’Inghilterra. Questo fatto, unito alle acquisizioni di aziende scozzesi da parte di ditte inglesi, ha alimentato il sentimento nazionalista in Scozia.

    Varie industrie (fortemente sovvenzionate) vennero avviate nelle Highlands, ma poche sono sopravvissute. Negli anni ’90 Inverness si è sviluppata particolarmente in fretta, a mano a mano che la gente si riversava nelle tranquille e non inquinate Highlands in cerca di uno stile di vita migliore. Dal 1979 al 1997 gli scozzesi sono stati amministrati da un governo inglese conservatore, per il quale la maggioranza di loro non aveva votato, e ovviamente i sentimenti nazionalisti si sono rafforzati. Il referendum indetto nel 1997 per la creazione di un parlamento scozzese ha avuto esito positivo, e il primo incontro del nuovo parlamento scozzese si è svolto nel 1999, aprendo un’era di ottimismo e orgoglio nazionale.



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