Mentre la presenza umana nella regione è stata riscontrata già dal 9000 a.C., i primi antenati degli attuali abitanti della Lettonia erano cacciatori ugro-finnici che probabilmente si insediarono nella zona tra il 3000 e il 2000 a.C. I predecessori dei lettoni moderni, noti con il nome di balti, fecero la loro apparizione intorno al 2000 a.C.
Le tribù della regione ebbero i primi scambi commerciali con i germani e l'impero romano, estendendoli in seguito verso i vichinghi e i russi. Nel XII secolo i popoli ugro-finnici e balti erano divisi in diversi gruppi tribali, che praticavano religioni primitive. La loro conversione, avviata dai missionari, fu conclusa con la forza, nel 1290, dai cavalieri della Spada (in seguito chiamati cavalieri teutonici). Dal XIII secolo al XX secolo la Lettonia venne continuamente controllata da dominatori stranieri.
Nel 1592 la Svezia protestante, la Lituania e la Polonia cattoliche cominciarono una guerra che ebbe come campo di battaglia le terre del Baltico. Gran parte della Lettonia orientale, Riga compresa, cadde nelle mani degli svedesi. I re svedesi del XVII secolo liberarono i contadini dallo stato di servi della gleba e introdussero l'istruzione per tutti. La liberazione dalla servitù fece rinascere idee nazionaliste nei lettoni, che poterono diventare commercianti, intraprendere professioni e far parte di circoli intellettuali. Lentamente la Lettonia emerse come entità politica indipendente, nonostante l'impopolare e oppressivo processo di nazionalizzazione russo della fine del XIX secolo. Durante la prima guerra mondiale, la Lettonia venne occupata dalla Germania. Il 18 novembre 1918, appena sette giorni dopo la resa della Germania agli Alleati, i contadini, la classe media e i gruppi socialisti dichiararono l'indipendenza e Karlis Ulamnis (il leader del Partito degli Agricoltori) formò il governo. Le lotte tra nazionalisti, bolscevichi e tedeschi del Baltico continuarono fino al 1920, quando la Russia sovietica firmò un trattato di pace con la Repubblica Parlamentare della Lettonia, riconoscendone l'indipendenza.
Il 23 agosto 1939, la Germania nazista e l'URSS firmarono un patto di non aggressione e la Lettonia fu inserita nella sfera di influenza sovietica. Nell'agosto del 1940 la nazione venne occupata militarmente dalla Russia, e la Lettonia divenne una delle repubbliche dell'URSS. In conseguenza delle epurazioni subite, in un solo anno 35.000 lettoni furono uccisi, deportati o furono costretti ad abbandonare il paese. La Germania invase l'URSS e occupò la Lettonia nel 1941.
Sebbene molti lettoni considerassero i nazisti come liberatori e si arruolassero nell'esercito tedesco, la numerosa popolazione ebrea della Lettonia, che contava 90.000 individui, venne quasi del tutto sterminata. Nel 1944 e nel 1945 molti Lettoni emigrarono in Occidente per scampare alla riconquista dell'Armata Rossa. La seconda guerra mondiale provocò la morte di 450.000 lettoni. Durante la dittatura di Stalin, tra il 1945 e il 1949, 150.000 persone vennero uccise o deportate.
I primi segnali che il severo governo sovietico della Lettonia si stava ammorbidendo arrivarono alla fine degli anni '80, quando Mikhail Gorbaciov cominciò a incoraggiare la glasnost (apertura) e la perestroika (ristrutturazione). In Lettonia, i decenni di dura repressione portarono a una massiccia richiesta di autogoverno. Nel 1988 i membri del governo lettone cominciarono a frequentare i meeting pubblici e le riunioni, mentre un fronte popolare che faceva richieste pressanti per ottenere riforme democratiche ebbe un largo seguito. Nella primavera del 1990 i nazionalisti ottennero una grande maggioranza nel parlamento lettone, che istituì nuovamente la costituzione in vigore prima della seconda guerra mondiale. Venne dichiarato che si trattava di un periodo di transizione che avrebbe preceduto la piena indipendenza. Con il referendum del 1991, risultò che la maggioranza era a favore della secessione dall'URSS e il 21 agosto, due giorni dopo il tentativo di colpo di stato avvenuto a Mosca ai danni di Gorbaciov, la Lettonia dichiarò la piena indipendenza. Questa venne riconosciuta dall'Occidente e finalmente, il 6 settembre 1991, anche dall'URSS. La Lettonia entrò a far parte delle Nazioni Unite poco più di due settimane dopo. Le ultime milizie russe abbandonarono il paese nel 1994.
La repubblica di Lettonia ha di recente reso meno rigide le leggi sulla cittadinanza, che favorivano l'etnia lettone e altre etnie baltiche nei confronti dei russi, un gesto che dovrebbe aiutare la Lettonia a fare ingresso nell'Unione Europea.
All'apertura del vertice della NATO a Praga, il 21 novembre 2002, i leader dei diciannove paesi membri hanno formalmente invitato a entrare, entro il 2004, nell'Alleanza Atlantica sette paesi che in passato appartennero alla cosiddetta 'cortina di ferro': Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica slovacca, Romania, Slovenia. Queste importanti scelte sullo scacchiere internazionale hanno favorito la vittoria, alle elezioni politiche dell'ottobre 2002, dell'ex-banchiere centrale Einars Repse, leader del partito liberale Nuova Era. Le carte vincenti sono state una vigorosa campagna contro la corruzione e l'inefficienza. Il grande sconfitto è stato il premier uscente, Andris Berzins, il cui partito, Via lettone è rimasto sotto la soglia dello sbarramento minimo del 5%.
Il 67% dei lettoni, nel referendum del settembre 2003, si è espresso a favore dell'ingresso nell'Unione Europea; e infatti, dal 1° maggio del 2004, insieme ad altri nove paesi (Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Repubblica slovacca, Ungheria, Estonia, Lituania, Malta e Cipro), è entrata a tutti gli effetti a far parte dell'Unione Europea.
Lettonia, Lituania ed Estonia sono divenute membri effettivi della NATO il 29 marzo 2004.
Forti contrasti all'interno del governo di Enars Repse hanno indotto il presidente della repubblica, la signora Vike Freiberga, a nominare nel febbraio 2004 un nuovo primo ministro, Indulis Emsis, dei verdi.
Alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, il 13 giugno 2004, la coalizione del nuovo governo è stata pesantemente sconfitta (il partito di Emsis non ha raggiunto il 5%), mentre è salita al 29,8% l'opposizione di destra con Madrepatria e libertà, e il partito dell'ex primo ministro Repse ha ottenuto il 19,68%.
Nel dicembre del 2004 è stato eletto il nuovo governo, la coalizione di centro destra guidata dal popolare Aigars Kalvitis. L'esecutivo lettone ha davanti a sé importanti sfide sia sul piano interno che su quello interno. Tra i compiti più difficili, in ogni caso, sembra essere la necessità di adeguare il paese ai parametri richiesti dall'Unione Europea.
Nel 2007 si sono svolte le elezioni presidenziali: ne è uscito vincitore Valdis Zatlers.
Le tribù della regione ebbero i primi scambi commerciali con i germani e l'impero romano, estendendoli in seguito verso i vichinghi e i russi. Nel XII secolo i popoli ugro-finnici e balti erano divisi in diversi gruppi tribali, che praticavano religioni primitive. La loro conversione, avviata dai missionari, fu conclusa con la forza, nel 1290, dai cavalieri della Spada (in seguito chiamati cavalieri teutonici). Dal XIII secolo al XX secolo la Lettonia venne continuamente controllata da dominatori stranieri.
Nel 1592 la Svezia protestante, la Lituania e la Polonia cattoliche cominciarono una guerra che ebbe come campo di battaglia le terre del Baltico. Gran parte della Lettonia orientale, Riga compresa, cadde nelle mani degli svedesi. I re svedesi del XVII secolo liberarono i contadini dallo stato di servi della gleba e introdussero l'istruzione per tutti. La liberazione dalla servitù fece rinascere idee nazionaliste nei lettoni, che poterono diventare commercianti, intraprendere professioni e far parte di circoli intellettuali. Lentamente la Lettonia emerse come entità politica indipendente, nonostante l'impopolare e oppressivo processo di nazionalizzazione russo della fine del XIX secolo. Durante la prima guerra mondiale, la Lettonia venne occupata dalla Germania. Il 18 novembre 1918, appena sette giorni dopo la resa della Germania agli Alleati, i contadini, la classe media e i gruppi socialisti dichiararono l'indipendenza e Karlis Ulamnis (il leader del Partito degli Agricoltori) formò il governo. Le lotte tra nazionalisti, bolscevichi e tedeschi del Baltico continuarono fino al 1920, quando la Russia sovietica firmò un trattato di pace con la Repubblica Parlamentare della Lettonia, riconoscendone l'indipendenza.
Il 23 agosto 1939, la Germania nazista e l'URSS firmarono un patto di non aggressione e la Lettonia fu inserita nella sfera di influenza sovietica. Nell'agosto del 1940 la nazione venne occupata militarmente dalla Russia, e la Lettonia divenne una delle repubbliche dell'URSS. In conseguenza delle epurazioni subite, in un solo anno 35.000 lettoni furono uccisi, deportati o furono costretti ad abbandonare il paese. La Germania invase l'URSS e occupò la Lettonia nel 1941.
Sebbene molti lettoni considerassero i nazisti come liberatori e si arruolassero nell'esercito tedesco, la numerosa popolazione ebrea della Lettonia, che contava 90.000 individui, venne quasi del tutto sterminata. Nel 1944 e nel 1945 molti Lettoni emigrarono in Occidente per scampare alla riconquista dell'Armata Rossa. La seconda guerra mondiale provocò la morte di 450.000 lettoni. Durante la dittatura di Stalin, tra il 1945 e il 1949, 150.000 persone vennero uccise o deportate.
I primi segnali che il severo governo sovietico della Lettonia si stava ammorbidendo arrivarono alla fine degli anni '80, quando Mikhail Gorbaciov cominciò a incoraggiare la glasnost (apertura) e la perestroika (ristrutturazione). In Lettonia, i decenni di dura repressione portarono a una massiccia richiesta di autogoverno. Nel 1988 i membri del governo lettone cominciarono a frequentare i meeting pubblici e le riunioni, mentre un fronte popolare che faceva richieste pressanti per ottenere riforme democratiche ebbe un largo seguito. Nella primavera del 1990 i nazionalisti ottennero una grande maggioranza nel parlamento lettone, che istituì nuovamente la costituzione in vigore prima della seconda guerra mondiale. Venne dichiarato che si trattava di un periodo di transizione che avrebbe preceduto la piena indipendenza. Con il referendum del 1991, risultò che la maggioranza era a favore della secessione dall'URSS e il 21 agosto, due giorni dopo il tentativo di colpo di stato avvenuto a Mosca ai danni di Gorbaciov, la Lettonia dichiarò la piena indipendenza. Questa venne riconosciuta dall'Occidente e finalmente, il 6 settembre 1991, anche dall'URSS. La Lettonia entrò a far parte delle Nazioni Unite poco più di due settimane dopo. Le ultime milizie russe abbandonarono il paese nel 1994.
La repubblica di Lettonia ha di recente reso meno rigide le leggi sulla cittadinanza, che favorivano l'etnia lettone e altre etnie baltiche nei confronti dei russi, un gesto che dovrebbe aiutare la Lettonia a fare ingresso nell'Unione Europea.
All'apertura del vertice della NATO a Praga, il 21 novembre 2002, i leader dei diciannove paesi membri hanno formalmente invitato a entrare, entro il 2004, nell'Alleanza Atlantica sette paesi che in passato appartennero alla cosiddetta 'cortina di ferro': Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica slovacca, Romania, Slovenia. Queste importanti scelte sullo scacchiere internazionale hanno favorito la vittoria, alle elezioni politiche dell'ottobre 2002, dell'ex-banchiere centrale Einars Repse, leader del partito liberale Nuova Era. Le carte vincenti sono state una vigorosa campagna contro la corruzione e l'inefficienza. Il grande sconfitto è stato il premier uscente, Andris Berzins, il cui partito, Via lettone è rimasto sotto la soglia dello sbarramento minimo del 5%.
Il 67% dei lettoni, nel referendum del settembre 2003, si è espresso a favore dell'ingresso nell'Unione Europea; e infatti, dal 1° maggio del 2004, insieme ad altri nove paesi (Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Repubblica slovacca, Ungheria, Estonia, Lituania, Malta e Cipro), è entrata a tutti gli effetti a far parte dell'Unione Europea.
Lettonia, Lituania ed Estonia sono divenute membri effettivi della NATO il 29 marzo 2004.
Forti contrasti all'interno del governo di Enars Repse hanno indotto il presidente della repubblica, la signora Vike Freiberga, a nominare nel febbraio 2004 un nuovo primo ministro, Indulis Emsis, dei verdi.
Alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, il 13 giugno 2004, la coalizione del nuovo governo è stata pesantemente sconfitta (il partito di Emsis non ha raggiunto il 5%), mentre è salita al 29,8% l'opposizione di destra con Madrepatria e libertà, e il partito dell'ex primo ministro Repse ha ottenuto il 19,68%.
Nel dicembre del 2004 è stato eletto il nuovo governo, la coalizione di centro destra guidata dal popolare Aigars Kalvitis. L'esecutivo lettone ha davanti a sé importanti sfide sia sul piano interno che su quello interno. Tra i compiti più difficili, in ogni caso, sembra essere la necessità di adeguare il paese ai parametri richiesti dall'Unione Europea.
Nel 2007 si sono svolte le elezioni presidenziali: ne è uscito vincitore Valdis Zatlers.










