Grecia:

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    Zagorohória

    Nella regione di Zagorohória, a nord di Ioánina, si trovano quarantasei villaggi che, come molte altre zone montuose e inaccessibili della Grecia, riuscirono a conservare un alto grado di autonomia all'epoca della dominazione turca e a dare luogo a una fiorente cultura. Le case furono costruite esclusivamente con l'ardesia estratta dalle vicine montagne e questi villaggi, con le loro viuzze acciottolate e tortuose e le gradinate, sembrano essersi materializzati da una fiaba dei fratelli Grimm. Molti centri sono oggi tristemente abbandonati e ospitano soltanto qualche sparuto gruppetto di anziani.
    Questa regione è ammantata da un fitto manto boschivo di carpini, aceri, salici e querce, e abitata da orsi, lupi, cinghiali, gatti e capre selvatiche e dal raro quadrupede di Rissos, che vagano per le montagne. I pastori valacchi e sarakatsani conducono ancora un'esistenza seminomade, accompagnando i loro armenti negli alpeggi d'alta quota in estate e ritornando poi a valle d'autunno. Il Parco Nazionale di Vikos-Aoös comprende una buona parte di questa zona che, nonostante la popolarità di cui gode tra gli amanti del trekking, non è ancora stata raggiunta dal turismo di massa.

    Isole minori

    Nelle Cicladi, tra Náxos e Amorgós, si trova un gruppo di isolotti variamente noti come Isole Minori, Isole Secondarie o Isole Inferiori, di cui solo quattro, ossia Donoússa, Koufoníssi, Iráklia e Shinoússa hanno degli insediamenti stabili. Nell'antichità erano invece densamente popolate, come testimoniano le numerosissime tombe che vi sono state rinvenute, mentre oggi sono abitate soltanto da qualche gregge di capre e frequentate da un numero relativamente esiguo di turisti (in aumento, a dire il vero) che giungono fin qui attratti dalle spiagge intatte. Presso i porti di queste isole si trovano 'domatia (camere) e taverne, ma non aspettatevi delle sistemazioni di lusso.

    Máni

    Le montagne di roccia grigia, chiazzata dal verde degli indomiti arbusti, sono la caratteristica peculiare di questa regione del Peloponneso. La gente del Mani si considera discendente diretta degli Spartani, i fieri guerrieri che scelsero di ritirarsi sulle montagne piuttosto che assoggettarsi a un padrone straniero. Fino all'indipendenza, i Manioti vissero in clan guidati da un capo e, data la scarsità di terra fertile, le sanguinose faide interne erano per loro un vero e proprio sistema di vita, tanto che le famiglie si costruivano delle torri dove rifugiarsi. Oggi gli abitanti di questa regione sono considerati dagli altri Greci come un popolo fiero della propria indipendenza, fedele al re e di destra. Areópoli, capoluogo del Mani, deriva il suo appropriato nome da Ares, il dio della guerra. Sulle anguste vie acciottolate della città vecchia vigilano le austere case-torri. Le grotte di Dirós, situate 8 km a sud di Areópoli, erano abitate già in epoca neolitica e pare che si estendano verso nord fino a Sparta. I turisti vengono condotti in barca lungo il fiume sotterraneo, attraverso strette gallerie e caverne immense e piene di una miriade di stalattiti e stalagmiti. Più a sud, si attraversa un paesaggio montuoso e brullo, inframmezzato da qualche villaggio deserto su cui svettano le possenti torri. Váthia, il più suggestivo di tutti i caratteristici abitati di questa regione, è formato da un gruppo di case-torre arroccate l'una sull'altra in cima a uno sperone roccioso.

    Isola di Gavdos

    Situata nel lontano Mar Libico a sud di Creta, l'isola di Gavdos è la località più meridionale d'Europa. Si dice che qui la ninfa Calipso abbia tenuto prigioniero Odisseo, di ritorno dalla guerra di Troia. L'isola, con i suoi tre piccoli villaggi e le belle spiagge, è perfetta per chi adora la solitudine. Non ci sono alberghi, ma parecchie persone del posto affittano le camere e il campeggio libero è tollerato. I pescatori possono accompagnare i turisti alla remota isola disabitata di Gavdopoula.

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