La povera e piccola Armenia ha svolto la funzione di cuscinetto tra nazioni e fazioni in guerra per millenni e la sua gente ne ha pagato le conseguenze molte volte. Gli armeni sono fuggiti via mare o attraverso deserti torridi, subendo le vicissitudini che portavano a continui cambiamenti di confine o ai capricci di conquistatori di imperi provenienti da remote capitali. I confini nazionali del passato e del presente tendono a variare a seconda della persona con cui si parla. Di sicuro la situazione nell'istmo tra Mar Nero e Mar Caspio è stata a lungo esplosiva a causa del susseguirsi di migrazioni, contrasti tra religioni, tensioni tra personalità internazionali, invidie, odio tra etnie diverse, guerre tra eserciti, grandiose vittorie e sconfitte devastanti.
I primi imperi e regni che comprendevano alcune parti o l'intera Armenia attuale furono il regno di Urartu (originariamente sotto re Argistis che costruì un forte nella attuale Yerevan), i persiani achemenidi, l'impero macedone di Alessandro Magno, i selgiuchidi, i romani e i bizantini. I persiani attaccarono intorno al 428 e quando, nel 451, cercarono di imporre la religione zoroastriana si accese una rivolta che alla fine conferì agli armeni una certa libertà politica e religiosa.
Nel 639 iniziò la conquista araba, completata in meno di un cinquantennio. Sotto gli arabi gli armeni godettero d'una relativa indipendenza ed espressero una propria civiltà feudale, portata all'apogeo dalla dinastia dei Bagratidi. Tuttavia nell'XI secolo i bizantini esautorarono i Bagratidi annettendone il regno, ma non fecero nemmeno in tempo a insediarsi che subito arrivarono i turchi. Verso la fine del XII secolo fu la volta dei mamelucchi egiziani e dei crociati europei (che non governarono ma riuscirono a fare alcune riforme in stile occidentale e a lasciare alcune parole francesi). Si succedettero poi nella regione ondate di persiani e di turchi ottomani; gli ottomani riuscirono a stabilirsi saldamente in buona parte dell'Armenia per quasi 400 anni.
A partire dal XVIII secolo gli armeni divisi nei vari imperi cominciarono a entrare in agitazione con l'obiettivo di ottenere delle riforme e un'identità politica e culturale. La letteratura armena, l'arte, la religione e l'educazione fiorirono sotto l'impero ottomano e l'impero russo portando così alla formazione dei movimenti politici armeni. All'inizio del XIX secolo la Russia ottenne il controllo di Yerevan e di una zona che comprende anche parte della Turchia attuale e intorno al 1870 si arrivò al conflitto tra Russia e Turchia. Gli armeni in Turchia furono massacrati (un inquietante precedente di pulizia etnica) con l'aumentare delle spinte nazionaliste e intorno al 1890 il numero delle vittime ammontava ad alcune centinaia di migliaia. La rivoluzione russa del 1905 e la rivoluzione dei Giovani Turchi del 1908 fecero sorgere negli armeni la speranza di costruire una nazione nella terra che storicamente apparteneva loro. Queste speranze furono deluse quando, durante la prima guerra mondiale, l'impero ottomano e l'impero russo vennero alle armi.
Le persecuzioni e i massacri che gli armeni subirono dai turchi sfociarono nel genocidio nel 1915. Il movimento dei Giovani Turchi temeva (forse a ragione) che durante la guerra i cristiani armeni si schierassero con i cristiani russi, quindi li massacrarono e li deportarono con la forza, uccidendone da uno a due milioni. Gli armeni sostengono che il trattamento da loro ricevuto fosse motivato semplicemente dal razzismo e dal conflitto religioso. In ogni caso Hitler, negli anni '30, estrapolò di proposito un passo dal libro dei Giovani Turchi per circostanziare la 'soluzione finale' dedicata agli ebrei.
Nel 1916 la Russia occupò l'Armenia ottomana ma dovette restituirla temporaneamente in quanto la prima guerra mondiale aveva messo al tappeto le sue forze militari. Lo stato indipendente della Transcaucasia venne rapidamente formato, ma durò la bellezza di un mese e quattro giorni. Le differenze locali fecero sì che si dividesse in Azerbaijan, Georgia e Armenia. La Turchia tornò immediatamente all'attacco e prese una porzione del territorio ma i russi, sotto la bandiera nuova di zecca dell'Unione Sovietica, ritornarono e ottennero il controllo sulla regione all'inizio del 1921. Ci furono dei contrasti per la delimitazione delle frontiere locali, che avrebbero causato in seguito il malcontento, ma l'apparato sovietico riuscì ad arginare la tensione tra Armenia e Azerbaijan per quasi 70 anni. Con le riforme della glasnost il campo era pronto per un'altra ondata di violenza.
Nel dicembre del 1988 un terremoto colpì l'Armenia nord-occidentale, provocando 25.000 vittime e lasciando un altro mezzo milione di persone senza tetto. Inoltre distrusse circa il 10% della capacità industriale e degli edifici della nazione. Nel frattempo il Nagorno-Karabakh, l'enclave cristiana nell'Azerbaijan musulmano, votò per l'annessione all'Armenia, lamentando che la 'minoranza' armena (l'80% della popolazione) era stata vittima di repressioni. Casualmente la regione possiede riserve di petrolio non sfruttate che valgono miliardi di dollari e che i sovietici, con la loro cartografia poco precisa, avevano collocato in Azerbaijan. Ben presto, quando decine di armeni vennero uccisi, a Sumgait esplose la violenza. Centinaia di migliaia di azeri e armeni che si ritrovarono improvvisamente dalla parte sbagliata della frontiera cominciarono a spostarsi. Quando l'Unione Sovietica barcollò scoppiarono le battaglie tra le milizie armene e azere e altri armeni vennero massacrati a Baku, la capitale dell'Azerbaijan. L'esercito sovietico riuscì a riprendere il controllo di Baku e a restaurare la sua versione dell'ordine e mentre l'Azerbaijan votava comunista alle elezioni del 1990, il presidente nazionalista armeno Levon Ter Petrosian ristabilì il controllo in Armenia.
In ogni caso l'Unione Sovietica avrebbe fatto ben presto parte della storia, e l'Armenia votò per l'indipendenza nel 1991. Nel 1993 l'Armenia controllava oltre un quinto dell'Azerbaijan, compresa buona parte del Nagorno-Karabak. Le parti in guerra firmarono il cessate il fuoco nel 1994 e da allora mantengono una difficile tregua. La campagna militare diede fondo alle risorse della nuova repubblica e l'Iran e la Turchia imposero inoltre un blocco economico. Una buona parte del cuore dell'Armenia storica, tra cui anche il Monte Ararat, si trova ora in Turchia, ma l'Armenia vi ha più o meno rinunciato. Un poeta armeno scrisse: 'Aspirare all'Ararat è molto più nobile ed eccitante che raggiungerlo'. Il Nagorno-Karabakh fa ancora formalmente parte dell'Azerbaijan ma è raggiungibile solo dall'Armenia ed è presidiato dalle truppe armene. Questa situazione ha ulteriormente danneggiato la debole economia e un conflitto in Georgia ha bloccato le vie dei rifornimenti, togliendo altra linfa all'economia armena. Alle elezioni del marzo 1998 Robert Kocharian fu eletto presidente (con il 59% dei voti) per un periodo di cinque anni.
Il primo ministro Vazgen Sarkisian, il presidente del Parlamento Karen Demirchian e i suoi due sostituti e altre quattro persone furono assassinati il 27 ottobre 1999, quando cinque uomini irruppero in Parlamento e aprirono il fuoco. Aras Sarkisian succedette al fratello ma, nel maggio del 2000, il presidente Kocharian lo rimpiazzò (poiché lo riteneva un rivale politico) con l'attuale primo ministro Andranik Markarian.
I rapporti tra l'opposizione e il presidente sono tesissimi e frequenti manifestazioni di piazza chiedono la sua destituzione per non aver attuato le riforme promesse che avrebbero dovuto migliorare il carente sistema democratico, imprigionato in clientelismo e corruzione dilaganti tra le forze di polizia e i funzionari pubblici.
Kocharian fu rieletto nel 2003, ma i sospetti che i voti fossero manipolati dilagarono per il paese. Nell'aprile 2004, un'onda di dimostrazioni di protesta a Yerevan fu il risultato dello stato di cose e il paese si incamminò verso gravi difficoltà economiche. Kocharian, il grande veterano della politica armena, restò in sella.
Anche se il blocco turco e azero rimase in atto e se la questione del Karabakh non fu risolta, il 1700° anniversario della chiesa armena segnò una svolta nelle sorti del paese. L'economia iniziò a crescere al ritmo del 12% annuo, il tasso di povertà estrema scese dal 20% al 6% e molte furono le persone che fecero ritorno nel paese.
Il turismo è un settore florido: gli ultimi dati disponibili registravano circa 300.000 visitatori nel 2005. La povertà resta un problema e l'Azerbaijan minaccia un'altra guerra per il Nagorno-Karabakh, ma senza dubbio l'Armenia è molto cambiata, e in meglio, rispetto a 10 anni fa. Ormai è quasi irriconoscibile.
Nel settembre 2009, dopo secoli di ostilità, Armenia e Turchia hanno riallacciato i rapporti diplomatici.
I primi imperi e regni che comprendevano alcune parti o l'intera Armenia attuale furono il regno di Urartu (originariamente sotto re Argistis che costruì un forte nella attuale Yerevan), i persiani achemenidi, l'impero macedone di Alessandro Magno, i selgiuchidi, i romani e i bizantini. I persiani attaccarono intorno al 428 e quando, nel 451, cercarono di imporre la religione zoroastriana si accese una rivolta che alla fine conferì agli armeni una certa libertà politica e religiosa.
Nel 639 iniziò la conquista araba, completata in meno di un cinquantennio. Sotto gli arabi gli armeni godettero d'una relativa indipendenza ed espressero una propria civiltà feudale, portata all'apogeo dalla dinastia dei Bagratidi. Tuttavia nell'XI secolo i bizantini esautorarono i Bagratidi annettendone il regno, ma non fecero nemmeno in tempo a insediarsi che subito arrivarono i turchi. Verso la fine del XII secolo fu la volta dei mamelucchi egiziani e dei crociati europei (che non governarono ma riuscirono a fare alcune riforme in stile occidentale e a lasciare alcune parole francesi). Si succedettero poi nella regione ondate di persiani e di turchi ottomani; gli ottomani riuscirono a stabilirsi saldamente in buona parte dell'Armenia per quasi 400 anni.
A partire dal XVIII secolo gli armeni divisi nei vari imperi cominciarono a entrare in agitazione con l'obiettivo di ottenere delle riforme e un'identità politica e culturale. La letteratura armena, l'arte, la religione e l'educazione fiorirono sotto l'impero ottomano e l'impero russo portando così alla formazione dei movimenti politici armeni. All'inizio del XIX secolo la Russia ottenne il controllo di Yerevan e di una zona che comprende anche parte della Turchia attuale e intorno al 1870 si arrivò al conflitto tra Russia e Turchia. Gli armeni in Turchia furono massacrati (un inquietante precedente di pulizia etnica) con l'aumentare delle spinte nazionaliste e intorno al 1890 il numero delle vittime ammontava ad alcune centinaia di migliaia. La rivoluzione russa del 1905 e la rivoluzione dei Giovani Turchi del 1908 fecero sorgere negli armeni la speranza di costruire una nazione nella terra che storicamente apparteneva loro. Queste speranze furono deluse quando, durante la prima guerra mondiale, l'impero ottomano e l'impero russo vennero alle armi.
Le persecuzioni e i massacri che gli armeni subirono dai turchi sfociarono nel genocidio nel 1915. Il movimento dei Giovani Turchi temeva (forse a ragione) che durante la guerra i cristiani armeni si schierassero con i cristiani russi, quindi li massacrarono e li deportarono con la forza, uccidendone da uno a due milioni. Gli armeni sostengono che il trattamento da loro ricevuto fosse motivato semplicemente dal razzismo e dal conflitto religioso. In ogni caso Hitler, negli anni '30, estrapolò di proposito un passo dal libro dei Giovani Turchi per circostanziare la 'soluzione finale' dedicata agli ebrei.
Nel 1916 la Russia occupò l'Armenia ottomana ma dovette restituirla temporaneamente in quanto la prima guerra mondiale aveva messo al tappeto le sue forze militari. Lo stato indipendente della Transcaucasia venne rapidamente formato, ma durò la bellezza di un mese e quattro giorni. Le differenze locali fecero sì che si dividesse in Azerbaijan, Georgia e Armenia. La Turchia tornò immediatamente all'attacco e prese una porzione del territorio ma i russi, sotto la bandiera nuova di zecca dell'Unione Sovietica, ritornarono e ottennero il controllo sulla regione all'inizio del 1921. Ci furono dei contrasti per la delimitazione delle frontiere locali, che avrebbero causato in seguito il malcontento, ma l'apparato sovietico riuscì ad arginare la tensione tra Armenia e Azerbaijan per quasi 70 anni. Con le riforme della glasnost il campo era pronto per un'altra ondata di violenza.
Nel dicembre del 1988 un terremoto colpì l'Armenia nord-occidentale, provocando 25.000 vittime e lasciando un altro mezzo milione di persone senza tetto. Inoltre distrusse circa il 10% della capacità industriale e degli edifici della nazione. Nel frattempo il Nagorno-Karabakh, l'enclave cristiana nell'Azerbaijan musulmano, votò per l'annessione all'Armenia, lamentando che la 'minoranza' armena (l'80% della popolazione) era stata vittima di repressioni. Casualmente la regione possiede riserve di petrolio non sfruttate che valgono miliardi di dollari e che i sovietici, con la loro cartografia poco precisa, avevano collocato in Azerbaijan. Ben presto, quando decine di armeni vennero uccisi, a Sumgait esplose la violenza. Centinaia di migliaia di azeri e armeni che si ritrovarono improvvisamente dalla parte sbagliata della frontiera cominciarono a spostarsi. Quando l'Unione Sovietica barcollò scoppiarono le battaglie tra le milizie armene e azere e altri armeni vennero massacrati a Baku, la capitale dell'Azerbaijan. L'esercito sovietico riuscì a riprendere il controllo di Baku e a restaurare la sua versione dell'ordine e mentre l'Azerbaijan votava comunista alle elezioni del 1990, il presidente nazionalista armeno Levon Ter Petrosian ristabilì il controllo in Armenia.
In ogni caso l'Unione Sovietica avrebbe fatto ben presto parte della storia, e l'Armenia votò per l'indipendenza nel 1991. Nel 1993 l'Armenia controllava oltre un quinto dell'Azerbaijan, compresa buona parte del Nagorno-Karabak. Le parti in guerra firmarono il cessate il fuoco nel 1994 e da allora mantengono una difficile tregua. La campagna militare diede fondo alle risorse della nuova repubblica e l'Iran e la Turchia imposero inoltre un blocco economico. Una buona parte del cuore dell'Armenia storica, tra cui anche il Monte Ararat, si trova ora in Turchia, ma l'Armenia vi ha più o meno rinunciato. Un poeta armeno scrisse: 'Aspirare all'Ararat è molto più nobile ed eccitante che raggiungerlo'. Il Nagorno-Karabakh fa ancora formalmente parte dell'Azerbaijan ma è raggiungibile solo dall'Armenia ed è presidiato dalle truppe armene. Questa situazione ha ulteriormente danneggiato la debole economia e un conflitto in Georgia ha bloccato le vie dei rifornimenti, togliendo altra linfa all'economia armena. Alle elezioni del marzo 1998 Robert Kocharian fu eletto presidente (con il 59% dei voti) per un periodo di cinque anni.
Il primo ministro Vazgen Sarkisian, il presidente del Parlamento Karen Demirchian e i suoi due sostituti e altre quattro persone furono assassinati il 27 ottobre 1999, quando cinque uomini irruppero in Parlamento e aprirono il fuoco. Aras Sarkisian succedette al fratello ma, nel maggio del 2000, il presidente Kocharian lo rimpiazzò (poiché lo riteneva un rivale politico) con l'attuale primo ministro Andranik Markarian.
I rapporti tra l'opposizione e il presidente sono tesissimi e frequenti manifestazioni di piazza chiedono la sua destituzione per non aver attuato le riforme promesse che avrebbero dovuto migliorare il carente sistema democratico, imprigionato in clientelismo e corruzione dilaganti tra le forze di polizia e i funzionari pubblici.
Kocharian fu rieletto nel 2003, ma i sospetti che i voti fossero manipolati dilagarono per il paese. Nell'aprile 2004, un'onda di dimostrazioni di protesta a Yerevan fu il risultato dello stato di cose e il paese si incamminò verso gravi difficoltà economiche. Kocharian, il grande veterano della politica armena, restò in sella.
Anche se il blocco turco e azero rimase in atto e se la questione del Karabakh non fu risolta, il 1700° anniversario della chiesa armena segnò una svolta nelle sorti del paese. L'economia iniziò a crescere al ritmo del 12% annuo, il tasso di povertà estrema scese dal 20% al 6% e molte furono le persone che fecero ritorno nel paese.
Il turismo è un settore florido: gli ultimi dati disponibili registravano circa 300.000 visitatori nel 2005. La povertà resta un problema e l'Azerbaijan minaccia un'altra guerra per il Nagorno-Karabakh, ma senza dubbio l'Armenia è molto cambiata, e in meglio, rispetto a 10 anni fa. Ormai è quasi irriconoscibile.
Nel settembre 2009, dopo secoli di ostilità, Armenia e Turchia hanno riallacciato i rapporti diplomatici.
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