Gli illiri, antenati degli odierni albanesi, occuparono i Balcani occidentali nel II millennio a.C. e da allora la zona fu oggetto di conquista. I greci arrivarono nel VII secolo a.C., fondarono delle colonie indipendenti e, nella maggior parte dei casi, commerciarono pacificamente con gli illiri che, nel IV secolo a.C., avevano già fondato i loro stati tribali. I greci occuparono il sud del paese e ancora oggi lo rivendicano. L'impero romano in espansione si scontrò con un impero illirico anch'esso in crescita, che faceva capo alla regione intorno a Scutari, nell'attuale Albania settentrionale. Gli illiri ebbero la peggio quando i romani inviarono 200 navi da combattimento nel 228 a.C. Nel 167 a.C. i romani avevano già occupato i Balcani; in linea generale, gli Illiri poterono godere di pace e prosperità, fatta eccezione per gli schiavi che lavoravano nei terreni agricoli.
Quando i romani non furono più in grado di contenerne l'avanzata, i visigoti, gli unni, gli ostrogoti e gli slavi, che premevano ai confini delle città, diedero vita a scontri armati nei secoli V e VI d.C. Nell'XI secolo i bizantini, i bulgari e i normanni invasero la regione settentrionale dell'Illiria, che prima dell'occupazione romana si era estesa a nord fino al Danubio. La Serbia, i turchi dell'impero ottomano e perfino i veneziani occuparono temporaneamente parti dell'Illiria, ma nel 1479 gli ottomani invasero il paese e governarono fino al 1912, lasciando che la regione agonizzasse ai margini dell'Europa. Nel 1878, a Prezen (oggi in Kossovo), la Lega Albanese diede inizio a una lotta per l'indipendenza che continua ancora oggi. L'esercito turco bloccò i primi tentativi d'indipendenza nel 1881, ma una serie di sollevazioni successive, avvenute tra il 1910 e il 1912, culminarono nella dichiarazione d'indipendenza e nella formazione di un governo provinciale guidato da Ismail Qemali. La Conferenza degli Ambasciatori di Londra del 1913, però, pose fine alle aspirazioni d'indipendenza, consegnando il Kossova (se lo chiamate Kossova non rischierete di offendere nessuno) ai serbi.
La prima guerra mondiale bloccò temporaneamente ulteriori tentativi d'indipendenza, perché l'Albania venne occupata in successione da Grecia, Serbia, Francia, Italia e Austria-Ungheria. Dal 1920 al 1939 il paese si governò da sé, ma Ahmet Zogu, che rappresentava l'aristocrazia terriera, si alleò con l'Italia di Mussolini. Questa mossa si rivelò controproducente quando, all'inizio del secondo conflitto mondiale, gli italiani invasero il paese. I comunisti, guidati da Enver Hoxha, diedero vita alla resistenza nei confronti dell'Italia e, dopo il 1943, della Germania. Nell'ottobre del 1944 erano riusciti (unica nazione dell'Europa dell'Est a farlo senza l'aiuto delle truppe sovietiche) a scacciare i tedeschi. I comunisti consolidarono il potere dopo la guerra e nel 1946 proclamarono la Repubblica Popolare di Albania.
Due anni dopo il paese tagliò i ponti con la Iugoslavia e si alleò con l'URSS di Stalin. La Gran Bretagna e gli USA appoggiarono alcune operazioni tipo Baia dei Porci in stile balcanico: sbarchi di emigrati albanesi di destra che però non riuscirono a far vacillare i comunisti. Quando Kruscëv nel 1960 pretese delle basi per i suoi sottomarini, l'Albania ruppe i rapporti diplomatici con l'URSS. Dopo l'invasione sovietica della Cecoslovacchia, avvenuta nel 1968, l'Albania abbandonò il Patto di Varsavia e iniziò una politica di autodifesa che, nel corso degli anni, disseminò nel paese circa 750.000 casematte e bunker di cemento a forma di igloo, alcuni dei quali furono ridipinti con colori vivaci. Dopo la rottura con l'URSS, l'Albania aveva iniziato a seguire l'esempio della Cina ed era arrivata addirittura a dare vita alla sua rivoluzione culturale nel 1966-67. I rapporti privilegiati dell'Albania con la Cina ebbero fine nel 1978.
Hoxha morì nel 1985 e il nuovo leader, Ramiz Alia, avviò un programma di liberalizzazione e rafforzò i legami dell'Albania con l'estero. All'inizio del 1990 il crollo del comunismo nella maggior parte dei paesi dell'Europa dell'Est aveva alimentato le speranze dell'Albania e, dopo la protesta studentesca del dicembre di quello stesso anno, il governo legalizzò l'esistenza dei partiti di opposizione. I comunisti vinsero le elezioni del 1991, ma a metà maggio uno sciopero generale costrinse il partito al potere a ribattezzarsi Partito socialista (PSS) e a formare una coalizione con il partito di opposizione dei Democratici (PDS). La pianificazione economica finì, le industrie interruppero la produzione e la rete di distribuzione del cibo venne meno. Alla fine del 1991 il paese si trovava già a dover affrontare una situazione estremamente caotica e a dicembre scoppiarono sommosse a causa della mancanza di cibo. L'Unione Europea, temendo una crisi di profughi, approntò un programma di aiuto economico e l'esercito italiano stabilì una base militare a sud di Durazzo per controllare i rifornimenti di generi alimentari.
Le elezioni del 1992 posero fine a 47 anni di potere comunista e il Partito Democratico fu subito pronto a dare la caccia agli ex-comunisti e agli ufficiali del partito (tanto che l'anno successivo Amnesty International condannava la crescente violazione dei diritti umani che stava avvenendo nel paese). Nel 1992 l'Albania firmò un trattato con la Turchia ed entrò a far parte dell'Associazione della Conferenza Islamica per cercare di contrastare le pretese territoriali che la Grecia aveva su alcune zone dell'Albania meridionale (che i greci chiamano Epiro settentrionale). Nella seconda metà degli anni '90 presidenti e primi ministri si avvicendarono molto rapidamente, la nuova democrazia vacillò e rischiò addirittura di crollare, molti albanesi lasciarono il paese in cerca di lavoro. Ilir Meta, socialista, divenne primo ministro nel 1999 all'età di trent'anni. Egli si impegnò nella modernizzazione dell'economia, nella lotta al crimine organizzato e nella riforma del sistema giudiziario e finanziario. Quando la NATO bombardò la Iugoslavia nell'estate del 1999, circa un milione di kossovari originari dell'Albania attraversarono il confine per rifugiarsi in Albania.
Nel 2001, il primo censimento nazionale dopo 12 anni ha indicato una diminuzione del 3% della popolazione, dovuta in primo luogo all'emigrazione. Da quel momento, sembra che l'Albania si sia finalmente lasciata alle spalle il periodo di transizione, recuperando terreno nei confronti di altri paese ex-comunisti. L'economia attraversa una fase di boom, il sistema stradale è stato in parte modernizzato, e la democrazia del paese va assumento le forme europee moderne. Restano segni dei disordini del recente passato. Per le strade circolano ancora auto rubate all'estero, ma non c'è confronto con il caos degli anni '90.
Il segno più evidente della ripresa lo si vede a Tirana, dove l'ex artista e ora riformista politico Edi Rama ha condotto un'operazione di restauro e di abbellimento dei vecchi edifici grigi e tetri, facendoli dipingere con colori vivaci. Rama ha fatto restaurare i parchi, piantare alberi, migliorare le strade e ha reso più sicura la vita notturna. All'ora in cui un tempo si era abituati ad andare a letto, oggi molti abitanti della città escono per vivere la notte. I colori vivaci della capitale stanno contagiando un po' tutto il paese. Sarà forse l'addio all'Albania povera e triste. Forse è venuto il momento per un'Albania forte e splendente.
Quando i romani non furono più in grado di contenerne l'avanzata, i visigoti, gli unni, gli ostrogoti e gli slavi, che premevano ai confini delle città, diedero vita a scontri armati nei secoli V e VI d.C. Nell'XI secolo i bizantini, i bulgari e i normanni invasero la regione settentrionale dell'Illiria, che prima dell'occupazione romana si era estesa a nord fino al Danubio. La Serbia, i turchi dell'impero ottomano e perfino i veneziani occuparono temporaneamente parti dell'Illiria, ma nel 1479 gli ottomani invasero il paese e governarono fino al 1912, lasciando che la regione agonizzasse ai margini dell'Europa. Nel 1878, a Prezen (oggi in Kossovo), la Lega Albanese diede inizio a una lotta per l'indipendenza che continua ancora oggi. L'esercito turco bloccò i primi tentativi d'indipendenza nel 1881, ma una serie di sollevazioni successive, avvenute tra il 1910 e il 1912, culminarono nella dichiarazione d'indipendenza e nella formazione di un governo provinciale guidato da Ismail Qemali. La Conferenza degli Ambasciatori di Londra del 1913, però, pose fine alle aspirazioni d'indipendenza, consegnando il Kossova (se lo chiamate Kossova non rischierete di offendere nessuno) ai serbi.
La prima guerra mondiale bloccò temporaneamente ulteriori tentativi d'indipendenza, perché l'Albania venne occupata in successione da Grecia, Serbia, Francia, Italia e Austria-Ungheria. Dal 1920 al 1939 il paese si governò da sé, ma Ahmet Zogu, che rappresentava l'aristocrazia terriera, si alleò con l'Italia di Mussolini. Questa mossa si rivelò controproducente quando, all'inizio del secondo conflitto mondiale, gli italiani invasero il paese. I comunisti, guidati da Enver Hoxha, diedero vita alla resistenza nei confronti dell'Italia e, dopo il 1943, della Germania. Nell'ottobre del 1944 erano riusciti (unica nazione dell'Europa dell'Est a farlo senza l'aiuto delle truppe sovietiche) a scacciare i tedeschi. I comunisti consolidarono il potere dopo la guerra e nel 1946 proclamarono la Repubblica Popolare di Albania.
Due anni dopo il paese tagliò i ponti con la Iugoslavia e si alleò con l'URSS di Stalin. La Gran Bretagna e gli USA appoggiarono alcune operazioni tipo Baia dei Porci in stile balcanico: sbarchi di emigrati albanesi di destra che però non riuscirono a far vacillare i comunisti. Quando Kruscëv nel 1960 pretese delle basi per i suoi sottomarini, l'Albania ruppe i rapporti diplomatici con l'URSS. Dopo l'invasione sovietica della Cecoslovacchia, avvenuta nel 1968, l'Albania abbandonò il Patto di Varsavia e iniziò una politica di autodifesa che, nel corso degli anni, disseminò nel paese circa 750.000 casematte e bunker di cemento a forma di igloo, alcuni dei quali furono ridipinti con colori vivaci. Dopo la rottura con l'URSS, l'Albania aveva iniziato a seguire l'esempio della Cina ed era arrivata addirittura a dare vita alla sua rivoluzione culturale nel 1966-67. I rapporti privilegiati dell'Albania con la Cina ebbero fine nel 1978.
Hoxha morì nel 1985 e il nuovo leader, Ramiz Alia, avviò un programma di liberalizzazione e rafforzò i legami dell'Albania con l'estero. All'inizio del 1990 il crollo del comunismo nella maggior parte dei paesi dell'Europa dell'Est aveva alimentato le speranze dell'Albania e, dopo la protesta studentesca del dicembre di quello stesso anno, il governo legalizzò l'esistenza dei partiti di opposizione. I comunisti vinsero le elezioni del 1991, ma a metà maggio uno sciopero generale costrinse il partito al potere a ribattezzarsi Partito socialista (PSS) e a formare una coalizione con il partito di opposizione dei Democratici (PDS). La pianificazione economica finì, le industrie interruppero la produzione e la rete di distribuzione del cibo venne meno. Alla fine del 1991 il paese si trovava già a dover affrontare una situazione estremamente caotica e a dicembre scoppiarono sommosse a causa della mancanza di cibo. L'Unione Europea, temendo una crisi di profughi, approntò un programma di aiuto economico e l'esercito italiano stabilì una base militare a sud di Durazzo per controllare i rifornimenti di generi alimentari.
Le elezioni del 1992 posero fine a 47 anni di potere comunista e il Partito Democratico fu subito pronto a dare la caccia agli ex-comunisti e agli ufficiali del partito (tanto che l'anno successivo Amnesty International condannava la crescente violazione dei diritti umani che stava avvenendo nel paese). Nel 1992 l'Albania firmò un trattato con la Turchia ed entrò a far parte dell'Associazione della Conferenza Islamica per cercare di contrastare le pretese territoriali che la Grecia aveva su alcune zone dell'Albania meridionale (che i greci chiamano Epiro settentrionale). Nella seconda metà degli anni '90 presidenti e primi ministri si avvicendarono molto rapidamente, la nuova democrazia vacillò e rischiò addirittura di crollare, molti albanesi lasciarono il paese in cerca di lavoro. Ilir Meta, socialista, divenne primo ministro nel 1999 all'età di trent'anni. Egli si impegnò nella modernizzazione dell'economia, nella lotta al crimine organizzato e nella riforma del sistema giudiziario e finanziario. Quando la NATO bombardò la Iugoslavia nell'estate del 1999, circa un milione di kossovari originari dell'Albania attraversarono il confine per rifugiarsi in Albania.
Nel 2001, il primo censimento nazionale dopo 12 anni ha indicato una diminuzione del 3% della popolazione, dovuta in primo luogo all'emigrazione. Da quel momento, sembra che l'Albania si sia finalmente lasciata alle spalle il periodo di transizione, recuperando terreno nei confronti di altri paese ex-comunisti. L'economia attraversa una fase di boom, il sistema stradale è stato in parte modernizzato, e la democrazia del paese va assumento le forme europee moderne. Restano segni dei disordini del recente passato. Per le strade circolano ancora auto rubate all'estero, ma non c'è confronto con il caos degli anni '90.
Il segno più evidente della ripresa lo si vede a Tirana, dove l'ex artista e ora riformista politico Edi Rama ha condotto un'operazione di restauro e di abbellimento dei vecchi edifici grigi e tetri, facendoli dipingere con colori vivaci. Rama ha fatto restaurare i parchi, piantare alberi, migliorare le strade e ha reso più sicura la vita notturna. All'ora in cui un tempo si era abituati ad andare a letto, oggi molti abitanti della città escono per vivere la notte. I colori vivaci della capitale stanno contagiando un po' tutto il paese. Sarà forse l'addio all'Albania povera e triste. Forse è venuto il momento per un'Albania forte e splendente.
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