Museo Tuol Sleng

Da vedere  / museo
Luogo
Cambogia  ,  Phnom Penh
Indirizzo
all'angolo tra St 113 e St 350
Prezzi
ingresso/guida US$2/6
Orari
7-17.30

Nel 1975 il liceo Tuol Svay Prey fu occupato dalle forze di sicurezza di Pol Pot, adibito a carcere di massima sicurezza con il nome di S-21 e trasformato ben presto nel principale centro di detenzione e tortura del paese. Tra il 1975 e il 1978 oltre 17.000 persone incarcerate nell'S-21 furono condotte nei campi di stermino di Choeung Ek.

L'S-21 è oggi sede del Museo Tuol Sleng, il cui scopo è quello di testimoniare i crimini perpetrati dai khmer rossi.

Allo stesso modo dei nazisti, i capi dei khmer rossi avevano l'abitudine di registrare meticolosamente la loro barbarie. Ogni prigioniero che entrava nell'S-21 veniva fotografato, talvolta prima e dopo essere stato torturato. Nelle diverse sale del museo si sussegue una serie di strazianti fotografie in bianco e nero di uomini, donne e bambini, quasi tutti successivamente uccisi. Si può dedurre l'anno in cui la fotografia fu scattata dal numero che appare sul petto dei prigionieri. Anche diversi cittadini stranieri, provenienti da Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti, furono detenuti e poi assassinati. Vale la pena di assumere una guida per conoscere la storia di alcune delle persone ritratte nelle fotografie.

Raggiunto l'apice della follia, la "rivoluzione" dei khmer rossi iniziò a divorare se stessa. Generazioni di torturatori e carnefici che lavoravano in questo carcere furono a loro volta eliminati da altri spietati aguzzini che presero il loro posto. All'inizio del 1977, mentre infuriavano le purghe tra i quadri del partito della zona orientale, l'S-21 vantava una media di un centinaio di vittime al giorno.

Quando l'esercito vietnamita liberò Phnom Penh nei primi mesi del 1979, all'interno dell'S-21 trovarono in vita solo sette prigionieri che per sopravvivere avevano usato il proprio talento come pittori e fotografi. Altri quattordici erano stati torturati a morte mentre le forze vietnamite si stavano avvicinando alla città. Oggi, nelle stanze in cui vennero rinvenuti i loro corpi in decomposizione una serie di fotografie documenta la loro orribile fine; sono stati sepolti nel cortile adiacente.

La visita al Tuol Sleng è un'esperienza sicuramente sconvolgente, resa ancor più tremenda dall'ordinarietà del luogo: la zona periferica, i brutti edifici scolastici, l'area verde in cui ora i ragazzi giocano a pallone, le brande arrugginite, gli strumenti di tortura e un susseguirsi di pareti tappezzate di ritratti angoscianti evocano immagini sconcertanti del volto peggiore dell'essere umano, il lato oscuro e inquietante che si nasconde in ognuno di noi. La visita al Tuol Sleng non è quindi per tutti.

Gran parte di ciò che si vede al Tuol Sleng si deve all'opera del Documentation Center of Cambodia (DC-Cam; www.dccam.org), istituito nel 1995 nell'ambito del Cambodian Genocide Program (www.yale.edu/cgp) dell'Università di Yale, un programma di ricerca e documentazione dei crimini perpetrati dai khmer rossi, trasformatosi in un'organizzazione indipendente nel 1997. Da anni i ricercatori si dedicano alla traduzione delle confessioni e della documentazione burocratica ritrovate nel Tuol Sleng, alla mappatura delle fosse comuni e alla registrazione e conservazione delle prove dei crimini commessi dai khmer rossi.

Il film Bophana, realizzato nel 1996 dal regista franco-cambogiano Rithy Panh, racconta la vera storia di Hout Bophana, una bellissima ragazza, e di Ly Sitha, un capo regionale dei khmer rossi, che, innamoratisi l'una dell'altro, sono costretti a pagare questo "crimine" con il carcere e la condanna a morte nell'S-21. Vale sicuramente la pena di dedicare un'ora alla visione di questo commovente documentario che viene proiettato tutti i giorni alle 10 e alle 15. Inoltre, una presentazione di diapositive della DC-Cam si tiene il lunedì e il venerdì alle 14 e il mercoledì alle 9.