Ashghabat
Ashghabat non è dove il mondo finisce, ma si ha la sensazione che non ne sia lontana più di una fermata d'autobus. Ha quel tipico aspetto di città spazzata dalla polvere e con le finestre sbattute dal vento, e in un pomeriggio torrido tutto ciò che manca sono avvoltoi che volteggiano nel cielo blu che arde. Venendo meno all'immagine evocativa del suo nome, questa 'Città dell'amore' non sembra entusiasmare molto nessuno. Per quanto riguarda Mosca è lontana dalla vista e dai pensieri, e da parte loro i Turkmeni sono tradizionalmente disinteressati alle città. Non è d'aiuto neppure il fatto che nel 1948 un terremoto spazzò via Ashghabat dalla faccia della terra: 110.000 persone morirono e per cinque anni l'area fu chiusa ai forestieri mentre le salme venivano recuperate e le macerie rimosse.Di conseguenza, non ci sono monumenti particolarmente adatti alle foto od ombreggiate case sugli alberi da cui osservare il mondo andare avanti, e i viaggiatori devono impegnarsi molto per rendere la città degna di una permanenza. La sua parte migliore è decisamente l'immenso bazaar domenicale di Tolkuchka, che attira migliaia di coloratissimi personaggi degni di Cecil B. de Mille. Si estende per acri di deserto ai margini della città, ed è costituito da recinti per capre e cammelli, viali di donne vestite di rosso accovacciate davanti a gioielli in argento e gruppi di carri dai quali gli Uzbeki vendono qualsiasi cosa, dai pistacchi alle parti d'auto. Il bazaar è un buon posto per acquistare i tradizionali tappeti turkmeni rosso scuro. Se non ne avete abbastanza, c'è un museo del tappeto che, tra le altre cose, include il tappeto tessuto a mano più grande del mondo.
I resti delle scomparse antiche città di Nisa e Anau si trovano appena fuori Ashghabat, ma non c'è molto da vedere, a meno che non siate archeologi, storici o non abbiate una fervida immaginazione. Firuza, la vecchia riserva di caccia della famiglia reale persiana, oggi è un famoso rifugio di montagna per coloro che cercano riparo dal calore delle pianure. L'insediamento è infilato in una gola 30 chilometri a sud-ovest di Ashghabat ed è il più vicino che i viaggiatori indipendenti possano raggiungere esplorando le montagne del Kopet Dag, che formano il confine tra il Turkmenistan e l'Iran. Seppellito a 60 metri sottoterra tra gli accessibili bassi pendii delle montagne del Kopet Dag c'è un lago termale d'acqua calda, conosciuto come 'Il padre dei laghi', dove potete fare una nuotata nell'acqua a 36°C, se non vi da fastidio sentire l'odore di uova marce quando riaffiorate in superficie.








