Tagikistan:

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    Il Pamir

    Questi monti sono noti localmente con il nome di Bam-i-Dunya (il 'Tetto del Mondo') e una volta che vi troverete nella regione capirete facilmente il perché. Il Pamir è il fulcro da cui si irradiano diverse catene montuose fra le più alte del mondo, fra cui il Karakorum e l'Himalaya verso sud, l'Hindu Kush a ovest e il Tian Shan che sta a cavallo del confine fra Kirghisistan e Cina. In mezzo a questa rete di ampie vallate ad alta quota, che si articola fra vette che superano i 7000 metri, il territorio di Il Pamir è in gran parte situato troppo in alto per consentire l'esistenza di insediamenti umani. Le pendici dei monti e le vallate sono abitate da creature più robuste come la pecora di Marco Polo, lo sfuggente leopardo delle nevi e l'ancor più sfuggente 'uomo delle nevi'.
    Gli abitanti delle valli d'alta quota parlano una moltitudine di dialetti locali e sono di religione ismailita, una setta derivata dall'islamismo sciita. Non hanno né moschee né sacerdoti e non osservano neppure un giorno sacro. Il capo spirituale degli ismailiti è l'Aga Khan, un uomo d'affari nonché allevatore di cavalli che è nato in Svizzera e che le genti del Pamir venerano come un dio. Le elargizioni dell'Aga Khan permettono alla gente di non morire di fame, perché il Pamir era schierato dalla parte dei perdenti nella guerra civile e non viene certo sommerso dalle sovvenzioni del governo centrale.
    Il fatto di non avere praticamente di che mangiare non rende meno ospitali gli abitanti del Pamir, la cui indole li porta a condividere il poco che hanno. Un viaggio nella regione del Pamir è irto di ostacoli quali l'assoluta assenza di trasporti e di cibo, per cui senza dubbio durante il vostro soggiorno avrete modo di provare l'ospitalità della popolazione locale. Gli itinerari fra le montagne sono punteggiati di case coloniche isolate che fungono anche da guesthouse molto alla buona. Vi verrà offerto uno spazio per coricarvi per terra, una pungente coperta di pelle di pecora e una ciotola bollente di 'sher chay', ovvero tè con latte di capra, sale e burro. Per evitare l'enorme imbarazzo derivante dallo scoprire che il padrone di casa ha ucciso la sua ultima gallina in vostro onore, portate con voi tutte le provviste che vi servono perché sui monti del Pamir non ci sono né negozi né locali che servano da mangiare.
    Il principale insediamento della regione è Khorog (29.400 abitanti), capitale della regione autonoma del Gorno-Badahkshan. Si trova a 2000 m sul livello del mare ed è distribuita irregolarmente lungo le rive scoscese del fiume Gunt, che scorre impetuoso. Il volo da Dushanbe a Khorog è uno dei più eccitanti (o terrificanti, a seconda di quanta fiducia nutrite nei piloti tagiki) che avrete mai la (s)fortuna di compiere in vita vostra. Dura 45 minuti e per buona parte del tempo l'aereo vola fra valli e montagne all'ombra di pareti rocciose che scorrono così vicine alle ali da farvi pensare che il velivolo stia sollevando sbuffi di neve. Se diventate nervosi consolatevi pensando che nel recente passato solo un velivolo non è arrivato indenne a destinazione, e solo perché è stato abbattuto da un razzo sparato dall'Afghanistan.

    Pamir Highway

    L'itinerario da Khorog a Osh lungo la M41 Pamir Highway è una traversata di 728 km (due giorni) che mette a dura prova nervi e sospensioni lungo una strada dal pessimo asfalto e con un'infinità di tornanti che vi faranno venire il capogiro. Non si tratta di un gioco da ragazzi perché ampi tratti sono stati spazzati via dalle frane e dalle valanghe che hanno lasciato solo precarie piste di fango gelato profondamente solcate dal passaggio dei veicoli, ma senza dubbio avrete la possibilità di ammirare grandiosi panorami superando il passo Ak-Baital, alto 4655 m. Lungo questa strada non esistono soluzioni per il pernottamento, quindi sappiate regolarvi.

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