Ulaan Baatar
Chiamata spesso UB dagli stranieri, la sonnolenta capitale della Mongolia possiede ancora l'aspetto e l'atmosfera di una trascurata città europea degli anni '50. I vecchi mezzi di trasporto sovietici vengono lentamente sostituiti da nuovi veicoli giapponesi, ma le mucche gironzolano ancora per le strade, le capre rovistano nell'immondizia e gli uomini e le donne nei loro costumi tradizionali si mescolano per le vie della città con i nuovi ceti ricchi del paese.Costruita lungo le sponde del fiume Tuul e circondata da deliziose montagne, Ulaan Baatar è dominata da palazzoni in stile sovietico. Ciononostante, circa 250.000 persone vivono in estesi sobborghi ai margini della città, in tradizionali ger (yurte in feltro di forma circolare). Una palizzata di legno protegge i ger dalla furia dei venti, particolarmente violenti in primavera. Dalle colline circostanti si gode una bellissima vista sulla città, ma durante l'inverno il panorama è velato dall'inquinamento e il freddo è estremamente pungente.
Da piazza Sükhbaatar, il cuore della città, l'eroe della rivoluzione Damdiny Sükhbaatar dichiarò nel luglio del 1921 l'indipendenza della Mongolia dall'egemonia cinese. Nel 1989, la piazza fu anche teatro delle prime contestazioni che, in seguito, portarono alla caduta del regime comunista. In un giorno qualsiasi, la piazza è un luogo estremamente tranquillo in cui sostano solo piccioni e fotografi ambulanti. Sulla piazza si affacciano il grigio edificio del Parlamento e l'alta e moderna costruzione chiamata Palazzo della Cultura, che ospita l'imponente Galleria d'Arte della Mongolia e altre importanti testimonianze della cultura mongola.
Se avete intenzione di esplorare le zone rurali del paese, non mancate di visitare il Museo di Storia Naturale, un isolato a nord-ovest della piazza. Il museo espone interessanti raccolte sulla geografia, la flora e la fauna della Mongolia, oltre a ospitare alcune rassegne sulla storia recente del paese. Il pezzo forte del museo sono i due scheletri completi di dinosauro rinvenuti nel deserto del Gobi: si tratta di un Tarbosaurus, un gigantesco carnivoro, e di un suo parente prossimo, il Saurolophus, un piccolo erbivoro dal becco d'anatra. Il Museo di Belle Arti Zanabazar ospita una straordinaria collezione di dipinti e sculture, comprese le opere d'arte del grande scultore e artista Zanabazar, oltre a numerose altre mostre di carattere religioso, come i thangka (dipinti su stoffa) e statue buddhiste.
Nei primi anni del XIX secolo, i circa 50.000 abitanti di Ulaan Baatar disponevano di oltre 100 süm (templi) e khiid (monasteri) buddhisti tibetani. Gran parte dei templi e dei monasteri, e tutti gli oggetti sacri in essi contenuti, furono distrutti nel corso delle purghe staliniste effettuate alla fine degli anni '30. Il Gandantegchinlen Khiid è stato risparmiato perché i comunisti lo utilizzavano come attrattiva turistica per affascinare i visitatori stranieri. Gandan, che più o meno significa "luogo immenso della gioia completa", è uno dei posti più affascinanti di Ulaan Baatar. Al suo interno sorgono splendidi templi decorati con oro e pietre preziose. I quasi 150 monaci che vivono qui fanno quello che possono per riportare la vita dei templi all'antico splendore, recitando le loro preghiere e celebrando le funzioni religiose.
È sopravvissuto alla furia stalinista anche il Palazzo d'Inverno di Bogd Khaan. Costruito tra il 1893 e il 1903, l'edificio ospitò per 20 anni l'ottavo Bogd Khaan (Buddha vivente) nonché ultimo sovrano della Mongolia. Sulla sua vita esistono versioni contrastanti: alcuni dicono che il Bogd Khaan fosse dedito ai piaceri smodati della carne e dell'alcol, rimanendo quasi cieco a causa della sifilide, altri affermano fosse un visionario e un nazionalista. Alla sua morte, avvenuta nel 1924, il governo filo-sovietico della Mongolia proibì qualsiasi futura reincarnazione, mettendo così fine alla lunga dinastia di capi religiosi buddhisti. I sei templi che sorgono nel perimetro del Palazzo d'Inverno contengono i numerosi oggetti offerti in dono al Bogd Khaan, tra cui una straordinaria collezione di animali impagliati.
Le quattro vette sacre
Le quattro vette che circondano Ulaan Baatar sono considerate sacre. Il Tsetseegum, il Chingeltei, il Songino Khairkhan e il Bayansurkh corrispondono, più o meno, ai quattro punti cardinali. Le quattro cime, un vero paradiso per gli appassionati di escursioni, sono ricoperte di foreste di larici e praterie in cui vivono uccelli meravigliosi e animali selvatici, come lo stambecco e lo zibellino. Tsetseegum Uul (2260 m), la più bella delle quattro, è il punto più elevato della catena montuosa di Bogdkhan Uul, che sovrasta l'orizzonte di Ulaan Baatar. I mesi da giugno a settembre sono quelli più indicati per visitare la zona, previo il rilascio di un permesso che potrete richiedere all'ingresso principale del Parco Nazionale Bogdkhan, circa 15 km a sud di Ulaan Baatar.Per raggiungere il Tsetseegum, il percorso più facile è quello denominato Manzshir Khiid, che parte dal versante meridionale della montagna. Lungo il tragitto si aprono ampie distese verdi e campi disseminati di massi e ovoos (mucchi di pietre lasciate come dono votivo agli dei). Il sentiero Zaisan, quello più panoramico ma anche il più impegnativo, comporta sei ore di cammino sia per l'andata sia per il ritorno, attraverso percorsi scoscesi tra massi in equilibrio piuttosto precario. Qualunque percorso scegliate, sempre forniti di regolare permesso, ricordatevi di portare abbondanti scorte d'acqua e di cibo, oltre a pesanti indumenti invernali: anche in estate, si scatenano spesso inaspettatati e improvvisi temporali accompagnati da folate di vento gelido.
Riserva Naturale Khustain Nuur
La riserva naturale del Khustain Nuuru venne istituita nel 1993 per salvaguardare i cavalli selvaggi mongoli, chiamati takhi, e le steppe in cui vivono. Il takhi è forse il simbolo più noto ed emblematico dell'originale e variegata fauna della Mongolia. Noto anche come cavallo di Przewalski (dal nome di un esploratore polacco che per primo se ne interessò), il takhi era solito vagabondare per la campagna in grandi branchi. I bracconieri a caccia delle loro carni e l'impoverimento dei pascoli dovuto all'eccessiva attività agricola, determinarono negli anni '60 la quasi totale estinzione della specie equina. Nei primi anni '90, con l'appoggio di gruppi ambientalisti internazionali, fu possibile reintrodurre numerosi capi di takhi in aree protette specificamente designate allo scopo, vale a dire nei 90.000 ettari del Khurstain Nuure e nelle zone a sud del Gobi. Nel parco e in altre zone selvatiche del paese vivono attualmente circa 200 capi di takhi.La riserva naturale si trova circa 100 km a sud-ovest della capitale. È più semplice intraprendere il viaggio per Khustain partendo da Zuunmod, 40 km a sud di Ulaan Baatar. Da Ulaan Baatar partono ogni giorno diversi autobus, minibus e taxi collettivi diretti a Zuunmod dove, per raggiungere la riserva, dovrete prendere una jeep.
Kharkhorin (Karakorum)
Nel 1220, Genghis Khan decise di edificare la capitale del suo vasto impero mongolo a Karakorum. Dopo la morte del sovrano, la città fu completata da suo figlio Ogedai Khan, ma ricoprì il ruolo di capitale solo per 40 anni, quando Kublai Khan decise di trasferirla nell'odierna Pechino. Subito dopo il trasferimento, che causò il declino dell'impero mongolo, Karakorum venne abbandonata e, in seguito, distrutta da orde di soldati mancesi. Quel che rimase fu utilizzato nel XVI secolo per costruire il monastero Erdene Zuu, che a sua volta fu distrutto durante l'epoca delle purghe staliniane. La moderna e desolata città di Kharkhorin venne costruita sulle rovine dell'antica capitale.La costruzione del monastero Erdene Zuu (cento tesori), il primo centro buddhista in Mongolia, ebbe inizio nel 1586 e fu completata solo 300 anni più tardi. Comprendeva da 60 a 100 templi e circa 300 ger e, nei periodi di piena attività, il complesso era in grado di ospitare fino a 100 monaci. Come successe a Karakorum, il monastero fu prima abbandonato e poi saccheggiato dagli invasori mancesi. I criminali stalinisti risparmiarono solo tre dei templi del monastero e uccisero un imprecisato numero di monaci. Il monastero rimase chiuso fino al 1965, anno in cui il governo ne permise la riapertura come museo, ma non come luogo di culto. Solo con la caduta del comunismo il monastero riprese le sue attività religiose.
Oggi Erdene Zuu conserva ancora gran parte dei suoi antichi splendori. I tre templi del complesso, circondati da una possente cinta muraria, sono dedicati alle tre fasi della vita del Buddha: l'infanzia, l'adolescenza e la maturità. Il tempio centrale, quello più importante, è chiamato Zuu di Buddha, e contiene due statue di Buddha fanciullo. Fuori dalle mura del monastero si trovano due "tartarughe di pietra". In passato, quattro sculture come queste segnavano il confine dell'antica Karakorum. Piuttosto curiosa è la roccia fallica nascosta in una valletta tra le colline a ridosso del monastero, a circa mezz'ora di cammino. Secondo la tradizione locale, tutte le donne che visitano la roccia devono avere un rapporto sessuale entro le 24 ore successive.
Kharkhorin si trova 370 km a sud-ovest della capitale. Tra luglio e settembre, dall'aeroporto di Ulaan Baatar partono ogni settimana diversi voli diretti qui. Nel resto dell'anno, il collegamento per la capitale è garantito ogni settimana da diverse corse di autobus che raggiugnono la città in 7-8 ore.
Khövsgöl Nuur
Provate a immaginate un lago alpino di 2760 kmq, con un'acqua così pura da poterla bere. Aggiungetevi una dozzina di montagne alte 2000 m, fitte pinete e verdi vallate su cui pascolano yak e cavalli e otterrete una vaga immagine di Khövsgöl Nuur, il luogo più incantevole della Mongolia, così bello da mozzare il fiato. Si tratta del lago più profondo dell'Asia centrale, nonché la quattordicesima fonte di acqua dolce per grandezza del mondo. Il lago, situato lungo il confine russo, viene chiamato con l'appellativo di "madre" dalla popolazione locale, che lo considera sacro. Le sue acque sono ricche di pesci e lungo le sue sponde vivono pecore, stambecchi, orsi, alci e oltre 200 specie di uccelli. Intorno al lago si aprono diverse caverne, piuttosto difficili da trovare senza la guida. Tre diverse popolazioni vivono nell'area: i mongoli darkhad, i burysats e i tsaatan.Il lago ha ben 90 immissari ma un solo emissario, il fiume Egiin Gol che sfocia poi nel lago Baikal, in Siberia. In inverno, Khövsgöl Nuur è completamente ghiacciato, permettendo così il passaggio delle enormi autocisterne piene di carburante provenienti dalla Siberia. Nei periodi più caldi è possibile visitare il lago con il kayak, oppure compiere bellissime passeggiate a piedi, a cavallo o in groppa a uno yak.
È possibile raggiungere il confine meridionale di Khövsgöl Nuur, circa 775 km a nord-ovest di Ulaan Baatar, con alcuni voli saltuari, con l'autobus o con la jeep. Il periodo migliore per visitare la zona è la primavera (aprile o maggio), anche se fa ancora freddo e c'è il rischio di trovare il lago ghiacciato. I mesi estivi sono i più caldi ma anche i più affollati. Per visitare il lago è necessario richiedere un permesso, che potrete ottenere presso la cittadina di Khatgal, sulla strada principale del Parco Nazionale Khövsgöl Nuur, alcuni chilometri prima dell'ingresso meridionale.
Articoli correlati

I migliori piaceri proibiti in viaggioChi non ama concedersi qualche vizio, di tanto in tanto o molto spesso? Ecco una guida ai migliori piaceri proibiti del viaggiatore.Leggi l'articolo completo >

Fuga dal lunedì. Cinque salti indietro nel tempoQuesta volta per aiutarti a evadere abbiamo sparso la voce tra viaggiatori d'eccezione. Se ti alletta l'idea di girare il mondo in compagnia di Phileas Fogg, Marco Polo e Genghis Khan, segui i consigli che ci hanno dato in questo articolo.Leggi l'articolo completo >
Forum - Mongolia - Idee e consigli dai viaggiatori
Viaggio in mongolia tra gli tsataanGennaio 2012
Mongolia, in viaggio da solaAprile 2011
Consigli per viaggio a cavallo in mongoliaAprile 2010
Viaggi in mongolia 2010Febbraio 2010
Mongolia: il rientro...Novembre 2009








