Kazakistan:

    Storia

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    La storia documentata dell'Asia centrale comincia nel VI secolo a.C., quando l'impero achemenide di Persia dominava i territori che si estendevano al di là del fiume Amu-Darya. Nel 330 a.C. Alessandro Magno condusse il suo esercito alla vittoria contro l'ultimo imperatore achemenide e nel 328 raggiunse Kabul e l'Hindu Kush. In seguito al breve periodo in cui l'Asia centrale venne dominata da Alessandro Magno, la regione vide un aumento degli scambi culturali con l'Europa. Gli stati ellenici che seguirono diffusero i valori estetici del mondo classico all'interno dell'Asia, mentre gli scambi commerciali consentirono a prodotti come le noci di arrivare in Europa.

    Nessuno sa esattamente quando il finissimo e 'sensuale' tessuto di seta, ottenuto dal bozzolo del baco Bombyx, raggiunse per la prima volta l'Occidente dalla Cina. Anche dopo che il segreto della sericoltura venne importato in Europa, i produttori cinesi mantennero il vantaggio di secoli di tradizione e l'alta domanda del tessuto vide lo sviluppo del commercio sul percorso che venne chiamato Via della Seta (in realtà una rete di piste per le carovane, piuttosto che una strada unica).

    In Asia centrale, per un migliaio di anni dopo la nascita di Cristo, il potere passò dalle orde di nomadi alle civiltà stanziali della periferia dell'Eurasia. Furono i cavalli, più che la seta, ad avere una grande influenza sugli eventi che si susseguirono nella regione, capace di sfamarne milioni grazie alle sue praterie. Gli arcieri a cavallo erano la forza militare più potente. Questo fu un periodo di scorribande: unni, turchi occidentali, arabi e cinesi si avventurarono nella zona.

    Dal 1219 le orde di mongoli, sotto la guida di Gengis Khan, conquistarono gran parte dell'Eurasia. I danni inflitti alla regione furono talmente gravi che le civiltà stanziali dell'Asia centrale non riuscirono a riprendersi fino al periodo della colonizzazione russa, circa 600 anni più tardi. Gengis Khan governò brutalmente, ma ebbe il merito di comprendere l'importanza dello sviluppo del commercio e delle comunicazioni. Egli istituì una rete di stazioni di guardia e di posta e diede un taglio alle imposte, in modo da incentivare le attività economiche. Le risultanti attività commerciali che si svilupparono lungo la Via della Seta fecero da sfondo a molti dei più famosi viaggiatori del Medioevo, tra cui Marco Polo.

    Le scissioni e le divisioni religiose che seguirono la morte di Gengis Khan portarono alla frammentazione dell'impero mongolo e all'ascesa al potere, alla fine del XIV secolo, del tiranno dei tiranni: Timur lo Zoppo, ovvero Tamerlano. Per la prima volta si assistette alla nascita dei kazaki come popolo distinto. I kazaki discendono dai mongoli, dai turchi e da altri popoli e la loro storia ebbe inizio con la fondazione dell'impero nomade più grande del mondo, che a nord si estendeva oltre il deserto e la steppa, a est e a ovest dello Syr-Darya e contava 200.000 cavalieri. La rovina dei kazaki venne dagli Oirat, un bellicoso popolo mongolo dalle mire espansionistiche che intorno al 1630 occupò il Kazakistan orientale, il Tian Shan e parte dello Xinjiang, dando vita all'impero zungariano. I kazaki vennero sconfitti ferocemente più volte, soprattutto tra il 1690 e il 1720. Questo 'Grande Disastro' li rese facile preda delle mire espansionistiche russe del XIX secolo.

    E poi arrivarono i bolscevichi, che rapidamente liberarono i popoli dell'Asia centrale da qualsiasi idea di autodeterminazione. Sebbene le dimostrazioni di malcontento fossero frequenti, queste venivano prontamente e ferocemente represse dai comunisti. Nel frattempo, un giovane turco carismatico chiamato Enver Pasha convinse Lenin che gli avrebbe servito l' Asia centrale e l' India su un vassoio d' argento se Lenin lo avesse aiutato a riprendere il controllo di ciò che era rimasto dell' Impero turco. In realtà Pasha aveva deciso di tradire Lenin e di formare e controllare uno stato pan-turco con al centro l'Asia centrale. Il governo di Mosca, con un potente esercito e alcune concessioni strategiche alla religione islamica, fece perdere a Pasha i suoi sostenitori e riprese il controllo della situazione.

    Le divisioni tribali tradizionali del Kazakistan (la Grande Orda a sud, l'Orda Media al centro e a nord-est e la Piccola Orda a ovest) vennero semplicemente ignorate dai sovietici, pur mantenendo una certa importanza per le identità sociali ed etniche. In effetti, la confusione delle nazionalità è una delle principali eredità lasciate dal governo sovietico. Quando negli anni '20 cominciarono a nascere le repubbliche del Kazak, Kirghiz, Tagik, Turkmen e Uzbek, ognuna di esse venne disegnata con cura, in modo da contenere alcune sacche di nazionalità diverse che da tempo reclamavano diritti su quelle terre. La geografia attuale dell'Asia centrale è il frutto di questa politica governativa.

    Il dominio sovietico in Asia centrale si basò su una serie di progetti assurdi: assimilare i gruppi etnici delle regioni, trasformare la steppa in una grande piantagione di cotone, usare il Kazakistan come zona di sperimentazione nucleare 'segreta' ecc.. Il disastro politico, economico, sociale ed ecologico che si ottenne con questi esperimenti dimostrò che le cinque repubbliche avevano ben poco da perdere quando, con il crollo dell'URSS nel 1991 causato da glasnost e perestroyka, dichiararono la loro indipendenza. Sempre nello stesso anno si unirono ad altri 11 stati che facevano parte dell'URSS per formare la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI).

    Oggi il Kazakistan è alle prese con il mercato libero e con un'entusiastica deregolamentazione che tende verso l'anarchia. Il presidente Nazarbayev, un ex comunista, impone le sue curiose idee sulla democrazia (indebolimento del parlamento, riforme costituzionali pratiche per consolidare su di sé il potere) in un paese che spera di diventare la prima potenza economica dell'Asia centrale. La schiacciante vittoria di Nazarbayev alle elezioni che si tennero all'inizio del 1999 fu aiutata dall'esclusione degli altri principali candidati per motivi futili come, ad esempio, il fatto che uno dei candidati rimasti basasse la campagna elettorale sulla sua abilità nel rompere i bicchieri a mani nude. In armonia con le molte novità, la capitale venne spostata da Alma-ata, situata a sud, ad Akmola, nel nord del paese, e venne poi ribattezzata Astana.

    Da quando è stata introdotta una nuova costituzione, nel 1995, Nazarbayev ha riadattato il sistema al fine di estendere il suo mandato (almeno fino al 2006), assicurarsi l'immunità a vita da ogni procedimento giudiziario nonché la permanenza in carica a vita come membro del consiglio di sicurezza di stato. Nel Kazakistan, essere al vertice comporta un considerevole potere sul destino delle immense riserve petrolifere del paese. Le autorità americane e svizzere stanno investigando sulle insinuazioni a riguardo di milioni di dollari provenienti dalle aziende petrolifere occidentali fatti convergere in conti bancari svizzeri collegati a Nazarbayev e a personaggi molto conosciuti del suo governo. Transparency International valuta il Kazakistan come uno dei paesi più corrotti del mondo. Sono stati rivolti contro i media indipendenti e l'opposizione soprusi quali l'arresto, il terrore, l'intimidazione, la coercizione, la censura, i processi giudiziari, le bustarelle, la cooptazione.



    Il petrolio kazako potrebbe ridurre la dipendenza dell'Occidente dall'Arabia Saudita. Nel maggio 2000 nel Mar Caspio, al largo del Kazakistan, è stato trovato un ricchissimo giacimento di petrolio. Nel novembre 2001 è stata inaugurata una conduttura che trasporta il petrolio dai campi di Tengiz al porto russo di Novorossiysk, sulle coste del Mar Nero. L'oleodotto, che si estende per 1.580 chilometri ed è stato ultimato all'inizio del 2002, ha una portata di 600.000 barili di petrolio al giorno. Inoltre il 18 settembre 2002 è stato inaugurato l'oleodotto che percorrendo 1.760 km collegherà Baku (in Azerbaijan), attraverso Tbilisi (in Georgia) con Ceyhan (sulla costa turca, punto d'arrivo del petrolio iracheno, rimasto praticamente inattivo dopo l'embargo conseguente alla guerra del Golfo). La cerimonia è stata poco più che il taglio di un nastro poiché i lavori veri e propri, condotti dal gigante britannico British Petroleum, cominceranno solo nel 2003 e l'oleodotto sarà completato per il 2005, quando inizierà a pompare petrolio al ritmo di un milione di barili al giorno. A partire dal 2005 esso potrà veicolare verso i mercati occidentali anche il petrolio proveniente dal giacimento di Kashagan, in Kazakistan, la più grande scoperta petrolifera degli ultimi trent'anni.

    Gli analisti concordano nel dire che la nuova rotta è stata scelta per ragioni strategiche più che commerciali. Una delle principali direttrici della politica estera americana negli ultimi dieci anni è stata quella di aiutare gli stati del Caspio a sfuggire alla dipendenza dalla Russia. E per anni Mosca ha fatto di tutto per impedire ai suoi piccoli vicini di sviluppare le loro risorse energetiche. Negli ambienti petroliferi internazionali è addirittura circolata l'ipotesi che le recenti minacce russe di bombardare la Georgia, per neutralizzare i ribelli ceceni che vi trovano rifugio, fossero in realtà dirette a impedire il decollo dell'oleodotto Baku-Ceyhan. E le reazioni ufficiali del Cremlino al lancio della nuova pipeline sono state gelide.

    Il Kazakistan, già membro della Eurasia Economic Community (insieme a Bielorussia, Russia, Kirghigistan e Tagikistan), ha sottoposto la propria candidatura alla WTO (l'organizzazione internazionale per il commercio) e aspetta a breve un verdetto (previsto a metà 2005).

    Tra i paesi della Comunità di Stati Indipendenti (CSI), il Kazakistan è l'unico ad aver mantenuto tassi di crescita economica elevati.

    Il Kazakistan, in cui territorio è occupato in prevalenza da una vasta distesa di steppa, gode del favore degli investitori internazionali, tanto da rientrare (secondo una classifica della Banca Mondiale) tra i dieci mercati mondiali più stabili e proficui per nuovi investimenti. Le perplessità riguardano la solidità strutturale di un'economia in apparenza così prospera.

    Alle elezioni del dicembre 2005, il presidente uscente, Nursultan Nazarbaev, ha ottenuto un nuovo mandato, con ampio margine di consenso.

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